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CAMPANIA - Apollo è a casa dopo un viaggio in tre musei
di LARISA ALEMAGNA
06 maggio 2016 LA CITTà DI SALERNO


Il viaggio di Apollo, dio del Sole, alla conquista delle più importanti istituzioni museali nazionali ed internazionali fa tappa a Salerno. Torna al Museo archeologico provinciale la testa bronzea di Apollo, icona simbolo del complesso museale. L'opera, ritrovata nel 1930 tra le reti di pescatori salernitani, è stata successivamente collocata in uno spazio dedicato del Museo archeologico secondo il progetto dell'architetto Ezio De Felice che, negli anni Sessanta, vinse il premio Italia per la migliore realizzazione museale moderna ricavata da un edificio antico, il complesso monastico di San Benedetto a Salerno. L'Apollo bronzeo si distingue per il dinamismo plastico della torsione del capo e l'attenzione al dettaglio, che lo fanno ricondurre alla statuaria ellenistica, ma soprattutto per la ricerca della rappresentazione di uno stato d'animo: quel "canto di giovinezza risuscitata" che è riuscito a leggere nel volto del dio il poeta Giuseppe Ungaretti, quando, in uno dei suoi viaggi nel Mezzogiorno, ha avuto occasione di ammirare il reperto, dedicandogli i versi che tutti possono leggere nella sala del museo dedicata al culto di Apollo. Quest'opera è stata protagonista negli ultimi due anni di un viaggio straordinario. L'occasione si è presentata con la mostra itinerante internazionale "Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico", che ha visto l'esposizione di circa cinquanta sculture bronzee ed opere connesse, databili dal IV secolo a.c. al I secolo d.C., nei più importanti siti espositivi europei. Anche la testa bronzea di Apollo è stata scelta per entrare a far parte di questa esposizione, soprattutto grazie al lavoro incessante del team del Museo archeologico salernitano. Dai primi contatti con l'organizzazione della mostra nel 2013 l'evento è esploso con l'inaugurazione a marzo 2015. La curatrice Silvia Pacifico ha seguito l'opera in tutte le tappe di questo straordinario viaggio: la prima si è svolta a Firenze nella splendida cornice di Palazzo Strozzi, dove la Pacifico ha partecipato personalmente anche all'allestimento museale in stile minimalista ed essenziale. «La testa di Apollo – spiega Silvia Pacifico – è stata collocata nella sezione riservata alle divinità ed eroi ed ha avuto una parte centrale, unitamente alle altre opere dedicate alla divinità provenienti da Napoli. Il nostro Apollo ha avuto un forte impatto sulla mostra, basti pensare che anche un lounge bar nel cortile di Palazzo Strozzi è stato intitolato al dio. È stata un'emozione ed una sorpresa constatare il successo e la centralità dell'opera, che è piaciuta molto». Successivamente Apollo è partito per le altre due tappe americane. Va sottolineato che il Museo archeologico di Salerno è stato l'unico tra i tanti complessi nazionali ed internazionali partecipanti alla mostra, ad avere un'opera americana in prestito: un felino alato di epoca orientale che ha occupato, fino a poco tempo fa, il posto di Apollo. La seconda tappa è stata il Paul Getty Museum di Los Angeles. In aggiunta alla mostra, anche qui con uno spazio dedicato ad Apollo, si è tenuto il congresso internazionale sulla bronzistica, al quale la curatrice del Museo di Salerno ha partecipato personalmente. La terza tappa è stata la National Gallery of Art di Washington ed ha visto anche la partecipazione del presidente Mattarella che nel corso della sua visita alla mostra, ha espresso un particolare apprezzamento per la forte partecipazione del Sud, con Napoli ma soprattutto con Salerno che ha rappresentato un'assoluta novità all'interno dell'evento. «A Firenze, come del resto anche a Washington – spiega la curatrice Silvia Pacifico – c'è stato un approccio tecnico-scientifico espresso da un allestimento essenziale. A Los Angeles c'è più sensazionalismo e ricerca dello show, con un atteggiamento molto più plateale nel costruire l'evento. Anche dopo l'inaugurazione, ogni singola visita è costruita e vissuta come uno spettacolo». Anche in America Apollo ha avuto un forte impatto sul pubblico, soprattutto sui tanti giovani che gli hanno fatto visita e sui ragazzi delle scuole che hanno partecipato ad attività laboratoriali dedicate. Questo fine settimana, dunque, Apollo ritorna al Museo, ma solo per poco tempo perché ormai è un treno in corsa e sta già per ripartire: questa volta alla conquista dell'Oriente, in Cina, dove rimarrà circa un anno e mezzo per partecipare alla mostra "L'oro del Mediterraneo" presso i più importanti musei del territorio, a partire dall'Emperor Qinshihuang's Mausoleum Site Museum di Xi'an, dove è custodito il celebre Esercito di terracotta. «La partecipazione del nostro Apollo a questa importante mostra internazionale – spiega Giuseppe Ariano, presidente di "Fonderie culturali" che da diversi anni gestisce il Museo archeologico salernitano – ha dato un valore aggiunto non solo all'opera ma al museo stesso, che ha avuto occasione di farsi conoscere relazionandosi con un contesto internazionale e soprattutto di ritagliarsi un proprio ruolo anche nell'ambito della comunicazione e della promozione della cultura. Abbiamo affidato al nostro Apollo ed al museo stesso il ruolo di ambasciatore della cultura salernitana nel mondo». Oggi alle 17,30 è prevista al Museo archeologico (in via San Benedetto a Salerno) una serata speciale dedicata al ritorno di Apollo, durante la quale si potrà assistere al racconto del viaggio di Apollo ed avere delle anticipazioni sul prossimo tour in Cina, oltre alle suggestioni del mito raccontato dal professore Giovanni Ursino. Per concludere, un set musicale della cantante salernitana Denise Galdo. «Per tutti coloro che verranno a salutare Apollo – conclude Silvia Pacifico – ci sarà una sorpresa: un allestimento temporaneo che darà occasione di ammirare l'opera proprio come la hanno vista nel resto del mondo. Rispettando lo spirito dell'allestimento dell'architetto De Felice, prendiamo una licenza temporanea per proporre il nostro nuovo allestimento». «Mi ha molto colpita il fatto che i miei collaboratori che, come me, lavorano a stretto contatto con Apollo, mi hanno detto che è come se lo vedessero per la prima volta» conclude la curatrice Silvia Pacifico.



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