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Castelvecchio. Quadri rubati, pressing di Roma per il rientro
Lillo Aldegheri - Laura Tedesco
Corriere del Veneto - Verona 12/7/2016

E intanto il più giovane della banda parla col pm

Nel pomeriggio Tosi va a Palazzo Chigi per definire data e procedure per il ritorno delle tele in città. Nel frattempo l’ultimo dei malviventi moldavi fermati è stato trasferito nel carcere di Trento

VERONA. Potrebbe essere fissata questa sera la data precisa in cui le 17 opere d’arte trafugate a Castelvecchio la sera del 19 novembre scorso torneranno finalmente a Verona.

Nel pomeriggio di oggi, subito dopo la fine della riunione di giunta già fissata per le 14.30, il sindaco Flavio Tosi volerà infatti a Roma e si recherà direttamente a Palazzo Chigi. Da qui, assieme ad alcuni dei più stretti collaboratori del presidente del Consiglio Matteo Renzi e a rappresentanti del nostro mondo diplomatico, Tosi si rimetterà in contatto telefonico con esponenti del governo di Kiev, coi quali si dovrebbero finalmente concordare tutti i dettagli (giorno, ora, tipo di aereo da utilizzare) per la tanto sospirata restituzione dei 17 quadri rubati.

L’iniziativa è evidentemente collegata al colloquio di venerdì scorso, a Varsavia, nel corso del vertice della Nato, tra il premier italiano e il presidente ucraino Petro Poroshenko, ulteriore momento di quel pressing sulle autorità di Kiev per chiudere questa ormai estenuante vicenda.

Dopo quel colloquio, lo stesso Renzi aveva telefonato, sabato mattina, a Tosi, assicurandogli che Poroshenko si era detto d’accordo sulla necessità di stringere i tempi.

I quadri erano stati trafugati il 19 novembre scorso, ed erano stati ritrovati il 6 maggio in Ucraina (mentre stavano per essere portati in Cecenia, dove sarebbero probabilmente spariti per sempre dai radar). I quadri sono stati poi esposti nella capitale ucraina al museo Bodhan e Varvara Khanenko in una mostra dedicata ai «Tesori ritrovati dell’Italia», alla cui inaugurazione aveva partecipato lo stesso Tosi, che nell’occasione aveva consegnato al presidente ucraino anche la «contestata» cittadinanza onoraria di Verona (in realtà si è trattata di una mossa distensiva del sindaco, solo propedeutica al rientro dei quadri).

E ulteriori novità, nel frattempo, emergono anche sul fronte delle indagini. Dalla richiesta di giudizio immediato presentata venerdì dal pm Gennaro Ottaviano, infatti, si scopre che Anatolie Burlac junior , l’ultimo fermato, il più giovane della banda italo moldava (è nato nel 1987), è stato nel più stretto riserbo trasferito dalle carceri moldave alla casa circondariale di Trento.

Ed è stato qui che ha chiesto e ottenuto, alla presenza del proprio difensore Sara D’Agostino, di raccontare la propria verità al pm scaligero che conduce le indagini sul saccheggio dei quadri. In precedenza, invece, si era avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al gip Raffaele Ferraro e ora il contenuto dell’interrogatorio reso al pm potrebbe rivelarsi decisivo sia per il lavoro degli inquirenti che per il futuro giudiziario di Burlac jr . Ritenuto dagli investigatori implicato nel trasporto all’estero delle 17 saccheggiate da Verona e inseguito dal 12 marzo 2016 da un mandato di cattura europeo per i reati di rapina a mano armata e sequestro di persona, Burlac jr era stato individuato e bloccato all’alba del 6 maggio mentre tentava di lasciare la Romania da dove voleva entrare nella nativa Moldavia. Il problema, disse all’epoca il suo legale romeno, è che quello bloccato sarebbe stato il «Burlac» sbagliato: il mandato di cattura secondo la difesa pendeva su Anatolie Burlac padre, 55 anni, mentre in cella sarebbe finito suo figlio, Anatolie Burlac di 29 anni. Tutta colpa dell’omonimia, dunque, secondo la difesa: l’avvocato Liliana Bodrug, subito dopo l’interrogatorio del suo cliente in Moldavia, aveva dichiarato che «Quella ricercata è una persona più anziana, 55 anni anziché 29. In effetti si tratta di una coincidenza di nomi». Ancora: «Questo signore ha detto ai giudici che è innocente, e abbiamo anche dimostrato che al momento del furto il mio cliente si trovava in Moldavia». Il 6 maggio, Burlac era stato fermato dagli agenti alle 4.30, mentre cercava di oltrepassare la dogana ad Albita: da allora si trova in carcere, ma non più all’estero bensì a Trento. Oltre all’omonimia, c’è un altro dettaglio che - a parere della procura - unirebbe i due Anatolie Burlac: dalle carte dell’inchiesta, infatti, risulta che «Burlac (genitore, ndr ) può dirsi coinvolto nella commissione del fatto e nella successiva ricerca del trasporto fuori dall’Italia al pregevolissimo compendio artistico sottratto. Trasporto che poi- si legge negli atti dell’accusa - avverrà negli ultimi giorni del 2015. E in tal senso, infatti, la nota della polizia moldava conferma pienamente il quadro», mentre «risulta chiaro il coinvolgimento del figlio, posto che si trovava in Moldavia quando il padre lo chiama proprio facendo riferimento all’organizzazione del viaggio». Fatto sta che in carcere, finora, è rinchiuso solo il figlio: suo padre, infatti, risulta uno dei due super ricercati tuttora in fuga.



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