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PUGLIA - Emiliano attacca "Governo sordo noi, costretti alle assunzioni"
LELLO PARISE
01 giugno 2016 LA REPUBBLICA




L'INTERVISTA



«IL Petruzzelli potrebbe essere la Scala del Sud». Parla Michele Emiliano.

Per dieci anni come sindaco di Bari, era stato il presidente della fondazione lirico-sinfonica. In quei due lustri succede di tutto, governatore: a partire da 181 assunzioni a tempo determinato che adesso possono mandare in tilt la celebrata istituzione artistica.

«Io, presidente, non facevo le assunzioni. A scegliere era il sovrintendente. Nel momento in cui riaprì il teatro, avevamo una forza lavoro di venti-ventidue persone. Al direttore generale del ministero dei Beni culturali, Salvo Nastasi, avevamo chiesto l'autorizzazione a procedere con le assunzioni. Autorizzazione che, però, tardava a materializzarsi. Così siamo stati costretti ad andare avanti stipulando una serie di contratti a termine. Era una stagione pionieristica, quella».

Poi a Bari sbarca il commissario del governo, Carlo Fuortes, che appare intenzionato a cambiare il senso di marcia.

«Dal punto di vista del diritto del lavoro, la confusione era totale. Lo stesso governo approvò una legge secondo cui si vietavano le stabilizzazioni dei precedenti ingaggi».

La norma aveva effetto retroattivo.

«Proprio per questo avevamo il timore che fosse incostituzionale. Quella legge era un mostro giuridico: impediva di regolarizzare rapporti di lavoro ancorché erano stati maturati i requisiti per la stabilizzazione».

Come sarebbe stato possibile rimediare?

«Avvisai Fuortes che c'era una situazione molto pericolosa per le casse della Fondazione e scrissi una lettera, in questo senso».

Lettera morta?

«La Corte costituzionale conferma le nostre preoccupazioni gettando al macero la norma governativa, il cui intento era proprio quello di evitare le stabilizzazioni. E questo obbligò il commissario in pratica a duplicare tutto il personale attraverso i concorsi. Concorsi che, rammento a me stesso, prima erano stati bloccati dal governo».

Bloccati dal governo.

«Peraltro una parte di quei contratti fu firmata quando la Provincia amministrata da Francesco Schittulli ci negò la sua orchestra».

Il fatto è che tutti si ritrovano arruolati con in tasca, la tessera della Cgil.

«Era, la Cgil, il sindacato unico all'interno del Petruzzelli dall'epoca dell'amministrazione Di Cagno Abbrescia. Solo con l'arrivo di Fuortes cominciarono a comparire altre sigle sindacali».

La Fondazione, a quanto pare, aveva pure un avvocato di riferimento, e basta: Roberto Savino.

«Lo conosco da anni, è indiscutibilmente bravo, l'ho nominato nelle cause più importanti del comune di Bari, la Fondazione si è servita di lui perfino all'indomani della mia uscita di scena».

Era stato "benedetto" da Emiliano anche Vito Longo, l'ex direttore amministrativo beccato con la mazzetta in mano come filmano le telecamere degli investigatori.

«Ogni volta che ripenso a quelle immagini, concludo che nella vita può accadere qualunque cosa. Provo dolore e tristezza: non fatemi aggiungere niente di più».

Presidente Emiliano, la Fondazione rischia di affondare?

«Come stanno le cose, è debole perché scarsamente patrimonializzata: il governo non le ha affidato la proprietà del politeama, di cui è custode; i finanziamenti sono striminziti. La mia idea è di trasformarla in una Fondazione regionale. Potremmo avere, come alla Scala di Milano, più formazioni della stessa orchestra, e un gruppo di coristi, da mettere al servizio dei palcoscenici di tutta la Puglia. In questo modo la smettiamo di caricare tutti i costi sul Petruzzelli. La sfida che il governo lanciò alla Cgil, il sindacato l'ha vinta sul piano del diritto. Ma con la mia soluzione, gli esuberi non sarebbero tantissimi».

Questa si rivelerà la classica missione impossibile?

«Già di questa ipotesi, ho accennato al ministro Dario Franceschini. Rispetto al recente passato, tra Regione e Comune non ci sono problemi. L'obiettivo di chi squalifica la Fondazione è quello di scioglierla. Invece abbiamo l'occasione per farla rinascere».





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