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L’Unesco processa Venezia
Gloria Bertasi
Corriere del Veneto 15/7/2016

Ultimatum al governo: città depredata, intervenga. Brugnaro attacca: siamo noi a decidere

Venezia. Venezia potrebbe essere tolta dai siti patrimonio dell’umanità. Dopo una riunione a Istanbul, l’Unesco dà l’ultimatum all’Italia: dal turismo di massa alle grandi navi, servono azioni urgenti per salvaguardare il gioiello della laguna. Se entro il prossimo febbraio il governo non le adotterà, Venezia sarà inserita nella lista nera dei luoghi a rischio, come Aleppo e Damasco in Siria. Il sindaco Brugnaro attacca: «Venezia è dei veneziani».

VENEZIA. Ultimatum dell’Unesco all’Italia. Se entro il primo febbraio 2017 governo e Comune non metteranno in campo azioni concrete per arginare turismo di massa, grandi navi, traffico acqueo e deterioramento dei monumenti, Venezia sarà inserita nella lista nera dei siti patrimonio dell’umanità in pericolo, al pari di Damasco e Aleppo in Siria o della Basilica della natività a Gerusalemme. La città diventata simbolo della salvaguardia, tanto da essere insignita nel 2011 del prestigioso premio Onu «Città modello di resilienza nella protezione del patrimonio culturale» nel 50esimo anniversario della grande alluvione del ’66, ora viene declassata da modello a cui guardare ad esempio negativo da non seguire. Uno schiaffo in piena faccia a una città che, fin dai tempi dei dogi, ha sempre curato la sua immagine internazionale e che dopo i 194 centimetri dell’«aqua granda» del 4 novembre 1966 si è risollevata. E, grazie alla legge speciale, agli aiuti dei comitati privati internazionali e alla volontà dei suoi abitanti, è ripartita.

L’inserimento nei siti a rischio non è ancora ufficiale e l’Unesco, che in laguna ha una sua sede per un caso più unico che raro, non vorrebbe espellere la città, ma l’allarme è alto. E ieri, alla 40esima sessione plenaria del «World Heritage Committee» (la commissione di tutela del patrimonio dell’umanità) e a soli quattro mesi dalle celebrazioni dei cinquant’anni dall’alluvione, nessuno dei 21 componenti ha avuto dubbi: «Venezia è in pericolo, servono immediate azioni per la sua sopravvivenza», hanno detto tutti. Prima di approvare all’unanimità una risoluzione che condanna i ritardi di intervento in città e chiede risposte puntuali a Roma. Ora il governo ha sette mesi di tempo per rispondere e convincere l’Unesco che le sue preoccupazioni sono mal poste.

Ieri mattina, puntuale alle 9.30, la presidente della commissione Lale Ulker ha aperto i lavori con l’illustrazione del resoconto degli osservatori che hanno visitato Venezia tra il 13 e il 18 ottobre 2015. Il corposo documento di 74 pagine, correlate di immagini del degrado monumentale e lagunare, dell’assedio turistico, dello spopolamento a favore della ricettività, solleva una serie di problemi da risolvere, a detta degli osservatori, con urgenza. Al primo punto c’è la morsa del turismo arrivato nel 2015 a 25 milioni di visitatori, troppi per una città di soli 50mila residenti. Al secondo il nodo del traffico acqueo, con l’esigenza di trovare sistemi più compatibili per la navigazione in laguna. Capitolo a parte le grandi navi, il traffico del Porto commerciale e l’ampliamento dell’aeroporto «Marco Polo» di Tessera, che rischiano di compromettere il delicato ecosistema lagunare.

«Siamo estremamente preoccupati per la situazione», ha detto in seduta plenaria il rappresentante del Vietnam. «Traffico acqueo, crociere, navi petrolifere — ha redarguito il portavoce tunisino — l’Italia deve fare qualcosa». Severi anche gli esponenti di Perù e Libano. «Venezia è un gioiello e come tutti i gioielli va preservato — ha detto il primo — ma mancano strategie complessive di gestione, ad esempio, del turismo». «Non si può più dare tempo all’Italia, la situazione non sta migliorando, anzi ogni giorno peggiora», ha sbottato il libanese. Vane le parole del funzionario del consolato italiano, presente in rappresentanza del governo: «L’Italia si occupa costantemente dei suoi siti Unesco, ha la volontà e la capacità di conservare il suo patrimonio, si veda l’esempio di Pompei. E’ stato già deciso di rispondere alle richieste con un progetto di largo respiro».

L’intervento non ha convinto i 21 delegati e all’unanimità è stato votato l’«impeachment» di Venezia. Erano anni che l’Unesco sollecitava governo e Comune a intervenire con richiami e lettere e ora è arrivato il cartellino giallo dell’ammonizione. Al prossimo fallo scatterà l’espulsione.



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