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PISA - SAN GIULIANO TERME. Solo “toppe”, ma gli archi si sbriciolano
di Sharon Braithwaite
13 luglio 2016 IL TIRRENO


SAN GIULIANO TERME A due anni dall'ultimo intervento per scongiurare crolli, un'altra parte dell'acquedotto mediceo rischia di cedere sotto il peso dei secoli. Ieri mattina un cittadino che percorreva il percorso ciclopedonale adiacente al monumento storico ha sentito un improvviso "crac" e, preoccupato per la stabilità del complesso, ha subito chiamato il Comune. Il rumore proveniva da un'arcata situata a 500 metri dall'incrocio tra via dei Condotti e via Puccini a Ghezzano, a pochi passi dall'imbocco della pista ciclabile provenendo da via Bellini verso Pisa. Gli uffici di Palazzo Niccolini - il sindaco Sergio Di Maio è andato sul posto - hanno girato la segnalazione al Comune di Pisa, responsabile del bene, e i tecnici sono intervenuti per mettere in sicurezza l'area. «C'è stato un dissesto nella parte superiore dell'arco, un fenomeno anomalo visto che questo tratto dell'acquedotto in buone condizioni. Pensiamo che ci sia stata una dilatazione termica proprio dove c'era una fessura, il punto più debole di quella struttura - spiega Marco Guerrazzi, dirigente dell'ufficio edilizia pubblica. Una dilatazione che ha fatto innalzare il colmo dell'arco, rialzando la parte superiore della muratura e quindi dissestandola. «Abbiamo rimosso le pietre poste in alto che rischiavano di cadere, anche a tutela della circolazione. Nei prossimi giorni faremo altri sopralluoghi». Sul luogo del dissesto le pietre rimosse sono state poste a terra e coperte con un telo blu. È stato imposto il senso unico alternato su via dei Condotti, in prossimità dell'arco interessato. Una volta concluso l'intervento sul monumento sarà riaperta la strada e ripristinato il doppio senso di marcia. «La situazione è sotto controllo, non ci sono pericoli di crolli immediati. I tecnici stanno valutando come meglio consolidare questa parte, un intervento di un costo stimato inferiore ai 20.000 euro e che sarà completato tra settembre e ottobre quando le temperature saranno più consone al tipo di lavoro - commenta Andrea Serfogli, assessore ai lavori pubblici di Pisa - Di certo il problema principale rimane, cioè di procedere in maniera organica al restauro completo dell'acquedotto, a partire dalle aree più dissestate. È pronto il progetto per il consolidamento del tratto più a rischio, quello di via sant'Elena: lavori per cui speriamo di trovare finanziamenti (costo previsto pari a mezzo milione)». Tutto tace dalla Soprintendenza, informata della vicenda solo nel pomeriggio. Dal Ministero dei Beni culturali - che abbiamo contattato - prendono tempo. Il complesso è di proprietà del Comune di Pisa e le risorse a disposizione per la progettazione e i lavori sono limitatissime. Gli ultimi interventi-tampone risalgono al febbraio 2014 quando furono installati dei blocchi in cemento armato con tiranti tra via Sant'Elena e via dell'Alberaccio ad Asciano. Poi più niente. In più punti le arcate sono crollate o tenute in piedi da strutture in legno e sono ben visibili crepe e fratture, spesso avvolte da rovi e sterpaglie. Ad aprile si è scoperto che 190.000 concessi dalla Fondazione Pisa sono stati spesi in ealtà dal Comune per altri interventi urgenti. Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza pisana, aveva evidenziato le cattive condizioni del monumento, affermando che «senza una collaborazione tra le amministrazioni nella redazione di un piano di recupero e tutela non si può arrivare a niente di concreto». In base alle ultime stime, recuperare l'intero tratto costerebbe oltre dieci milioni di euro. Troppi? Intanto un gioiello architettonico del nostro patrimonio storico e del nostro paesaggio continua sbriciolarsi.



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