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Gargano, l'emergenza infinita "Rischiamo un'altra tragedia"
MARA CHIARELLI
17 luglio 2016 LA REPUBBLICA




SETTANTA millilitri d'acqua caduti in una sola ora. E sul Gargano si teme una nuova emergenza, dopo quella che due anni fa aveva messo in ginocchio turismo e aziende. L'ondata di maltempo che tra venerdì e sabato ha flagellato la zona fra Ischitella e Rodi Garganico, costringendo all'evacuazione i 225 ospiti dei due villaggi turistici, riapre un capitolo che si credeva chiuso. A spaventare questa volta è stata l'ondata di pietrame trascinata a valle dal torrente Romondato, ingrossato dalla forti precipitazioni.

Ma a distanza di due anni dal nubifragio che coinvolse 14 comuni del Gargano e costò due vite umane, oltre che danni alle strutture, nulla è stato fatto per evitare che si riproponga una simile emergenza. Istituzioni che non dialogano, pareri che arrivano con lentezza, lavori che non partono: sono quelli relativi alla sistemazione dei canali che si riversano, in caso di pioggia, sulla piana di Peschici. Gli stessi che due estati fa hanno provocato morte e distruzione. «Non è stato fatto nulla - si stringe nelle spalle il sindaco, Franco Tavaglione - nonostante la Protezione civile abbia stanziato i fondi. E siamo già al 70 per cento delle presenze turistiche, circa 40mila persone. Io purtroppo non posso fare niente. Ho fatto sistemare il canale Santa Lucia, in un anno l'opera è stata realizzata e abbiamo garantito la sicurezza nella zona che va fino alla baia di Mannacora».

Situazione invece ancora ad alto rischio per gli altri due canali, il Kalena e l'Ulse, la cui pulizia si è persa nei corridoi della burocrazia. Per Kalena erano stati messi a disposizione fondi per 2 milioni e mezzo di euro, gestiti per l'appalto dal commissionario per l'emergenza e rischio idrogeologico. La gara è stata espletata ma i lavori non sono partiti, per problemi relativi alle modalità di rimozione e collocamento dei detriti. Modalità decise dalla ditta vincitrice dell'appalto, ma che al Comune di Peschici non piacciono. «Siamo fortemente preoccupati insiste il primo cittadino Tavaglione - Questa volta la buona sorte ci ha protetti, ma non possiamo continuare ad affidarci alla fortuna».

Si perde nelle maglie di un sistema fatto di permessi e ricorsi, invece, la sistemazione dell'altro canale, l'Ulse, che corre parallelemente a Kalena e che rientra nelle competenze del Consorzio di bonifica montana del Gargano. Il progetto di sistemazione idraulica, proposto alla Protezione civile - ma che pur essendo in grado di eliminare danno e cause era stato giudicato costoso - è stato rimodulato, trasformandosi in un intervento di mitigazione: vengono rimossi i detriti, risanate le sponde e protetto il corso fino ai villaggi. Il denaro, 2 milioni 250mila euro, è arrivato all'inizio del 2015, ma i problemi relativi alla demolizione di alcune strutture abusive e i tempi per ottenere i pareri hanno portato a una nuova estate a rischio.

«Aspettiamo il via libera della soprintendenza per i beni paesaggistici - spiega il direttore del Consorzio, l'ingegner Marco Muciaccia - Ma il problema è che non si fa prevenzione e manutenzione, alla Regione non ci sono fondi in bilancio. E si rischia che ogni anno, ogni due anni, ci sia una nuova emergenza alluvione». La buona notizia è la prossima istituzione di un catasto delle opere, «l'unico strumento per la programmazione degli strumenti di manutenzione», dice Muciaccia.

Nella zona fra Ischitella e Rodi la situazione sta tornando alla normalità, ma il pericolo non può dirsi scongiurato: «Abbiamo chiesto i fondi alla Regione per intervenire sul torrente - afferma Muciaccia - per rallentare a monte la velocità dell'acqua e trattenere il materiale prima che arrivi a valle, ma non ce ne sono. E con una pioggia come quella di venerdì non c'è sistemazione idraulica che tenga».



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