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L'arte a Livorno durante gli anni dell'occupazione napoleonica
29 aprile 2016 IL TIRRENO



LIVORNO L'arte a Livorno durante l'occupazione napoleonica sarà il tema della conferenza in programma venerdì 29 aprile (ore 18) presso lo Yacht Club di Livorno (Molo Mediceo) con un'iniziativa dell'Agenzia culturale Logos che vedrà gli interventi dell'architetto Riccardo Ciorli e della prof. Maria Teresa Lazzarini. Dopo quasi due secoli dalla scomparsa di Napoleone (5 maggio 1821) torna ancora la domanda posta dal Manzoni nella sua celebre poesia dedicata all'Imperatore francese: "Fu vera gloria?" Guardando all'occupazione francese di Livorno (1799), e più in generale alla dominazione napoleonica in Italia, vanno viste in positivo le profonde riforme come l'istituzione delle prefetture e dell'anagrafe, oltre alla redazione del codice civile. Sul piano pratico però il blocco navale continentale voluto da Napoleone provocò gravi danni anche all'economia livornese, oltretutto con pesanti riflessi sulla produzione artigianale ed artistica locale già sviluppatasi con il governo lorenese. D'altro canto il flusso di reperti provenienti dall'Antico Egitto e destinati ai musei francesi suscitò un notevole interesse nel mondo culturale livornese. Fra gli aspetti discutibili dell'occupazione napoleonica in Italia troviamo inoltre il vasto trafugamento di opere d'arte da portare in Francia: un esempio eclatante è fornito dalla splendida tavola raffigurante l'Incoronazione della Vergine (un'opera del Vasari attualmente visibile nella chiesa di Santa Caterina, nella foto) prelevata dalla Cappellina di San Michele in Vaticano e trasportata a Livorno per essere imbarcata su una nave francese: forse troppo grande per essere trasportata indenne via mare l'opera fu messa all'asta e comprata dalla famiglia Filicchi che ne fece poi dono alla chiesa di Santa Caterina (il bozzetto del dipinto si trova al Louvre). Un analogo destino lo hanno avuto anche due altre opere del Vasari raffiguranti gli apostoli San Matteo e San Giovanni ora conservate nella chiesa di San Sebastiano. Non si sa invece che fine abbiano fatto i trofei bronzei posti alla base del monumento dei Quattro Mori: il generale Miollis, in ossequio alle istanze rivoluzionarie francesi, avrebbe voluto demolirlo, ma poi si contentò di sottrarne gli ornamenti che qualcuno sostiene si trovino al Louvre, magari racchiusi e dimenticati negli immensi depositi del museo parigino. Roberto Riu




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