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Palazzina nel porto ex provveditore indagato per abuso
FRANCESCA RUSSI
27 aprile 2016 LA REPUBBLICA


Abusivismo edilizio ed inosservanza delle prescrizioni di tutela indiretta: reati previsti dal testo unico per l'edilizia e dal codice dei beni culturali. L'accusa è rivolta all'ex provveditore alle opere pubbliche di Puglia e Basilicata, Francesco Musci, che il 27 novembre 2013 diede avvio ai lavori di ampliamento degli uffici del provveditorato sul lungomare di Bari di fronte al castello Svevo. È la procura di Bari ad aprire una nuova inchiesta sul caso della palazzina in costruzione nell'area a verde recintata di corso De Tullio.

Una indagine bis con altri indagati e altri reati. Finora, infatti, l'unico fascicolo riguardava l'ex direttore regionale dei Beni culturali Ruggero Martines, l'ex soprintendente ai Beni architettonici e al paesaggio Nunzio Tomaiuoli e la funzionaria della soprintendenza Emilia Pellegrino accusati di concorso in abuso d'ufficio per aver firmato il via libera nel 2010 alla costruzione della palazzina in un'area sottoposta a vincolo con un decreto del 1930. Pur riconoscendo "la negligenza degli uffici della Sovrintendenza che hanno taciuto nella conferenza dei servizi dell'anno 2010 l'esistenza del vincolo culturale di tutela indiretta", i magistrati, l'aggiunto Lino Giorgio Bruno e il sostituto Baldo Pisani, hanno chiesto l'archiviazione per i tre funzionari.

Contestualmente, però, hanno aperto un nuovo fascicolo: l'ipotesi di reato è quella di abusivismo edilizio e nel registro degli indagati c'è Musci, rimasto in carica a Bari fino al 2014.

L'iscrizione nel registro delle notizie di reato risale al 26 febbraio scorso e inserisce tra le parti lese il Comune di Bari e il ministero dei Beni e delle Attività culturali. E proprio in virtù di questa ulteriore indagine il comitato Parco del Castello, attraverso l'avvocato Luigi Paccione, ha chiesto il sequestro preventivo del cantiere in cui sono tuttora in corso i lavori. «La polizia giudiziaria incaricata delle indagini – scrive Paccione nell'istanza depositata in via Nazariantz – ha accertato il carattere abusivo delle opere edilizie in corso perché ricadenti su area urbana sottoposta al violato vincolo ministeriale di tutela indiretta del Castello Medioevale di Bari». E a supporto della richiesta cita la relazione finale del consulente tecnico nominato dalla procura contenuta nella prima indagine. «Il consulente confermava la ricomprensione sia dell'originario edificio costruito negli anni '50 del ‘900, sia dell'intervento di ampliamento del detto preesistente edificio nell'area sottoposta a tutela indiretta». In poche parole sia il primo immobile costruito nel 1950 in barba al vincolo, sia, di conseguenza, il nuovo in cantiere sarebbero abusivi. «Non si può consentire impunemente di continuare i lavori» conclude Paccione che, con un esposto delle 37 associazioni che compongono il comitato, ha sollevato il caso in sede giudiziaria.

E poi c'è la sede politica. Il comitato continua nel pressing per ottenere l'apertura del giardino interno del provveditorato nell'ottica di realizzazione del parco del Castello, nonostante nei giorni scorsi dal ministero alle Infrastrutture sia arrivato lo stop perché quell'area serve per i parcheggi dei dipendenti. «Dove sta scritto che devono avere un parcheggio riservato? – sbotta Andrea Calò Guarnieri, del comitato – questa è un'altra violenza: loro con il parcheggio nell'area a verde e i nostri bambini a giocare tra lo smog delle auto». «Abbiamo un grosso problema sociale a Bari vecchia – aggiunge un'altra voce del comitato, Michele Fanelli - lo ha detto anche il parroco della Cattedrale, ci sono 80 bambini a rischio criminalità, pretendiamo il diritto a usare gli spazi e a darli ai nostri bambini perché di verde a Bari vecchia abbiamo solo il semaforo».



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