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Felicori: «Voglio portare nella Reggia il corno rosso di Lello Esposito»
Angelo Agrippa
Corriere del Mezzogiorno 1/5/2016

Il direttore del monumento vanvitelliano: vedrei bene l’opera nei Giardini della Flora

NAPOLI. Il corno rosso della discordia dell’artista napoletano Lello Esposito potrebbe risorgere in tutta la sua dissacrante verticalità e tornare non davanti alla Reggia di Caserta, ma addirittura in uno dei suoi spazi interni. A proporlo è il direttore del monumento vanvitelliano, il bolognese Mauro Felicori. Quell’amuleto gigante plasmato e trasformato in opera d’arte e dal titolo più che profetico («Good luck, Caserta») potrebbe, dunque, rivivere, benché sia riuscito a propiziare una sorte migliore alla città che lo ospitò, ma non a se stesso.

«Il corno rosso di tredici metri che allestii davanti alla Reggia borbonica — ricorda il suo autore — ha portato tanta fortuna alla città vanvitelliana. Oggi con il nuovo direttore della Reggia, Felicori, sono tornati i turisti e si assapora il profumo di un rinascimento. Peccato, invece, per la mia opera che giace abbandonata. Eppure, il clamore che suscitò ha dimostrato che oggi non vi è nulla di più contemporaneo dei segni della tradizione e della nostra cultura identitaria. Risollevare il corno e farlo rivivere sarebbe, comunque, un modo per evitare uno spreco».

L’opera di Esposito costò settantamila euro. Rimase poco più di un mese davanti alla facciata principale della Reggia, tanto da assorbirne il fascino, ma finendo per restituire, grazie allo scandalo, una dirompente forza attrattiva all’intero edificio borbonico. C’è chi nella provocazione vi lesse un oltraggio alla purezza dell’Arte e chi, viceversa, la premessa di un riscatto non solo mediatico. In verità, il corno rosso fu investito da una furiosa ventata misoneista. E sotto i colpi delle polemiche svanì prima la sua magia (per la quale i turisti e le coppie di sposini quasi preferivano farsi immortalare all’ombra della scultura piuttosto che tra i fregi e sul maestoso scalone del Palazzo reale) e poi il suo sfacciato profilo priapesco. Il 13 dicembre 2013 l’allora ministro per i Beni culturali, Massimo Bray, sorpreso da critiche e accuse, ordinò la rimozione dell’installazione, che avvenne appena dopo le festività natalizie, e da allora la scultura giace stesa in orizzontale, esposta alle intemperie, in uno spiazzo dell’area industriale di Caserta.

Adesso, raccogliendo l’appello dello scultore Lello Esposito, è proprio il direttore della Reggia, Felicori, a fare un passo avanti: «Ho sentito tanto parlare di questo corno, ho letto della disputa con la Soprintendenza di allora. Non ho le competenze per giudicare la qualità dell’opera e non posso esprimermi più di tanto poiché non ne sono neanche proprietario, ma sono tuttavia convinto dell’importanza rappresentata da quell’installazione, per il periodo in cui è stata giocosamente esposta. Se la città fosse d’accordo, così come la proprietà e l’autore, io la vedrei bene rimontata nei Giardini della Flora: spazio di osmosi tra la Reggia e Caserta». Oppure? «Non so, anche nel chiostro di Sant’Agostino, dove tuttora esiste una collezione di Arte contemporanea. Può diventare punto qualificante di uno spazio cittadino. Del resto — aggiunge Felicori — Cattelan ha proposto operazioni artistiche della stessa portata e il successo conseguito è stato straordinario. So bene che il corno rosso è un simbolo tipico della cultura tradizionale napoletana e attorno ad esso auspicherei un’attenzione generale da parte di antropologi culturali, esperti, critici e storici dell’arte per una sua serena rivalutazione».

Insomma, la poetica del corno rosso di Lello Esposito, probabilmente, non si è esaurita tre anni fa, sommersa dal fuoco delle divisioni. Ma sopravvive persino nel ricordo, tanto che una pagina Facebook dedicata all’opera d’arte continua a segnalare proteste e a raccogliere opinioni. Mentre oggi si intravede la concreta possibilità di restituirle nuova vita. Orgogliosamente eretta.



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