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Dumas, Luigi XV e Garibaldi gli autografi che fanno Storia
EUGENIA NICOLOSI
04 maggio 2016 la repubblica





Ha un valore inestimabile l'archivio del professore Gabriele Arezzo di Trifiletti. Un patrimonio di lettere d'amore, corrispondenze d'affari, biglietti in codice che rappresenta un piccolo frammento di storia d'Italia e d'Europa, una storia di carta e inchiostro di cui si sente il profumo entrando nel suo appartamento sul parco della Favorita. Questi frammenti, una mescolanza di lettere ufficiali e segrete, sono stati scritti dalle più celebri mani del mondo, si va dalla corte di Versailles ai documenti della baronessa di Carini passando per le grandi casate aristocratiche siciliane.

Arezzo di Trifiletti conserva e cataloga le carte appartenute alla sua famiglia sin da quando era piccolo. Affascinato dai ghirigori delle calligrafie e dalle imponenti firme di sovrani, artisti, dive e statisti, non ha smesso di arricchire la straordinaria biblioteca finché, oggi, si riescono a contare migliaia e migliaia di fogli, biglietti, cartoline e perfino buste vuote. Circa 450, queste ultime, e portano tutte la firma del mittente: Giovanni Verga.

«Fu il regalo da parte di una zia, marchesa di Licata, che era sposatacon il fratello dello scrittore – racconta il professore – Quando aprii la scatola e vidi le buste non potevo credere che ne avessero bruciato il contenuto, per superstizione. Era la corrispondenza tra lo scrittore e il nipote Giovannino che, si dice, sia il reale autore di Storia di una Capinera. Proprio in quegli anni si scrivevano a vicenda del romanzo, non oso immaginare il valore scientifico che avrebbero quelle lettere».

Sono tantissimi i personaggi celebri i cui autografi figurano nella collezione, come Manzoni, Leopardi e Verdi. Di Gabriele d'Annunzio Trifiletti possiede il biglietto dell'hotel Cavour di Milano con cui il Vate raccomanda che il suo "Poema paradisiaco" venga consegnato al portatore dello stesso cartoncino. Di Tomasi di Lampedusa invece, ha acquisito un plico talmente corposo che non ha avuto ancora il tempo di studiarlo. «Tra corrispondenza privata e documenti di famiglia – afferma – troverò sicuramente qualche storia carina».

Testimonianze, scoop storici, curiosità e complotti che partono dal 1200 e che vengono alla luce a distanza di centinaia anni o forse mai, come il messaggio cifrato che Alexandre Dumas padre invia alla principessa di Buonfornello nel 1848. «Mi sono rivolto a investigatori, polizia, servizi segreti – racconta – ma è indecifrabile. Sicuramente era rivolto a Giuseppe Garibaldi». Restando in tema, incorniciata e appesa nell'anticamera dello studio c'è una lettera che Garibaldi scrisse da Caprera nel 1873 al "Carissimo Cozzi". Firmandosi "Vostro per la vita", il generale ringrazia il misterioso interlocutore per avergli portato "l'Album italiano" e gli chiede di comunicare «a tutti i fratelli del giornalismo italiano"l'idea di fare ricorso alla carabina.

Un altro mistero è l'ultima lettera che Cagliostro, avventuriero e mago palermitano, che scrisse dell'esilio a San Leo. Frasi apparentemente prive di senso, indirizzate a "Eccellenza", si alternano per una pagina intera. «Un linguaggio segreto che Balsamo adoperava per criptare i messaggi».

Ugualmente straordinario è il dispaccio reale dell'aprile 1749 in cui re Luigi XV parla dell'Italia. Nello stesso raccoglitore centinaia di altri documenti di corte redatti e autografati dai reali di mezza Europa, compresa Maria Antonietta. Era nella Torre del Tempio, prima di essere trasferita alla Conciergerie, che l'ultima regina dei francesi scriveva "Pitiè, Pitiè!" su ogni brandello di carta e stoffa o graffiava con le unghie le mattonelle per lanciare messaggi di speranza dalla finestra.

L'unico documento del quale si è disfatto, vendendolo a un privato, è stata una lettera aperta scritta dal bandito Salvatore Giuliano. «Ho dovuto – ammette – il fatto scottava troppo». Contiene clamorose accuse verso molti elementi della Democrazia cristiana. «Giuliano è dipinto come un pastore di Montelepre ma il manoscritto è molto ben redatto. Fu tutta una congiura farlo apparire come un analfabeta ».

Alcune esperienze hanno convinto Arezzo di Trifiletti a non prestare la sua collezione alle mostre. «Ad una mostra organizzata con la Soprintendenza ai beni cultirali sono stati rubati tre biglietti di Franca Florio, alla Fondazione Chiazzese le lettere di Francesco Crispi e Maria Antonietta e un'altra volta ancora l'orologio d'oro di Michele Amari. Chi è interessato può venire a consultare l'archivio qui».

Alla collezione si attinge per rivivere la storia e indagare sul nostro passato.

«Grazie agli appunti di viaggio dello storico e giornalista Vincenzo Mortillaro sappiamo che nel 1840 in Sicilia c'era un patrimonio artistico impressionante tra cui tre tele di Caravaggio e quattro di Van Dyck oggi finite chissà dove – spiega - I misteri si legano sempre al presente e le carte non mentono mai».




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