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"Musei e castelli guidati da vecchi ora spazio ai giovani per l'arte del futuro"
ANTONELLA GAETA
21 aprile 2016 LA REPUBBLICA





«DI SOLITO, frequento il contempora-neo », premette. E di questo se ne sono ben accorti al Miart, la fiera d'arte contemporanea di Milano che, da quattro anni ha rilanciato a livello internazionale, e presto lo faranno gli utenti del Walker Art Center di Minneapolis, dove Vincenzo De Bellis, 38 anni da Castellana Grotte, è stato nominato curatore per le arti visive.

Uno sguardo all'affluenza dei musei e dei luoghi d'arte in Puglia?

«Direi che mi colpisce il dato più consistente, i 250 mila visitatori di Castel del Monte che non sono pochi in senso assoluto ma lo sono se consideriamo che la Puglia è una regione di successo, che viene raggiunta da un numero elevatissimo di persone e che di questi, una buona parte, soprattutto quelli che frequentano Murgia e Valle d'Itria, sono turisti culturalmente preparati ma non affatto invogliati a visitare musei e castelli».

Quali le ragioni.

«Posso dire, dal mio osservatorio esterno, che in questi anni si è fatta più comunicazione su trulli e masserie che sui beni culturali e non dico che sia stato sbagliato farla, anzi. Ma questo non è accaduto su musei e luoghi d'arte perché dipendono dal governo centrale, cosa che non agevola. La Puglia è stata comunicata molto bene attraverso il cinema, la musica, vuol dire che la Regione ha messo in opera negli anni una politica mirata, realizzata con fondi europei. Dunque, ha lavorato bene. Le Soprintendenze sono, invece, gestite da funzionari che sono spesso lì da 50 anni e ai quali è stato insegnato che la gestione di un bene è pura conservazione mentre adesso la gestione è pura comunicazione».

Problema generazionale, dunque?

«Credo che un ricambio sarebbe necessario ma non è reso possibile dal sistema dei concorsi. Un trentenne non vi si può neanche presentare, sarebbe sconfitto in partenza, non può competere con i titoli di persone molto adulte. Ma un giovane nella gestione di un bene secolare porterebbe mille idee. All'estero la gestione è affidata a loro, contemporanei del loro tempo, ne comprendono modi di comunicazione, mezzi».

Come interverrebbe?

«Va operata una scelta sui luoghi da valorizzare, non sono tutti uguali, ne basterebbero un paio e tutti gli altri ne trarrebbero giovamento, mettendosi in rete. Se fosse possibile, ma mi rendo conto che i funzionari statali devono seguire regole spesso punitive, occorrerebbe permettere a una grande marchio di investire con una campagna pubblicitaria che dia grande visibilità. Stesso discorso per le mostre blockbuster, creano evento. La gente riceve talmente tanti imput che non va in un luogo senza un motivo specifico. In Puglia vengo spesso con molti stranieri, li ho portati ad Egnazia ed è stato deprimente, perché non è facilmente fruibile, non sai che fare. Per rilanciare questi posti basterebbe affidarsi ai talenti rimasti in Puglia».

Si occupa del contemporaneo, parliamone.

«Il dato che mi colpisce di più è quello del Museo Pino Pascali con 5.000 visitatori, realtà che fa tanto per il contemporaneo ma è davvero troppo poco per risollevare la Puglia. È incredibile che nella regione più attiva, all'avanguardia del Sud, non si faccia niente per questo. In questi anni sono arrivate qui tantissime personalità del mondo dell'arte, sconcertate dal fatto che non accada nulla. Non si può solo conservare il passato, tra duecento anni cosa parlerà del nostro tempo, cosa costruirà significati, gli artisti hanno diritto di poterlo fare. La Regione potrebbe produrre contemporaneo, dare la spinta anche sulle arti visive. A furia di conservare la cultura del passato, rischiamo di non avere una cultura del futuro, di non creare genealogia culturale».



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