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Squillo di trombe per i beni culturali ma sono solo parole
Vittorio Emiliani
Fatto Quotidiano, 05/05/2016

Le trombe squillano senza posa per sottolineare gli sforzi straordinari che, a parole, il governo Renzi e il ministro Franceschini fanno per i Beni culturali. Malgrado ciò si denuncia una "Emergenza Cultura" e si indice un convegno venerdì pomeriggio al Centro Congressi di via Cavour a Roma e una grande marcia di protesta per la mattina seguente, dalle ore 11 a piazza della Repubblica per arrivare a piazza Barberini. Organizzano i due eventi numerose associazioni e comitati per la difesa dell'articolo 9 della Costituzione ("La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione"). Perché?

Perché il tanto reclamizzato 27% di incremento degli stanziamenti nel bilancio dei Beni Culturali 2016 è soltanto un recupero del recente passato. Nel 2015 lo stesso governo Renzi-Franceschini aveva stanziato una delle cifre più basse dell'ultimo quindicennio, attorno a 1 miliardo e 600 milioni, cioè molto meno degli anni funesti dei tagli inferti dai vari Bondi e Galan. Quindi si tratta soprattutto di una "riparazione".

Con poco più di 2 miliardi di euro il governo Renzi riporta infatti lo stanziamento complessivo alla quota di quindici-sedici anni fa e cioè ai governi Prodi-D'Alema-Amato. Con alcune differenze però: 1) a quell'epoca i fondi destinati alla promozione e valorizzazione del turismo rientravano nel bilancio della Presidenza del Consiglio, mentre oggi sono a carico del MiBACT; 2) ci sono comunque quindici anni di inflazione da scontare, bassa fin che si vuole e però da considerare. Inoltre, nel 2000 la spesa generale dello Stato era inferiore in cifra assoluta a quella attuale. Per cui i 2 miliardi 102 milioni previsti quell'anno nel bilancio del governo rappresentavano quasi lo 0,40 % del bilancio dello Stato, mentre oggi ne costituiranno, ben che vada, lo 0,25. Nel 2014 si era toccato il fondo con lo 0,19 %, cioè la metà - come incidenza sul bilancio generale dello Stato - della quota del 2000. Come si vede c'è ancora un bel po' da fare per recuperare quanto meno i livelli dei governi di centrosinistra del 2000. Altro che vantarsi di quel 27% di incremento!

Denari in più che rischiano - come i fondi europei destinati a progetti speciali, tutti da accertare - di tradursi non in opere bensì in residui passivi, sempre alti in questo settore. Perché? Perché negli ultimi anni non fa che ridursi il numero dei tecnici delle Soprintendenze, i quali progettano restauri, recuperi, interventi vari o che sono incaricati di controllare da vicino l'attività dei privati e degli enti locali. Il numero complessivo di archeologi, architetti, storici dell'arte, archivisti e bibliotecari di Stato è sceso infatti nel 2015 a 2888 unità per tutta Italia rattrappendosi di un altro 8%. Una miseria poi la quota di tecnici trentenni: 7,5% per gli archeologi, 5,7 per gli architetti, 1,8 per gli storici dell'arte, 0,6 per gli archivisti e addirittura 0,1 per i bibliotecari! Difatti archivi e biblioteche rischiano di chiudere. Non rendono soldi, non fruttano tagli di nastri. Con buona pace di tanti trombettieri su stampa e tv. E non saranno certo le 500 assunzioni, una goccia nel mare, a colmare vuoti e inefficienze.

Ma ecco le 5 mosse con cui il governo ha sconvolto la macchina già ansimante del MiBACT: 1) scissa la valorizzazione dalla tutela puntando sulla prima per fare soldi; 2) enucleati 30 musei "di eccellenza" dando loro piena autonomia sperando che siano autosufficienti (compito impervio visto che lo stesso Louvre è passivo per 102 milioni, cioè per il 50%); 3) ribadito il micidiale "silenzio-assenso" se le Soprintendenze (oberate di lavoro e scarsissime di personale)non riescono a fornire un parere entro 90 giorni; 4) Soprintendenze di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio accorpate annullando le competenze specifiche; 5) accorpate e poi sottomesse all'autorità dei Prefetti. Il MiBACT si spacca in due: 1) una Agenzia turistico-commerciale, pubblico-privata, per la valorizzazione; 2) una rete di Sottoprefetture per la tutela gerarchicamente inferiori ai Prefetti. Incredibile.



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