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Firenze. Il David nero. Ma l'orgoglio sta dritto
Eugenio Tassini
Corriere fiorentino 17/7/2016

Molti buoni sentimenti, e altrettante buone intenzioni, hanno portato David in piazza della Repubblica, un David nero e sdraiato che doveva essere una sorta di gemello di quello bianco di Michelangelo.

Un gemello per rammentare che siamo tutti uguali, tutti uomini, tutti fratelli e il colore della pelle non conta niente come nelle vecchie filastrocche per bambini. «Noi» è il titolo dell’opera, ma un noi che vorrebbe abbracciare noi, gli europei, e loro, i migranti, in una unica tribù. E ancora, un David nero per il lutto, dopo l’orrore di Nizza, la strage sul lungomare nella notte della festa, il tir che va a zig zag e falcia bambini, anziani, turisti, chiunque lungo la corsa assassina... «Questa statua —dice il sindaco Nardella— è un simbolo del dolore che oggi colpisce l’umanità intera, tutto il mondo, da Dacca a Bagdad, da Orlando a Dallas, da Fermo fino ad arrivare a Nizza». Come non essere d’accordo?

Invece, a guardare quella foto che gira il mondo del David nero sdraiato in piazza della Repubblica arrivano al cuore altre emozioni. Dove è finito David, il nostro David, simbolo della giovane Repubblica fiorentina che sfida il potere e abbatte Golia, David che non ha paura, David armato solo di una fionda, David invincibile, David vittorioso, David e la sua sfrontata giovinezza, David che rivendica la sua libertà anche con la sua bellezza e la sua nudità, David bandiera del mondo dei liberi? Adesso è lì, sdraiato, abbattuto, sconfitto. Nero come un corpo bruciato da una bomba, disteso come un vinto colpito a morte, nudo come un morto, abbandonato nella piazza di una Repubblica che non sappiamo più difendere come avvenne per quel l’altra Repubblica, quella fiorentina. David è vinto, abbattuto, disteso come le statue sui sarcofagi, anche di Michelangelo. Golia dunque ė il vincitore?

Non sono certo queste le intenzioni di chi lo ha pensato, e di chi lo ha voluto. Ma sono queste purtroppo le emozioni che quella foto rimanda. E le immagini sono più forti delle parole, da sempre e ancor di più oggi che proprio di immagini sono fatti il nostro mondo e la nostra cultura, forse dovremmo lasciarlo un po’ in pace, il nostro David. Smetterla di tirarlo in ballo tutte le volte che abbiamo un problema. Con le bandiere, le luci, le candele. David Charlie, David Regeni, David Bataclan, David e le donne uccise, David e il diabete, David Palmira, David curdo, David armeno. Essere stati una volta David ė è una grande cosa, ed è giusto esserne orgogliosi. Ma la sfida non ė è essere stati David tanto tempo fa. La sfida è continuare a esserlo. Giovani, belli, nudi, con una fionda contro l’orrore, la dittatura, il potere. E in piedi.

Infine, è davvero molto prematuro per rappresentarsi sconfitti. Ma non è tardi per essere David.



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