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Reggio Calabria, dal cantiere spunta una struttura antica: "Potrebbe riscrivere la storia della città"
di ALESSIA CANDITO
01 maggio 2016 LA REPUBBLICA



Archeologi e tecnici al lavoro, nessuno si sbilancia sulla datazione, forse precedente alla Roma imperiale. Ma per capirlo bisogna scavare ancora


PER ALCUNI è una tomba romana risalente al primo secolo dopo Cristo, per altri potrebbe essere addirittura precedente, di certo per l'intera città è stata una sorpresa. A Reggio Calabria, nella piazza del centro storico cittadino destinata a diventare sede di un enorme parcheggio interrato, sono bastati gli scavi preliminari a far emergere una struttura antica, sorprendentemente integra.

Alla soprintendenza dei beni culturali, che ha subito preso in mano il cantiere, nessuno si sbilancia. Archeologi e tecnici stanno lavorando con calma e prudenza per riportare alla luce gli antichi resti, mentre dal terreno emergono vasellame, monete e cocci che potrebbero aiutare il lavoro di datazione. Ma informalmente in tanti ammettono che si potrebbe trattare di una scoperta straordinaria, forse in grado di riscrivere anche parte della storia della città.

Quella zona, quasi alla fine del principale corso cittadino, secondo le antiche carte, era fuori dalle mura cittadine e sarebbe stata edificata solo in epoche più recenti. Ma la nuova scoperta potrebbe parzialmente stravolgere anche questa convinzione, che inizialmente ha condizionato le valutazioni dei tecnici. "È solo un'antica strada", dicevano, scettici. Ma è bastato un giorno di lavori per smentirli. Via via che gli scavi andavano in profondità, hanno iniziato ad emergere le mura di malta e mattoni, con tanto di alloggiamenti per l'antica copertura in marmo. Un lavoro raffinato, che ha resistito intatto a epoche e terremoti, e tuttora appare solido e compatto.

Qualcuno ha iniziato a parlare di un opificio di epoca aragonese o bizantina, altri di una struttura di epoca medioevale. Quando dal Comune hanno chiesto lumi, alla Sovrintendenza si sono limitati a dire "è troppo presto per fare ipotesi, bisogna scavare ancora". E sotto quegli strati di mattoni è emerso un basamento in pietra che ha costretto tutti a retrodatare ulteriormente l'epoca di costruzione della struttura.

Per Daniele Castrizio, docente di Numismatica all'università di Messina e membro del comitato scientifico di quel museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, che solo ieri ha riaperto i battenti dopo un decennio di scandali e oblio, si potrebbe trattare di una tomba della Roma imperiale. Nell'antica Reghion,
spiega il docente, vivevano anche discendenti della gens Julia, che a buon diritto avrebbero potuto pretendere una tomba così grande e lussuosa. D'altra parte, sostiene il professore, nei pressi dell'area del ritrovamento c'era un'antica necropoli, dunque potrebbero aver trovato spazio sepolture importanti, come quella di un generale o di un nobile.

Un'ipotesi che - quanto meno per adesso - nessuno dei tecnici chiamati a esaminare il sito ha confermato, mentre altri pensano addirittura che il nucleo centrale della struttura sia addirittura precedente. I romani - spiegano - potrebbero aver utilizzato lo scheletro di un edificio ancora più antico, trasformandolo in una struttura di servizio dell'antico porto. Interpretazioni che toccherà agli archeologi della soprintendenza vagliare con attenzione, anche alla luce dei reperti rinvenuti durante gli scavi. Dal terreno, sono progressivamente emersi piatti ancora integri, anfore, brocche e monete, tutte catalogate e portate via per essere studiate e datate, e che potrebbero rivelarsi preziose per capire a che epoca risalgano quelle mura.

Ma le sorprese che la Reggio sotterranea riserva potrebbero non essere finite. Nei prossimi giorni si continuerà a lavorare sia in quell'area, dove gli scavi dovrebbero arrivare fino a circa 8 metri, sia sul lato sud della piazza, dove verrà aperto un nuovo cantiere. "Siamo seduti su un tesoro - dice il sindaco Giuseppe
Falcomatà, che nei giorni scorsi ha personalmente visitato l'area - basta scavare tre metri e spunta fuori una meraviglia nascosta. Nel caso di piazza Garibaldi, sui cui bisogna ancora avere la certezza dell'epoca a cui sale il ritrovamento, siamo comunque di fronte ad un evento straordinario.

Da ciò che dicono gli esperti, infatti, quanto emerso si troverebbe al di fuori delle mura della antica città. Possiamo, quindi, riscrivere una parte importante di storia della nostra città e del nostro paese". Un tesoro che il Comune ha deciso di tutelare anche da eventuali "tombaroli". A vigilare ventiquattro ore su ventiquattro sul saggio archeologico ci sarà la polizia municipale, con il supporto della protezione civile. Ma con il passare dei giorni, tutta la città ha progressivamente "adottato" l'area, visitata regolarmente da scolaresche e anziani,
famiglie che decidono di allungare la tradizionale passeggiata sul corso cittadino e studenti. "Reggio - dice un professore in pensione che ha seguito tutti i lavori di scavo da un buco nella recinzione - ha bisogno del suo passato per ritrovare la voglia di costruire il proprio futuro"



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