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Asproni: "Con le mostre pop apriamo a un pubblico nuovo"
MARIACHIARA GIACOSA
01 giugno 2016 LA REPUBBLICA

QUALCUNO la chiama contaminazione, i più maligni parlano di «deriva pop», per Patrizia Asproni presidente della Fondazione Torino Musei è solo «una cosa che nel resto del mondo hanno capito da tempo e che qui invece desta scalpore, pur essendo del tutto normale».

Si tratta delle due mostre che aprono oggi a Torino, due "personali" poco artistiche, per i tradizionalisti: una dedicata alla diva, anzi alla donna, Marilyn Monroe, a Palazzo Madama fino al 19 settembre, e l'altra, "Nothing is real" fino a 2 ottobre al Museo d'Arte Orientale, un viaggio artistico, curato da Luca Beatrice, all'interno del viaggio, fisico, che i Beatles fecero in India nel 1968.

Due mostre che "sfruttano" icone di grande richiamo per il pubblico e promettono di attirare in città migliaia di visitatori, perché, sostiene Asproni «continua a essere fondamentale differenziare l'offerta, raggiungere pubblici differenti e portare all'interno dei musei anche chi normalmente non avrebbe immaginato di andarci. Chiunque sa chi è Marilyn - prosegue – e vale lo stesso discorso anche per i Beatles: non ci sono fratture tra le epoche, né generi che hanno più o meno titolo a entrare nei musei». Lo pensa anche il sindaco Piero Fassino, per cui «la mostra arricchisce il panorama culturale molto vasto e rende la città ancora più attrattiva».

La donna, battezzata Norma Jeane e diventata poi la diva per eccellenza, "abiterà" nella corte medievale di Palazzo Madama per tre mesi e mezzo. Ci sono gli abiti della diva – da quello indossato nella scena della grata del film di Billy Wilder "Quando la moglie è in vacanza" – la rubrica telefonica, i trucchi, le décolleté Swaroski di Salvatore Ferragamo di "Facciamo l'amore". E poi l'abito di una "musa" di Marilyn, Vivien Leigh, quello che la Rossella di Via col vento si avvolge addosso con le tende del salone della tenuta di Tara.

«Noi qui non raccontiamo la diva – spiega Asproni – ma la donna: era una manager, i suoi contratti di produzione lo confermano. Ha costruito da sola la sua carriera ». Non solo bomba sexy, insomma, ma anche una donna colta, con una biblioteca di 400 volumi e molti interessi. Non a caso, per la mostra è stata scelta una fotografia che ritrae l'attrice mentre legge un libro.

Secondo Asproni, Palazzo Madama è il luogo giusto per raccontare la storia e il mito di questa donna, nonostante qualche purista storca il naso. «E' il museo della femminilità e non c'è casa migliore di questa per una mostra su Marilyn: una donna straordinaria, anche se troppo audace, forse, per il suo tempo». Stessa tesi di Ted Stampfer, che oggi possiede la più grande collezione privata al mondo di memorabilia e oggetti appartenuti a Marilyn e ne ha portati a Torino 150.

Marylin è stata poi un'icona del costume e sottolinea Asproni, «Palazzo Madama ha una sezione dedicata all'atelier e al costume per cui questa esposizione si trova perfettamente inserita all'interno del museo». Così come accade pochi isolati più in là, dove i Beatles e la generation hippy sono sbarcati all'interno del Mao, il museo nato per raccontare arte orientale. E può sorprendere trovare copertine di vinili, disegni psichedelici, mappe stradali di Kathmandu e pipe per l'oppio, tra velluti ottomani, buddha giapponesi, vasellami e terracotte della Cina antica. Anche qui c'è il rischio di passare per "eretici"? «L'idea è straordinaria – racconta Asproni – ovvero far conoscere ai visitatori ciò che i Beatles scoprirono nel loro viaggio in India. E le "conseguenze" di quel viaggio sulla cultura europea. Chi entra a vedere la mostra guarda l'India con gli occhi dei Beatles e poi può salire al piano di sopra e ripetere la stessa esperienze dei Fab Four. A quel punto con il proprio sguardo».





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