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Castelvecchio. Quadri trafugati, il caso in Parlamento. E il Riesame scarcera l’autista della banda
A. C. La. Ted.
Corriere del Veneto - Verona 14/7/2016

Interrogazione di D’Arienzo. Da ieri sera è ai domiciliari un altro moldavo

VERONA. Non è ancora un intrigo internazionale, ma poco ci manca. L’ultima versione è che i quadri rubati a Castelvecchio e ritrovati in Ucraina torneranno a Verona «entro il mese di luglio» (come ha detto martedì il sindaco Tosi) ma i tentennamenti del presidente Petro Poroshenko rischiano di creare un piccolo caso diplomatico. Poroshenko, evidentemente per conquistarsi la massima visibilità, pretende che alla cerimonia della «restituzione» sia presente con lui anche il presidente del consiglio Matteo Renzi che, notoriamente, ha un’agenda piuttosto fitta. Per questo, il deputato del Partito democratico Vincenzo D’Arienzo ha deciso di portare il caso in Parlamento, con una interrogazione allo stesso Renzi, «affinché emergano tutti i dettagli di una vicenda che si è protratta oltremodo».

Quattro le questioni su cui l’esponente del Pd veronese chiede chiarezza. Primo, le ragioni per cui i quadri, a due mesi dal ritrovamento,e oggi «detenuti senza titolo non sono stati ancora restituiti», nonostante tutte le carinerie dimostrate verso Kiev. A tal proposito, la seconda questione è se il governo abbia o meno condiviso il percorso che ha portato a insignire il premier ucraino della cittadinanza onoraria di Verona. Poi, «se vi sono e quali sono le eventuali condizioni che l’Ucraina ha posto per la restituzione di ciò che non è suo». E infine, «cosa intende fare il Governo Italiano se si verificasse il mancato rispetto degli impegni presi dall’Ucraina».

E intanto, sul fronte giudiziario, le indagini sono sfociate nel tardo pomeriggio di ieri in una nuova svolta: torna infatti a casa ed esce dal carcere dopo 4 mesi esatti di detenzione Victor Potinga, uno dei sette moldavi fermati a metà marzo 2016 con l’accusa di rapina a mano armata. Difeso dall’avvocato Emanuele Luppi, infatti, Potinga ha ottenuto gli arresti domiciliari dai giudici del Tribunale del Riesame di Venezia. Una decisione , quella scattata ieri dalla laguna, che giunge dopo che per ben tre volte (sia dal Riesame che dall’Ufficio gip di Verona) era stata negata l’attenuazione della misura cautelare a Potinga, considerato dal pm Gennaro Ottaviano che conduce le indagini sul colpo milionario l’«autista della banda», il presunto conducente del furgone che la sera del saccheggio al museo di Castelvecchio avrebbe fatto la spola tra Verona e Brescia. L’ultima volta gli erano stati negati i domiciliari meno di tre settimane fa e ad accendergli il semaforo rosso era stato il giudice per le indagini preliminari Giuliana Franciosi, secondo cui «il quadro indiziario a carico di Potinga - si leggeva nell’ordinanza di rigetto - rimane dotato di decisa compattezza e gravità e non appare scalfito». Ancora: «L’accuratezza nella preparazione ed esecuzione del colpo - secondo il gip - esclude che allo stesso siano stati fatti partecipare soggetti che non fossero consapevoli e informati di quanto andavano a fare». In base a quanto argomentato ieri mattina a Venezia dal legale Luppi, che in precedenza aveva già ottenuto i domiciliari per l’altro moldavo Denis Damaschin, quella sera Potinga sarebbe stato incaricato di svolgere un trasporto di beni da Verona a Brescia, ma senza specificargli in cosa consistesse il carico all’interno del suo furgone. Di qui, stando alla difesa, la presunta mancanza del dolo. E da ieri sera Potinga è a casa.



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