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Del Corno: è il nostro modello non una guerra contro Torino
SARA STRIPPOLI
16 luglio 2016 LA REPUBBLICA



«NESSUNO mi ha chiamato da Torino. Se Sergio Chiamparino mi chiamerà faremo una riflessione insieme. Ma sia chiaro che non è Milano che fa la guerra a Torino». Filippo Del Corno è l'assessore alla cultura del Comune di Milano e ieri pomeriggio ha incontrato il presidente dell'Associazione editori italiani Federico Motta. «Milano - ripete - è pronta e non riteniamo di fare alcuno sgarbo istituzionale».

Del Corno, se non è una guerra cos'é?

«Qui c'è un soggetto privato che ha tutti i diritti di far partire una nuova manifestazione dopo aver studiato un modello. Sceglieranno la città che offre le condizioni migliori per realizzarlo. Vorrei però sottolineare che non si sta parlando di un processo di trasferimento di una manifestazione ma di un nuovo progetto».

Milano mette sul piatto quante risorse?

«Noi non offriamo mai contributi. Offriamo il "Modello Milano" e mettiamo sul tavolo tutto ciò chela città ha fatto in questi anni sul tema della diffusione della lettura: il Patto per la lettura, ad esempio, è un'esperienza che in Italia si svolge solo qui».

In cosa consiste il modello Milano?

«L'esempio è il Miart, ma anche il Salone del Mobile. Noi assicuriamo il coinvolgimento dell'intera città e la partecipazione di tutti i soggetti interessati alla promozione del libro. E considerato che il progetto che l'Aie ha in testa ha un respiro internazionale, offriamo la nostra rete di contatti».

Pensa che potranno nascere due Fiere, una a Milano e l'altra a Torino?

«Il progetto che ci ha mostrato Aie non è quello del Salone del Libro di Torino, ma una grande Fiera editoriale. La storia del Salone di Torino mi pare molto diversa. Se Aie dovesse optare per Milano, Torino ha ovviamente tutti i diritti di andare avanti con il suo progetto nelle mani della Fondazione».

Grandi editori a Milano, piccoli a Torino?

«Questa divaricazione non esiste affatto. Il progetto di Aie prevede un coinvolgimento molto ampio di soggett e iniziative».

Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha puntato su Torino e ha ripetuto che Aie attendeva la proposta torinese. Significa che Torino avrebbe la priorità ?

«Milano non è una seconda scelta, nè un'alternativa secca. Qui c'è un soggetto privato che deve scegliere il modello migliore per realizzare il suo progetto. Quella dell'Associazione editori è una riflessione laica».

Con Federico Motta avete parlato di Torino?

«Abbiamo ricostruito le tappe della storia della Fondazione, dall'uscita di Aie dal cda. Il presidente ci ha informato ovviamente che era in attesa di un documento da Torino».

Con Fiera Milano di Rho Aie ha già una bozza di accordo.

Avete parlato anche di questo?

«E' una contrattazione fra due privati nella quale non vogliamo inserirci. Noi facciamo la parte che spetta ad una città».

Motta le ha indicato tempi rapidi per una scelta?

«Se ho capito entro fine luglio devono decidere. Settembre è troppo tardi per partire con la macchina organizzativa di una Fiera».



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