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Firenze. Il David nero contro l'odio
Sergio Risaliti
Corriere fiorentino 17/7/2016

Il David nero deposto in piazza della Repubblica nasce da lontano. Si trovava già incubato nel blocco di marmo esposto nel 2015 in piazza della Signoria alla «Settimana Michelangiolesca».

Successivamente è stato reso conforme alla statua scolpita da Michelangelo. Doveva rappresentare uno degli eventi della nuova edizione del festival da me diretto e promosso dal Comune di Firenze in collaborazione con Mus.e ed essere presentato in città nella stessa posizione in cui era stato lavorato nei laboratori degli Studi d’Arte Cave Michelangelo. Lo avremmo voluto distendere in orizzontale su delle basi di pietra in modo che il pubblico lo potesse ammirare e perfino toccare. Lo scopo era didattico, in linea con la filosofia della «Settimana Michelangiolesca», il festival multidisciplinare arrivato alla sua terza edizione.

Poi è accaduto qualcosa di talmente urgente e inatteso che ha scardinato tutto questo programma imponendone un altro. Per reazione all’insopportabile dolore del mondo è stato deciso di coprirlo di nero, dipingendolo con una vernice acrilica. Quel David dipinto di nero, nato da una profonda indignazione e dallo sgomento, indicizzava la pelle dei nostri fratelli morti ammazzati nelle strade delle città americane, a Fermo, e in altri luoghi del mondo. Un David nero, nuovo simbolo di libertà e di fratellanza, esposto contro l’odio razziale. Un David nero, anche per ricordare le migliaia di morti annegati in mare, fuggiti dalla violenza e dalla miseria, in cerca di pace e di libertà. Tutto il dolore del mondo, il dolore degli altri. Lo abbiamo intitolato «NOI» perché — come scrive Jean-Luc Nancy — siamo esseri singolari plurali, siamo una sola comunità, la somma di innumerevoli differenze. Di conseguenza è stato deciso di coricarlo direttamente sul suolo, senza altro sostegno che la pietra della piazza. Ne è così scaturita una «deposizione» e una «pietà», del tutto diversa, anzi antitetica alla figura rinascimentale, quella eretta in piedi dalla Repubblica Fiorentina, simbolo di virilità e di fierezza, di forza e di vigilanza.

A pensarci bene il David nero è simile al Cristo della Pietà Vaticana in quanto a bellezza, perché creato anch’esso a immagine di Dio, e pure somigliante al figlio di Maria come si contempla nella Pietà Ron danini , immagine altresì di un uomo esausto del tutto contrario all’eroico pastore del Vecchio Testamento. Quel David nero ha quindi riesumato il significato cristiano dell’originale commissione: David antenato di Cristo, colui che porta la pace, colui che libera dalle catene della schiavitù, colui che vince il male rinunciando alla violenza in nome dell’amore. Abbiamo, cioè, cancellato ogni riferimento alla violenza insito nella storia e nell’iconografia della statua dopo la sua collocazione cinquecentesca in piazza Signoria. In fondo già Michelangelo aveva inteso cancellare i simboli della violenza: eliminando la testa di Golia, la spada e con la fionda, praticamente invisibile.

Poi la notte tra il 14 e il 15 luglio quando la nuova statua dipinta di nero è stata adagiata in piazza della Repubblica, è accaduto l’inimmaginabile. A Nizza, decine di persone, adulti e bambini, sono stati travolti e uccisi da un folle omicida alla guida di un tir. Violenza su violenza, dolore su dolore, morte e disperazione. Il mattino seguente il David nero ha assunto e incorporato tutto il dolore del mondo. Si è trasformato in simbolo del lutto universale. Resta leggibile in esso la rinuncia alla violenza, l’inno alla pace e alla fratellanza, contro l’odio e la vendetta. La tela, con le impronte di fiori opera di Massimo Barzagli prestata dal Centro Pecci di Prato che lo ha celato per qualche ora allo sguardo era come un sudario e come una coperta di fiori. Segno di rinascita. Di amore che vince la morte.



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