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Formazione di eccellenza per i manager della cultura
Alfonso Andria
9 LUGLIO 2016 LA REPUBBLICA



Il presidente, senatore Alfonso Andria, svela i segreti del successo: "Riusciamo a lavorare sulla specializzazione di tutte le figure che si occupano di recupero, conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico"

Il senatore Alfonso Andria pensa al Centro Universitario Europeo per i Beni Culturai, che presiede, e immagina un futuro di sviluppo del territorio che parte proprio daN'immenso patrimonio materiale e immateriale che caratterizza la Campania. Il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali quando, perché e come è nato? "Il Centro nasce nel 1983 e a volerne la costituzione fu il Consiglio d'Europa, della cui Assemblea Parlamentare era all'epoca membro il Sen. Mario Valiante.

Grazie alla tenacia di quest'ultimo fu ottenuta la localizzazione della sede nel prestigioso compendio monumentale di Villa Rufolo a Ravello, pubblica proprietà dell'Ente Provinciale per il Turismo di Salerno, che con grande sensibilità concesse al Centro alcuni locali in comodato gratuito. Ho l'orgoglio di essere stato tra gli artefici di questa istituzione culturale e posso perciò dire che le ragioni del suo successo sono molteplici: in primo luogo l'idea di un Centro indirizzato alla formazione di terzo livello rivolta al personale addetto alla tutela, al recupero, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale. Il metodo di lavoro interdisciplinare indicato dal Comitato Scientifico, nel quale è ampiamente rappresentata la comunità accademica e specialistica internazionale; lo spirito di volontariato che caratterizza l'operato dei componenti gli Organi del Centro (Cda e Comitato scientifico) ed una piccola squadra, prevalentemente al femminile, che nel tempo è venuta formandosi e che lavora con alta professionalità garantendo efficacia di risultati; la costanza e la puntualità con cui mantiene il ritmo delle proprie iniziative formative e la realizzazione editoriale delle proprie pubblicazioni: sono questi i punti di forza sui quali abbiamo faticosamente costruito il successo del Centro e il suo 'accreditamento" nello scenario culturale nazionale ed internazionale.l destinatari delle attività formative e di ricerca sono laureati in discipline umanistiche e scientifiche, tecnici, ricercatori, professionisti, funzionari ed amministratori pubblici, questi ultimi in particolare preposti alla fruizione del patrimonio culturale. Circa il 60% dell'attività di ricerca è svolta nel quadro di programmi europei o internazionali, con istituzioni ed organismi internazionali. Infatti è proprio in questo ambito che il Centro sta sviluppando la propria attività. Tengo a precisare che, per scelta, le iniziative del Centro, si svolgono sempre in periodi di bassa stagione, recando perciò un contributo non trascurabile anche all'economia locale attraverso il gettito prodotto dalle giornate/presenza dei partecipanti alle varie iniziative". In quali attività il Centro è impegnato nella fase attuale? 'Le opportunità fornite dall'unione Europea e la densa rete di contatti a livello internazionale, costruita dal Centro fin dalla sua istituzione, hanno permesso la progettazione e la realizzazione di importanti attività formative e di ricerca. In particolare, nell'ultimo periodo, per il programma Enpi Cbcmed, il Centro sta portando avanti, come partner, il progetto FOP 'Future of our Past". Con tre diversi partenariati, poi, è attualmente protagonista anche in Erasmus Plus, programma europeo a supporto dell'istruzione, la formazione, gioventù e sport: 'Modify Maintaining Historic Buildings and Objects through Developing and Up-grading Individual Skills of Project Managers: Fostering European Heritage and Culture for Years to come"; Apheleia 'Integrated Cultural Landscape Management for Local and global sustainability" e Dyclam 'Dynamics of cultural landscapes and heritage management'. Si tratta in sostanza di attività di carattere formativo, volte all'elaborazione di nuove modelli di approccio didattico e quindi pienamente aderenti alla mission del Centro.Ma certamente l'iniziativa che ci rende più orgogliosi, e che è ormai in dirittura di arrivo, rientra nel programma Europa Creativa, ed è stata direttamente promossa dal Centro, in qualità di capofila: il progetto europeo 'Darts Digital Art and Storytei ling for Heritage Audience Development" uno dei 4 progetti italiani di cooperazione a piccola scala, finanziato da Europa Creativa nel 2014. Momento clou del progetto sono stati i concorsi internazionali di arte digitale e scrittura creativa incentrati su tre importanti monumenti europei: la Villa Rufolo di Ravello, il Corvin Castle in Transilvania e il Castello di Alden Biesen in Belgio.ll Centro si è molto occupato, inoltre, di un tema assai suggestivo quale il Paesaggio Culturale, forse perché é apparso quasi naturale che vi si dedicasse un'istituzione come la nostra, che ha fisicamente sede a Ravello e cioè in un luogo simbolo deH'innmaginario collettivo, in quella Costiera Amalfitana che l'Unesco, nel 1997, ha incluso nella propria lista del patrimonio culturale deH'umanità sotto la voce, appunto, dei 'paesaggi culturali". Peraltro il Centro è sfato chiamato a supportare gli enti locali ed in particolare la Comunità Montana dei Monti Lattari e la Soprintendenza per le Belle Arti ed il Paesaggio nella redazione del 'Piano di Gestione del sito Unesco della Costiera Amalfitana". Attualmente il Centro sta lavorando al progetto 'I paesaggi della Dieta Mediterranea. Culture, colture e tradizioni culinarie nei paesaggi della Campania", che prevede, tra l'altro, la produzione di un video su 'Immagini dai paesaggi della dieta mediterranea", con illustrazione dei luoghi che danno vita all'eccellenza agroalimentare della Campania'. Cosa si è fatto e cosa si può fare ancora per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali? 'Il Centro di Ravello, i tanti organismi e le istituzioni culturali italiani ed esteri con cui si onora di collaborare, credono fortemente nella capacità che una moderna politica culturale ha in sé come ispiratrice di un modello di sviluppo durevole, incentrato sulla valorizzazione dei talenti, sulla tutela del patrimonio culturale, sull'animazione delle città, sulla interpretazione di un nuovo modello di cittadinanza attiva che, dentro le comunità locali, esalti le competenze e gratifichi le buone pratiche.ln questo senso l'istituzione del programma nazionale «Città italiana della cultura » rappresenta per le nostre città un'occasione significativa di riqualificazione di intere zone urbane, di promozione di nuove filiere economiche legate alle industrie culturali e creative, di vera partecipazione dei cittadini per rinvigorire un'economia stagnante, migliorare la reputazione della città, stimolare e coinvolgere talenti creativi, attrarre investimenti, dare futuro alle Comunità.

Ma non basta, è necessario arrivare alle periferie, nei piccoli centri dell'interno, ricchi di edificati storici in cui sono presenti tracce minute, ma non meno importanti, della storia, della cultura e della identità locale. Da un decennio il Centro, in partenariato con Federculture, cura annualmente 'Ravello Lab-Colloqui internazionali", proprio perché individua la cultura come fattore di sviluppo sostenibile, basato sullo stimolo alla creatività e appunto - sulle identità culturali locali. Ritengo che la Campania abbia tanto da fare in proposito liberando le innumerevoli potenzialità non del tutto espresse. Organismi come il Centro di Ravello approfondiscono i temi e studiano soluzioni e metodologie utili a conseguire obiettivi concreti e nuove convenienze per i territori. Ma occorre che le Istituzioni concepiscano un disegno compiuto di politica culturale".





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