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TORINO - Il Salone perde la testa ma non c'è il successore La sindaca ha un nome
GABRIELE GUCCIONE SARA STRIPPOLI
15 LUGLIO 2016 LA REPUBBLICA




DAL CAPPELLO alla fine non è uscito nessun nome, anche se l'altro ieri la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, lo avevano promesso: «All'assemblea dei soci della Fondazione per il Libro proporremo il nome di un presidente che possa avviare la nuova fase ipotizzata con l'Aie». Invece l'ente di via Santa Teresa resterà senza presidente fino a fine mese: «Faremo un nome alla prossima assemblea, entro il 28 luglio », ha assicurato ieri Appendino, al termine della convocazione. Giovanna Milella si è dimessa, con tutto il consiglio di amministrazione. Il nome di chi dovrà prendere in mano le redini della Fondazione all'indomani dello scandalo giudiziario, con l'obiettivo di sventare il rischio di un trasloco del Salone a Milano, non è stato fatto non solo perché, dal punto di vista formale, la questione non era all'ordine del giorno, ma anche perché, sebbene gli interessati assicurino di essere al lavoro su alcune ipotesi, non è stato trovato nessuno disposto ad accettare l'incarico. Chi si assumerebbe i tanti oneri e i pochi onori di tale nomina, senza conoscere lo stato dei conti della Fondazione e senza avere chiaro quale dovrà essere il suo mandato?

La sindaca Appendino è al lavoro con l'assessore alla Cultura, Antonella Parigi, per venirne a capo. Sarà lei, probabilmente, a fare il nome del prossimo presidente. Anche per dare all'esterno un segnale di discontinuità. Di una cosa la prima cittadina, al termine dell'assemblea dei soci, si è detta però certa: «Procederemo velocemente. A settembre vogliamo essere pronti per partire ». Del resto Chiamparino confida di farcela: «Il Salone – ha dichiarato – si farà qui. Stiamo lavorando per preparare l'edizione del trentennale». Prima degli auspici, però, si attendono le proposte. In particolare quella che nei prossimi giorni Comune e Regione dovranno fare all'Aie, l'associazione italiana degli editori, la quale richiede di prendere in mano la gestione e l'organizzazione di Librolandia per restare a Torino. Il presidente Federico Motta ha incontrato ieri il ministro della Cultura, Dario Franceschini, il quale si è dimostrato ottimista: «Ci sono le condizioni per il rilancio del Salone del libro di Torino ». Nessuno azzarda previsioni: «Il presidente Motta – aggiunge il ministro – mi ha detto che l'Aie è in attesa delle proposte di Torino per poter definire la posizione rispetto alle prossime scelte».

Gli editori, infatti, non mollano. E continuano a vagliare l'ipotesi di un trasloco, tant'è che incontreranno oggi l'assessore milanese Filippo Del Corno. La trattativa è in corso e potrebbe risolversi in una settimana. Torino non vuole rinunciare però alla Fondazione, che detiene il marchio. E che i soci, anche i rappresentanti dei ministeri dell'Istruzione e dei Beni culturali, intendono mantenere con un ruolo «centrale». Chiamparino non si sbilancia: «Emerge un progetto condiviso che valorizzi e rilanci le caratteristiche storiche e culturali fondamentali del Salone con un coinvolgimento più diretto degli editori nell'organizzazione della trentesima edizione».

Un altro interrogativo riguarda la location: «Il Lingotto – dice Appendino – resta una delle sedi possibili, ma stiamo valutando alternative come Torino Esposizioni. Mentre stiamo verificando se ci sono le condizioni per cessare il contratto in essere con Gl Events ».




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