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Roma. Capolavori privati aperti al pubblico
Lilli Garrone
Corriere della Sera - Roma 1/5/2016

La Scuola Romana da Donghi a Capogrossi, ma anche opere di Balla, Depero e Sironi. Le opere della collezione Cerasi trovano spazio nell’ex Ufficio d’igiene di via Merulana

Una collezione «unica», definita sempre con questo aggettivo dai critici d’arte. È quella di Claudio ed Elena Cerasi che 35 anni fa iniziarono ad acquistare pittura italiana della prima metà del Novecento e in particolare capolavori della Scuola Romana. Dai «Piccoli Saltimbanchi» di Antonio Donghi, alla «Pettinatrice» di Antonietta Raphael, dal «Ritratto di Primo Carnera» di Balla al «Ballo sul fiume» di Giuseppe Capogrossi e poi Pirandello, Mafai, Depero, Sironi, de Chirico, Casorati, Campigli, Funi, Martini, Capogrossi, Scipione, Cambellotti, Dottori e tanti altri. Una grande collezione privata che ha trovato negli anni il suo spazio in mostre, musei, cataloghi, pubblicazioni. Ma che presto (il programma è entro la fine di quest’anno) tutti, romani e visitatori della capitale, potranno ammirare in un Museo dedicato.

È in fase finale, infatti, nell’ex Ufficio d’igiene, all’angolo fra via Merulana e viale Manzoni, la realizzazione degli spazi destinati alla «Fondazione Claudio ed Elena Cerasi», una onlus senza scopo di lucro. Il restauro è in project financing, e prevede la ricostruzione e la gestione di questo palazzo dei primi del Novecento da parte della Sac, la Società appalti costruzioni, azienda cardine nell’edilizia civile che, fra l’altro, ha costruito il Maxxi. Era ormai un edificio in abbandono, un palazzo fatiscente che era stato in parte demolito, con solo un’ala un po’ più moderna: verrà così riportato al suo aspetto originario. Il progetto risale agli inizi del Duemila, quando fu approvato il piano di recupero: nel 2002 la Sac si è aggiudicata la gara; nel maggio del 2004 il via libera al piano da parte del consiglio comunale e nel luglio del 2004 la firma della convenzione per la realizzazione dell’opera. Ma i lavori hanno potuto iniziare - e in parte - solo nel novembre del 2014 per le molteplici difficoltà che ci sono state tra il Campidoglio e la Asl per liberare l’immobile ancora parzialmente occupato. La consegna definitiva nel marzo 2015 e adesso dopo un anno e mezzo di lavori l’inaugurazione prevista per la fine del 2016.

«Questa collezione a detta di tutti i tecnici - spiega con semplicità ed orgoglio Claudio Cerasi nel suo ufficio - è importante proprio perché “unitaria”. Al di là del valore delle singole opere è molto importante per questa sua caratteristica di comprendere opere italiane dei primi del Novecento, soprattutto dal 1920 al 1940, e della Scuola Romana. Così, proprio per mantenerla unita, dopo aver ricevuto l’approvazione dei nostri tre figli in una riunione di famiglia, io e mia moglie abbiamo deciso di costituire una Fondazione e di esporla al pubblico, perché tutti potessero vederla ed ammirarla».

L’accordo con il Comune di Roma è di 90 anni: prevede oltre al recupero dell’edificio, due anni di lavori, la gestione e il mantenimento per 88 anni dell’esposizione (circa mille metri quadri) oltre ad una parte ad uffici (circa settecento metri quadri). Nell’edificio potranno essere ospitate anche manifestazioni e mostre. Tutta la realizzazione dell’opera, circa 5 milioni e mezzo di euro, è a «spese nostre, essendo un project - spiega ancora Claudio Cerasi - Stiamo ricostruendo un palazzo che era ridotto ad uno scheletro, lo stiamo rifacendo totalmente, dalle scale ai pavimenti, al tetto, agli impianti agli infissi». E non nasconde la sua soddisfazione nell’aver potuto creare la Fondazione, la onlus, con sua moglie Elena: entrambi grandi cultori d’arte e di cinema l’hanno costruita con grande amore. «Ricordo - dice - quanto ci piaceva uno dei primi quadri acquistati, I Piccoli Saltimbanchi di Donghi. L’avevamo appeso e lo guardavamo ammirati con i suoi allegri colori. Oppure, ecco, questo dipinto di Balla del 1933, il ritratto di Primo Carnera quando vinse il campionato del mondo, con questa rete che crea come una nebbia. Quando l’ho portato a casa il retro era tutto bianco, ma quando la tavola è stata ripulita dalla tempera è venuto fuori un Futur- Balla, lo studio di una bottiglia di profumo, che vale quasi più dell’altro... Subito dopo il Ballo sul Tevere di Capogrossi...e poi abbiamo proseguito, sempre con grande passione».



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