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Bologna. La fuga dei volontari. Musei e biblioteche a corto di personale
Daniela Corneo
Corriere di Bologna 15/7/2016

I numeri sono impietosi. Nel 2015 le domande sono state 7.366 con un calo del 15% rispetto al 2013. I dati del 2016 sono addirittura peggiori. Tanto che per la prima volta nel bando per il servizio civile restano dei posti vuoti. Nonostante la proroga del bando che, però, ha provocato la chiusura del museo di Mineralogia. «Senza volontari non ce la facciamo», dice l’Ateneo.

Le collezioni e i musei ospitati negli spazi dell’Università di Bologna rischiano di chiudere. Mancano i ragazzi del servizio civile, vitali per garantire le aperture e l’Alma Mater di Bologna non è in grado di provvedere. A lanciare l’allarme è Roberto Balzani, presidente del Sistema museale d’Ateneo: «È così da sempre — spiega Balzani — I musei stanno in piedi grazie ai giovani del servizio civile». E così capita che quando il contratto annuale del Servizio civile scade (il 30 giugno), nell’attesa di reclutare i nuovi ragazzi (quest’anno la selezione è slittata all’8 luglio), l’Ateneo chiuda le proprie esposizioni, come il museo di Mineralogia Bombicci di porta San Donato.

Una situazione che Balzani sogna di «normalizzare», creando in un anno tre poli museali veri e propri, con tanto di biglietto d’ingresso (che al momento non c’è). Il primo polo dovrebbe riunire Palazzo Poggi e il museo della Specola; il secondo, dedicato alla storia naturale, unirebbe le esposizioni di via Selmi (zoologia; antropologia; anatomia comparata); il terzo museo metterebbe insieme la geologia e la mineralogia.

Ma l’allarme dell’Alma Mater accende i riflettori sulla crisi di uno «strumento» — il servizio civile — che fino a qualche anno fa veniva visto dai giovani come un’occasione per acquisire esperienze rendendosi utili agli altri e che ora fatica a funzionare. Le cause sono molteplici: il rimborso mensile che probabilmente non basta più; il ritardo nella pubblicazione del bando arrivato a ridosso dell’estate invece che in primavera come gli altri anni; la chiamata durante l’anno per altri bandi straordinari; o, molto più semplicemente, la disaffezione.

Fatto sta che quest’anno il bando è stato un calvario e diverse associazioni si sono ritrovate senza alcun volontario disponibile. Il bando, uscito solo a maggio, scadeva il 30 giugno. Ma a solo due settimane dalla scadenza è arrivato l’allarme da associazioni ed enti pubblici e privati per la scarsità di richeste da parte dei potenziali candidati tra i 18 e i 28 anni. Quindi la decisione arrivata da Roma di prorogare il bando fino alle ore 14 dell’8 luglio. «Già il fatto che ci sia stata una proroga del bando — dicono dalla Regione — è il segno che erano arrivate poche domande». Bastava visitare il sito del Copresc (Coordinamento enti servizio civile) di Bologna nei giorni scorsi per rendersi conto della situazione: l’appello per aderire ai progetti con posti vuoti campeggiava a caratteri cubitale in testa alla pagina web, con l’invito a visionare i posti ancora disponibili, aggiornati in tempo reale. Evidenziati in blu i progetti con poche richieste e il numero dei volontari necessari a coprire i profili ricercati. Alle 9.30 dell’8 luglio erano ancora 26 i posti lasciati vuoti su 487 disponibili su Bologna e provincia. Che di per sé non è un numero di posti vacanti strabiliante — considerando che di domande totali ne sono arrivate più di 930 — se non fosse per il fatto che «negli anni scorsi le domande arrivavano in un numero quasi ingestibile e di posti vacanti non ce n’erano», dicono all’unisono enti e associazioni.

«La domanda è senz’altro stata meno alta quest’anno — confermano dal Copresc di Bologna —: può aver inciso la pubblicazione del bando nel periodo estivo. E poi quest’anno ci sono stati diversi bandi straordinari o riservati a categorie di progetti sperimentali». Se negli anni scorsi i giovani sopra i 18 anni aspettavano con ansia un unico bando, quindi, quest’anno gli «appelli» sono stati in tutto 5, un numero che probabilmente ha parcellizzato le domande. A fare l’elenco di tutte le possibilità alternative del 2016 è la stessa Regione Emilia-Romagna: «Ad aprile sono stati messi a bando 68 posti per l’accompagnamento degli invalidi e dei ciechi e 3.116 posti per progetti di servizio civile; a marzo sono stati messi a bando 50 posti per il progetto europeo International volunteering opportunities for all, mentre a gennaio si cercavano 114 volontari da impiegare al Giubileo della Misericordia».

Ma lo stesso viale Aldo Moro non indica nell’abbondanza di bandi l’unica ragione del crollo del bando principale. Se si analizzano i dati regionali (i più recenti a disposizione sono del 2013 e del 2015), il calo è evidente. Nel 2013 c’erano state in totale 7.366 domande arrivate agli enti iscritti all’albo nazionale e regionale del servizio civile; nel 2015 (anno in cui di bando straordinario ce n’è stato solamente uno) sono state 6.231: il 15, 4% in meno. Percentuale che cresce fino al 29%, se si analizza il solo dato relativo agli enti iscritti all’albo nazionale: erano state 4.096 le domande nel 2013, sono scese a 2.909 nel 2015.

Di sicuro è diminuita la spinta per il settore sociale. È lì che si concentrano i posti rimasti vuoti. Tendenza confermata da Arci che fa la parte del leone a Bologna con i suoi 17 progetti messi a bando, molti in ambito culturale. «La richiesta per biblioteche e musei dell’Università resta alta — dicono da Arci — anche se le domande sono calate. C’è meno interesse per i progetti assistenziali». Il progetto di Arci sui musei di Unibo ha avuto 74 richieste in più dei 30 posti disponibili, mentre quello sulle biblioteche ne ha avute 43 in più degli 11 a disposizione. Gli addetti ai lavori forse dovranno interrogarsi su come (e se) cambiare il servizio civile.



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