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Venezia. Allarme degli architetti: «Sui palazzi servono interventi reversibili»
Elisa Lorenzini
Corriere del Veneto 14/7/2016

Decalogo al Comune: all’Arsenale il recupero dei materiali

VENEZIA. L’elenco di richieste è lungo: si va dalle norme più flessibili per rispondere alle particolarità della città alle gare di progettazione per gli interventi come i pontili dei vaporetti, dallo stop ai progetti secretati per paura delle polemiche, a una legge speciale attenta ai temi della manutenzione e della rigenerazione urbana. In tutto sono dieci e a farle sono i 45 professionisti dell’Associazione degli architetti Veneziani, che ieri si sono riuniti in sala San Leonardo in occasione del 25° anniversario. A queste si aggiunge la proposta della presidente dell’Ordine degli architetti di Venezia Anna Buzzacchi che lancia all’amministrazione comunale l’idea di attivare un osservatorio con Comune e Soprintendenza per risolvere i problemi del quotidiano.

Gli architetti veneziani ieri hanno presentato un corposo documento firmato del membri del coordinamento dell’Associazione: Lorenzo Cucco, Odino Dell’Antonio, Massimo Bergamini, Matteo Pandolfo e Luciano Rosada , un pacchetto di proposte da cui partire per costruire la Venezia del futuro. Al centro c’è il tema del riuso degli edifici, dei materiali antichi, di oggetti ed elementi costruttivi. Gli interventi secondo gli architetti devono essere reversibili, il principio è quello di «progettare una casa nella casa», in modo che l’edificio in un più lontano futuro possa essere ripristinato. «Riusciremo a recuperare gli edifici per nuovi utilizzi nel futuro dopo le pesanti trasformazioni edilizie che si realizzano oggi?» domandano gli architetti. Per questo chiedono di mettere mano alle norme sulla classificazione tipologica degli edifici. Il riuso secondo gli architetti deve riguardare anche i materiali. «Ci sono vecchie pietre, mattoni, elementi metallici, porte e finestre anche antichi e ancora utilizzabili che vengono buttati in discarica, proponiamo di collocare in Arsenale nei capannoni a nord adiacenti all’ex gran fabbricato de le Sieghe di avviare un’attività di recupero e rigenerazione dei materiali edili». A preoccupare gli architetti ci sono la perdita di materia di cui è fatta la città, con la demolizione di travi antiche, pavimenti alla veneziana, elementi metallici, per importare materiali moderni, ma ci sono anche le vasche e fosse settiche in cemento che «vanno a manomettere delicati equilibri statici solo perché lo impongono le norme. La proposta è di ripristinare i vecchi collettori fognari ma anche limitare l’uso di detersivi». Secondo gli architetti infatti le colate di cemento hanno un effetto sull’abbassamento del terreno. Intanto anche Ca’ Farsetti ha pronta una sua idea di città del futuro. Si comincia dalle norme: entro l’anno sarà approvato il Regolamento edilizio già preparato dal commissario Zappalorto ma che fu «congelato» in attesa di una nuova giunta, per le proteste delle categorie. «La stesura è conclusa – annuncia l’assessore all’Urbanistica Massimiliano De Martin – su 83 articoli ne abbiamo cambiati 67 con le richieste dei portatori di interesse che abbiamo ascoltato dallo scorso autunno».

Intanto Ca’ Farsetti abbandona il progetto dell’ospedaletto dell’Ire a Santi Giovanni e Paolo: «Va rivisto e condiviso con i cittadini - spiega Simone Venturini assessore alla Coesione sociale - No a nuova edilizia popolare, serve un miglior uso di quella esistente. Punto fondamentale del nostro progetto di welfare sono le Ipab, saranno date case a canone calmierato a famiglie numerose e i fondi commerciali saranno destinati ad artigianato e attività di qualità».



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