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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Perché non riusciamo a far niente
Corrado Augias - Nicola Piovani
10 luglio 2016 la repubblica




CARO Augias, il ministro dei Beni Culturali e Ambientali Franceschini ha emanato nel 2014 un decreto sull'ordinamento dello spettacolo, e conseguenti finanziamenti pubblici, da anni atteso e invocato da tutto il settore. Questo decreto — naturalmente migliorabile, come ogni cosa umana — il 29 giugno è stato bloccato dal Tar del Lazio, con conseguente blocco delle attività dei teatri italiani. Ora però leggo che il Consiglio di Stato avrebbe a sua volta bloccato il blocco del Tar, e che gli artisti possono tornare a lavorare secondo i parametri previsti dal citato decreto (ma sempre col timore che qualche altra istituzione blocchi il blocco del blocco del Tar). Vado molto lontano dalla realtà se concludo che in Italia l'unica cosa che ci riesce davvero di fare è restare immobili? Che è più tranquillo non toccare e non modificare alcunché? Che in ultima analisi, ha ragione il personaggio Estragone che in Aspettando Godot esclama: «Non facciamo niente, è più prudente»?

M° Nicola Piovani — Roma

LA vicenda richiamata dal maestro Piovani ha aspetti paradossali che non sarebbero dispiaciuti a Samuel Beckett, autore della commedia citata non a caso nella lettera. In pratica è successo questo: nello spettacolo detto "dal vivo" (cioè tutte le rappresentazioni che si svolgono davanti a un pubblico) si lamentava da anni che i finanziamenti venissero assegnati in base a quella che si definisce "spesa storica", in una parola: i precedenti. Dopo aver sentito tutte le associazioni interessate, compresa la conferenza Stato- Regioni, il ministro ha firmato, nella generale approvazione, un decreto. Tradotte in pratica, le nuove regole hanno significato che qualcuno ha preso di più, qualcuno di meno, alcuni niente del tutto. Coloro che si sono visti penalizzati hanno fatto ricorso sicché qualche giorno fa il Tar del Lazio ha annullato il decreto, bloccando i finanziamenti per tutti — ovvero: rischiando di far saltare o gravemente compromettere la prossima stagione. Il ministero è ricorso al Consiglio di Stato il quale ha sollecitamente disposto la sospensione del blocco riservandosi un prossimo giudizio nel merito. Quali i criteri di fondo del decreto? Intanto i fondi vengono erogati su base triennale e non più di anno in anno. I criteri di assegnazione sono più rigidi e cioè: per il 40 per cento si basano sulla quantità di prodotto; per il 30 sulla qualità complessiva, dallo sbigliettamento al numero di repliche e spettatori; per il restante 30 sulla qualità pura degli spettacoli secondo il giudizio di una commissione. In base all'incrocio di questi tre parametri, per il 75 per cento degli interessati il contributo è aumentato; per il 15 è diminuito; il 10 è rimasto senza contributi. Poiché a nessuno piace vedersi privati di un introito, da questo 10 per cento sono partiti i ricorsi. Questa in breve la situazione. C'è però una novità: per la prima volta nella storia dello spettacolo, un gruppo di oltre cento artisti ha firmato una lettera di appoggio all'iniziativa del ministro. Breve considerazione finale: tutti dicono di volere le riforme, quando poi le riforme si fanno, molti si pentono di averle chieste e cominciano a recriminare. Non devo fare esempi, credo.




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