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Stelvio provinciale, sì alla legge
Stefano Voltolini
Corriere del Trentino 14/7/2016

Parco, via libera del Consiglio. Gilmozzi corregge il ministro: sviluppo solo sostenibile

Via libera alla provincializzazione del parco nazionale dello Stelvio. Il Pd e l’assessore provinciale Mauro Gilmozzi hanno trovato una mediazione sulla rappresentanza di genere e le quote rosa entrano negli organi di governance. I Cinquestelle bocciano la riforma e intanto Gilmozzi corregge il ministro: «Solo sviluppo sostenibile».

TRENTO Il de profundis per la gestione unitaria del «parco nazionale» dello Stelvio, almeno per l’iter in Trentino, risuona in un consiglio provinciale privo di voci ambientaliste (se si esclude il lavoro di sponda dei 5 stelle con Degasperi) e con una maggioranza impegnata in un’unica mediazione: quella sulla quota di genere per la governance di tutte le aree protette trentine (da un terzo a un quarto dei componenti per il sesso meno rappresentato). Questo il dato relativo all’approvazione, con 21 sì, del disegno di legge provinciale proposto dall’assessore Mauro Gilmozzi.

Il centrosinistra autonomista ha ratificato, ottenendo l’adesione di Progetto Trentino e di Massimo Fasanelli, quanto prevede la norma di attuazione sul parco. Il percorso è a sua volta frutto dell’accordo politico sulla provincializzazione dell’area statale ottenuto tra Roma, l’Alto Adige (soprattutto per la parte tedesca, che non ha mai gradito l’istituzione in epoca fascista, nel 1935), il Trentino e gradito anche alla Lombardia. È stato lo stesso Gilmozzi ad ammettere le difficoltà operative del consorzio introdotto nel 1993 tra gli enti competenti. «Bolzano e Lombardia avevano evidenziato la necessità di un assetto diverso per garantire l’impegno dei territori» ha ricordato l’assessore ottenendo l’assenso di Degasperi.

L’Aula ha quindi licenziato i passaggi che normano, riguardo al territorio provinciale, la delega sulla gestione del «parco nazionale». Quella che per i critici è lo «smembramento» dell’area protetta. Gilmozzi ha difeso l’impianto, citando anche l’intervento giudicato «infelice» del ministro Galletti a Trento. «Il ministro ha creato un po’ di confusione, ma la giunta vuole confermare l’impegno del Trentino a sostenere l’idea che i parchi hanno lo scopo di promuovere sia la biodiversità sia lo sviluppo economico sostenibile del territorio». Per l’assessore la nuova norma non è al ribasso rispetto a prima. Il Trentino anzi ha l’occasione per ribadire «la sua capacità di tutelare l’ecosistema, creando sviluppo sostenibile e contrastando l’abbandono dei territori». La gestione unitaria sarà secondo la giunta garantita dalle linee guida di azione: pronte in bozza entro settembre, dovrebbero essere approvate entro fine anno per essere operative nel 2017. La governance locale si attua tramite il «comitato di coordinamento» con capofila gli enti pubblici territoriali e un organismo «di partecipazione» da definire.

Riguardo agli emendamenti, sono stati respinti quelli di opposizione fra i quali i testi di Degasperi che contenevano le proposte delle associazioni (come i requisiti di competenza per far parte del comitato). Sì a tutti i dispositivi proposti dall’assessore, compreso quello per assegnare un posto alla Sat e uno agli ambientalisti nel comitato. La maggioranza ha avuto un piccolo incidente d’Aula. Per errore è stato approvato (13 sì e 12 no) un emendamento di Maurizio Fugatti (Lega nord) abrogativo dell’articolo 17, una norma tecnica di scarso rilievo.

La mediazione interna al centrosinistra si è focalizzata sulla quota di genere per tutti i parchi, compreso Adamello-Brenta (diventato un caso perché privo di donne nella governance) e Paneveggio. Il Pd chiedeva «almeno un terzo» per il genere meno rappresentato negli organismi di vertice. Gilmozzi, più per la fattibilità tecnica dell’armonizzazione delle nomine, suggeriva di assegnare la soglia solo per le nomine pubbliche. L’accordo si è trovato su «un quarto».

Se la delusione per l’impianto della legge delle associazioni non tarderà a farsi sentire, ieri in consiglio è giunta quella dell’unico contrario in Aula (5 gli astenuti). «Un compromesso al ribasso che smembra il parco nazionale — dice Degasperi —. Ora il territorio è come un giacimento da sfruttare. Quanto al Pd, ha fatto scena muta, mettendo solo una bandierina sul genere».

Sempre in tema di quote di genere, è stato presentato al consiglio delle autonomie il ddl Maestri-Bezzi sulla doppia preferenza di genere alle elezioni provinciali. Sindaci divisi fra perplessi e favorevoli.



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