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Innovazione o rendita? Città d’arte al bivio
Silvia Ognibene
Corriere fiorentino 10/7/2016

Nel rapporto 2016 della fondazione Symbola il valore dell’industria culturale e le occasioni perse da Firenze e Pisa

Vivere di rendita o innovare? Uno snodo cruciale per la Toscana quando si parla del rapporto fra cultura e turismo. In realtà, se l’obiettivo da raggiungere è la sostenibilità del turismo, soprattutto nelle città d’arte, quella dell’innovazione è una strada obbligata.

I dati del rapporto 2016 di Unioncamere e Fondazione Symbola, dal titolo «L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi», in questo senso sono chiari. Il sistema produttivo culturale e creativo è un potente generatore di ricchezza e un attivatore importante di spesa turistica: produce il 6,1% della ricchezza nazionale, 89,7 miliardi di euro, secondo lo studio Symbola. «Inoltre la cultura ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8: in altri termini, per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,7 miliardi, quindi, ne “stimolano” altri 160,1, per arrivare a quei 249,8 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 17% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano» si legge nel rapporto. Oltre un terzo (il 37,5%) della spesa turistica in Italia è attivato dalla cultura.

Analizzando i dati relativi alla Toscana, si trova più di una sorpresa: Arezzo svetta nelle classifiche e Siena mostra di iniziare a digerire lo choc degli scandali bancari e a darsi un’identità nuova. La Toscana è ben posizionata per la contaminazione culturale e creativa di imprese attive in settori diversi, soprattutto relativi al made in Italy: ad esempio le ricadute del design sulle filiere produttive specializzate attive nei segmenti del lusso e della moda. Siena, Arezzo e Firenze occupano il terzo, quarto e quinto posto nella graduatoria del valore aggiunto prodotto dall’economia della cultura. Se si guarda, invece, ai posti di lavoro generati dalle professioni creative Firenze è solo ottava in classifica, Pisa e Siena sono fuori dalle prime venti posizioni e Arezzo è seconda a livello nazionale, subito dopo Milano che insieme a Roma è la vera locomotiva dell’industria culturale nazionale.

Prendendo come parametro il peso specifico della cultura sul totale dell’economia locale, si evidenzia la dinamica di Siena: nel giro di soli cinque anni è cresciuto del 2,72%, incremento che può essere attribuito quasi totalmente — secondo Symbola — al sistema culturale e creativo che prova a compensare la riduzione della capacità produttiva del sistema finanziario.

Anche Arezzo, altra vittima di un crack bancario che ha messo a dura prova l’identità della città oltre che il tessuto economico, ha visto crescere la quota di valore aggiunto sull’economia di oltre mezzo punto percentuale tra il 2011 e il 2015. Arezzo, inoltre, è tra le città italiane che ha orientato con maggiore incisività il proprio assetto economico verso le attività «creative driven», cioè quelle innescate dalle dinamiche culturali e creative.

Ed è interessante notare che l’investimento in attività culturali e creative, che a loro volta attivano l’altra potente leva dell’economia regionale, il turismo, sia stato più forte nelle città che hanno subito crisi profonde nei segmenti bancari, ovvero Siena e Arezzo. Se andiamo a guardare la classifica della spesa turistica attivata dalla cultura la Toscana è solo decima tra le regioni italiane, a livello comunale Firenze è ottava e Pisa non rientra fra le prime venti. Eppure il ruolo della cultura nel sistema economico locale colloca Firenze terza in Italia: significa che è ben attivo ma non ha l’effetto che potrebbe avere sui turisti, li spinge poco a mettere mano al portafogli. Anche Pisa ha aree di eccellenza, ma non fa delle produzioni culturali e creative una leva di sviluppo. Una conferma: i turisti si limitano a visitare la Torre Pendente, il David e la Cupola del Brunelleschi, così le città perdono una preziosa occasione.



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