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Milano. Museo di storia contemporanea, la sede va trasferita in periferia
Giuseppe Delfino Rossi - Isabella Bossi Fedrigotti
Corriere della Sera - Milano 12/7/2016

Gentile signora Isabella Bossi Fedrigotti,

che fine ha fatto il Museo di Storia Contemporanea del Comune? Questo museo, inaugurato il 24 maggio 1935 come Museo della Guerra con sede in un’ala del Castello Sforzesco, poi ricollocato dopo la II Guerra mondiale presso il Museo del Risorgimento e finalmente, nel 1963, inaugurato dal presidente della Repubblica Antonio Segni come Museo di Storia Contemporanea nella sua definitiva sede di palazzo Morando in via Sant’Andrea, da ormai più di dieci anni è divenuto un museo fantasma. La collocazione a Palazzo Morando sarà divenuta meno «interessante» per il sorgere del «Quadrilatero della moda» che ha dato alla zona un taglio di nuova e diversa internazionalità. Questo comunque non deve far dimenticare più di cento anni di storia che dal Risorgimento proseguono sino ai nostri giorni, un centinaio d’anni nei quali la città di Milano è sempre stata sede di molti dei principali eventi della nostra vita nazionale. Milano, dove lo spirito risorgimentale ha sviluppato valori democratici e di riscatto sociale; Milano luogo della nascita del Fascismo, della Guerra Civile, città insignita della Medaglia d’Oro della Resistenza; Milano uno dei motori nazionali della Ricostruzione e del «boom economico» e della lotta al terrorismo: non può permettersi di dimenticare i documenti e gli oggetti che testimoniano la sua storia recente.

La nuova amministrazione deve impegnarsi a porre rimedio a questa situazione. Come punto di partenza si vogliono valorizzare le periferie... Quale occasione per trovare una sede al Museo! Proprio da quelle che un tempo erano vere periferie industriali, ma che ora stanno cambiando pelle in una città che vuole essere sempre più proiettata nel futuro, può ripartire il recupero della memoria: Lambrate, Gorla, Certosa, Bovisa, Rogoredo sono parte degli ultimi cento anni della città.
Giuseppe Delfino Rossi

Il fatto è, così a me sembra, che in generale sia la storia a interessare poco e ancora meno la storia recente. Non a caso anche il museo del Risorgimento se ne sta lì, bello e ricco, ma in una certa solitudine. Trasferire in periferia il Museo di Storia contemporanea sarebbe un gesto importante ai fini della promessa riqualificazione dei quartieri più distanti dal centro; tuttavia, per attirare visitatori, servirebbe secondo me anche un contenitore non banale, di forte richiamo. Mi domando, infatti, tanto per fare un esempio, quanti degli innumerevoli turisti d’arte sarebbero mai andati a Bilbao, centro lontanissimo dalla capitale, per vedere un museo se non ci fosse stata la molto speciale struttura del Guggenheim di Frank Gehry.
Isabella Bossi Fedrigotti



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