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Giornata dell'ambiente, le aree protette non festeggiano
Grazia Francescato
The Huffington Post 5/6/2016

Figlie di un dio minore. Trascurate ed aggredite per decenni,le aree protette d'Italia hanno ben pochi motivi per festeggiare la Giornata Mondiale dell'Ambiente, che si celebra il 5 giugno e che quest'anno riceverà nel nostro paese meno attenzione del solito,vista la concomitanza con la tornata elettorale.

Invece è il momento di puntare i riflettori su questo patrimonio assai ragguardevole, che corre un grosso rischio. Sui nostri 24 Parchi Nazionali,che coprono ben 1,5 milioni di ettari (pari al 4,8% del territorio nazionale) e che includono 530 comuni dislocati in 18 regioni, ma soprattutto sono custodi di tesori di biodiversità ,pende infatti la spada di Damocle della controversa riforma della storica legge istitutiva, la 394/ 91,conquistata dopo decenni di battaglie di naturalisti e ambientalisti.

A ridar fiato ai periodici allarmi è una 'lettera aperta al WWF Italia",inviata qualche giorno fa all'Associazione,che si è sempre distinta per il rigore e la passione con cui ha difeso i parchi e la legge che ne regolamenta la governance, affinchè mantenga le sue posizioni, senza cedere alle sirene dei riformatori (in primis il relatore Massimo Caleo,senatore PD).

Accanto ai primi due firmatari e promotori dell'iniziativa, Giorgio Boscagli (già biologo del Parco Nazionale d'Abruzzo, Direttore del Parco Regionale Sirente Velino e del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi) e Francesco Mezzatesta (già Segretario Generale della Lipu e già Responsabile dei Verdi per i Parchi) figurano noti esponenti del mondo naturalista ed ambientalista,a cominciare dallo stesso 'padre' della 394, l'avvocato ed ex parlamentare Gianluigi Ceruti,affiancato da studiosi di rango,come l'illustre botanico Franco Pedrotti (già Presidente della Società Botanica Italiana) e da esperti come Sandro Lovari (Docente di Ecologia Comportamentale,Etologia e Gestione della Fauna dell'Università di Siena). Tra gli altri, ho sottoscritto anch'io (dato che sono stata Presidente del WWF Italia dal 1992 al 1998).

Nell'appello i firmatari elencano vari motivi di preoccupazione a riguardo delle modifiche proposte alla 394, su cui è in corso da tempo un arroventato dibattito. Per esempio, il rischio che venga alterato "il bilanciamento dei poteri tra l'interesse pubblico nazionale e quello locale,dando peso alle rivendicazioni
locali sia nella composizione degli organismi dirigenti sia nella nomina del direttore, che non verrà più nominato dal Ministro, ma sarà espressione di rappresentanze locali" Abbinata all'abolizione dell' Albo dei
Direttori dei Parchi,la modifica potrebbe portare ai vertici delle più importanti aree protette nostrane stuoli di personaggi di scarsi meriti , esperienze e competenze,ma ben ancorati agli interessi territoriali.

Altro punto dolente, l'introduzione delle royalties per i parchi che ospitano iniziative dannose per l'ambiente. " Se per esempio i petrolieri danno i soldi ai parchi in base al petrolio estratto, come potrà l'ente parco mantenere una sua indipendenza nei confronti di possibili impatti negativi ambientali ?" si
interrogano i promotori dell'appello.

Allarme (l'ennesimo!!) anche sul fronte della caccia: "Per quanto riguarda le zone dove poter praticare l'attività venatoria viene lasciata (se non addirittura peggiorata) l'indeterminatezza circa l'obbligo di costituzione di Aree Contigue (art, 32 della 394) degne di tale nome. Quella che infatti la fa da padrona è la parola "eventuale".

Ma gli ambientalisti non si limitano a rinnovare denunce e j'accuse. L'obiettivo principale è rilanciare con forza il ruolo,oggi appannato ,delle aree protette. Rilancio delineato nella CARTA DI FONTECCHIO,dal nome del paesino dell'aquilano dove nel giugno 2014 si sono ritrovate varie associazioni 'storiche' (CTS,FAI, Italia Nostra, Lipu,Mountain Wilderness, Federazione Pro Natura,TCI, WWF) per un incontro dal'emblematico titolo "Parchi capaci di futuro".

Presentata il 2 aprile di quest'anno, con la partecipazione non solo dello schieramento ambientalista,ma anche di costituzionalisti di rango come Stefano Rodotà (che ha ragionato sui parchi come' beni comuni') o di economisti come Stefano Sylos Labini (che ha indicato come trasformare l'utopia in un progetto attuabile) la Carta di Fontecchio vola dichiaratamente alto e vuole fare delle aree protette l'asse portante e la cabina di regia per le politiche ambientali del nostro paese, nel segno di una profonda 'conversione ecologica' dell'economia e della società.

"Le aree protette rischiano di tradire la propria missione e di restare ai margini se non sono in grado di guardare al futuro. E il futuro indica che oggi l'obiettivo fondamentale è salvare NON aree limitate di terra, ma la Terra nella sua totalità" rivendica Mountain Wilderness.

Propositi non a caso in sintonia con le conclusioni del Congresso Mondiale dei Parchi tenutosi a Sidney nel 2014 ,che ha elencato tre targets prioritari: Parchi- Valorizzare e conservare l'ambiente naturale; Persone- gestione e direzione efficace ed equo utilizzo delle risorse naturali;Pianeta: promuovere soluzioni alla sfide globali basate sulla natura.,

Utopia? Forse. Ma come profetizzava più di quaranta anni fa Aurelio Peccei,fondatore del Club di Roma e tra i promotori di un testo cult del movimento ambientalista internazionale " I limiti dello sviluppo" (autori i coniugi Dennis e Donnella Meadows del prestigioso MIT) apparso nel 1972 , "l'unico modo,oggi, per essere realisti è il coraggio dell'utopia".

http://www.huffingtonpost.it/grazia-francescato-/giornata-dellambientele-a_b_10292418.html


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