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VENEZIA-L’ultimatum dell’Unesco:«Nessuna strategia, tempo scaduto»
Gloria Bertasi
Corriere del veneto, 14/07/2016

Riunione mondiale a Istanbul. Turismo di massa, crociere, porto: «I rischi sono sotto gli occhi di tutti, ora bisogna agire»


Stato e Comune non fanno abbastanza, l’Unesco dà l’ultimatum all’Italia: servono azioni urgenti per salvaguardare il patrimonio artistico e culturale e la laguna di Venezia. Se entro il prossimo febbraio, il governo non adotterà azioni in tal senso, Venezia sarà inserita nell’elenco dei siti a rischio, in cui oggi sono inserite 46 realtà tra cui Aleppo e Damasco in Siria e la Basilica della natività a Gerusalemme. Giovedì mattina, a Istanbul, alle 9.30 sono ripresi i lavori della 40esima sessione del World Heritage Committee (la commissione che si occupa dei siti patrimonio dell’umanità) e all’ordine del giorno c’era la risoluzione, redatta dopo la visita degli osservatori Unesco in città, che bacchetta l’Italia sull’assenza di una strategia di tutela della laguna e dà una lunga serie di raccomandazioni da espletare. I componenti della commissione, ossia 21 Stati membri dell’organizzazione, si sono trovati tutti in sintonia: «Venezia è in pericolo», hanno detto votando all’unanimità il documento.

«Venezia è un gioiello e come tutti i gioielli va preservata - ha spiegato il Perù -, è chiaro però che ci sono seri problemi, mancano strategie di lungo respiro per affrontare turismo di massa e altre questioni aperte». Ancora più severo il Libano: «Non possiamo più dare tempo all’Italia, i rischi sono sotto gli occhi di tutti, bisogna agire». In difesa del governo, l’esponente italiana ha sottolineato come lo Stato sia in grado di tutelare il proprio patrimonio: «Abbiamo volontà e capacità, si guardi a Pompei». Prima del voto, Francesco Bandarin, consigliere speciale del direttore dell’Unesco, ha chiesto e ottenuto di intervenire. «Io sono nato e cresciuto a Venezia, so che non dovrei parlare, si suol dire infatti “nemo propheta in patria” - ha detto -. Cinquant’anni sono passati dalla grande alluvione, ero giovane e la ricordo bene, abbiamo rischiato molto all’epoca e dopo quei tragici eventi i veneziani e gli italiani fecero molto, Venezia divenne il simbolo della salvaguardia e l’Unesco ha aperto in città un ufficio, tanto è stato fatto, studi, restauri, a breve sarà pronto il Mose ma oggi ci sono nuovi pericoli e Venezia rischia di essere preda di interessi, portuali e turistici. Non vogliamo che diventi un villaggio turistico e per questo dobbiamo agire come nel ’66». Soddisfatto delle scelte dell’Unesco il Gruppo 25 Aprile: «Quest’ultimatum crea circostanze simili a quelle che portarono alla prima legge speciale, grazie Unesco».




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