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Consumo di suolo spariti in un anno ben 54 mila ettari
Thomas Bendinelli
Corriere della Sera - Brescia 15/7/2016

Il rapporto 2016 sul consumo di suolo diffuso in questi giorni dall’Ispra non fa ben sperare. I dati mostrano come la progressiva espansione delle infrastrutture e delle aree urbanizzate, in particolare di quelle a bassa densità, continua a causare un forte incremento delle superfici artificiali. A livello provinciale la provincia di Monza e Brianza si conferma quella con la percentuale più alta di suolo consumato, oltre il 40% nel 2015. Brescia è comunque provincia col bollino rosso, 17esima posizione a livello nazionale con 54.705 ettari consumati, l’11,4% del totale e un incremento rispetto al 2012 dello 0,5 per cento.

Il Bel Paese, ricco di storia e cultura, dolce per la mutevolezza dei paesaggi, diventa sempre più brutto. Almeno così pare, stando al Rapporto 2016 sul consumo di suolo diffuso in questi giorni dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. «I dati di quest’anno - sottolinea il rapporto - mostrano come la progressiva espansione delle infrastrutture e delle aree urbanizzate, in particolare di quelle a bassa densità, continua a causare un forte incremento delle superfici artificiali. Il consumo di suolo rallenta, ma cresce ancora negli ultimi anni di una crisi che non è riuscita a fermare dinamiche insediative, quasi mai giustificate da analoghi aumenti di popolazione e di attività economiche». Le conseguenze? Perdita consistente di servizi ecosistemici e aumento dei costi nascosti, ovvero minori disponibilità di aree, frammentazione del paesaggio, peggioramento della qualità della vita. «Una profonda alterazione - ricorda l’Ispra - che nella gran parte dei casi risulta irreversibile». A livello provinciale la provincia di Monza e Brianza si conferma quella con la percentuale più alta di suolo consumato, oltre il 40% nel 2015. Brescia è comunque provincia col bollino rosso, 17esima posizione a livello nazionale con 54.705 ettari consumati, l’11,4% del totale e un incremento rispetto al 2012 dello 0,5 per cento. I Comuni a più alto consumo di suolo sono Ospitaletto (44,7%), il capoluogo (44,5%) e Roncadelle (39,1%). Consumo di suolo molto alto anche a Lonato del Garda, Desenzano, Bedizzole, Calvagese, Gussago, tutti con percentuali oscillanti tra il 17 e il 25 per cento. I meno impattanti sono Saviore dell’Adamello, Paisco Loveno e Sonico, con percentuali tra l’uno e il due per cento. La situazione, come viene ricordato nel rapporto, è particolarmente pesante in tutta la Lombardia che, a riguardo, viene definita un caso esemplare. «L’analisi dei PGT lombardi - osserva l’Ispra - conferma da un lato la limitata influenza della crisi del settore edilizio nel dimensionamento delle scelte di pianificazione a fronte di un peso ancora potente della rendita fondiaria; dall’altra palesa la difficoltà dei Comuni nell’affrontare efficacemente all’interno dei propri confini, azioni concrete di riduzione del consumo di suolo». Anzi, guardando in prospettiva, i PGT approvati nei prossimi dieci anni potrebbero trasformare suoli, attualmente agricoli o naturali, per una quantità addirittura superiore a quella consumata negli anni del boom edilizio e immobiliare. Leggi recenti di contenimento del consumo di suolo sono state fatte, a livello nazionale e regionale, PGT meno impattanti anche (come ad esempio quello di Brescia città), ma la storia passata e le autorizzazioni già date lasciano comunque immaginare un futuro non roseo sotto questo profilo. Non solo, come evidenzia il rapporto Ispra, «il livello comunale continua a rimanere la dimensione amministrativa dove si depositano le principali responsabilità di pianificazione, e di conseguenza dove si producono le maggiori ricadute sul consumo di suolo. Una scala evidentemente sempre meno adatta ad affrontare temi quali la programmazione e il progetto infrastrutturale o la pianificazione dei sistemi agricoli e ambientali o la tutela delle connessioni ecologiche, che non rispettano di certo le limitazioni geografiche dei confini amministrativi».



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