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Poveglia, il fascino dell’isola «misteriosa» dove i turisti vanno a caccia di fantasmi
Alberto Zorzi
Corriere del Veneto 19/7/2016

Gli ultimi sono stati cinque ragazzi americani che avevano pensato a una notte da «ghostbuster» e che sono stati soccorsi dai vigili del fuoco dopo che un barchino di passaggio li aveva sentiti gridare di paura. Ma a sentire gli stessi vigili del fuoco e anche i tassisti, non sono i primi a sbarcare all’isola di Poveglia, che si trova in laguna a sud di Venezia, a caccia di fantasmi. La leggenda – «nata solo vent’anni fa», secondo i detrattori, e gonfiata da una trasmissione americana – vuole che a Poveglia ci fossero delle fosse comuni per i malati di peste e che nel Novecento ci fosse un manicomio con un dottore pazzo che uccideva i pazienti e che poi si suicidò. Un’isola maledetta, insomma. «Tutte fandonie», replica chi si è occupato di Venezia e fantasmi.

VENEZIA. C’è un sito, fantasmitalia.it, che le ha dedicato una pagina. Ma soprattutto ci sono decine e decine di persone che, dal 2014 a oggi, hanno scritto commenti che si possono dividere in tre categorie: organizziamoci per andare (e qui scattano i due sottogruppi: solo di giorno o, per i più coraggiosi, anche in notturna); ci sono già stato e ho avuto sensazioni strane (una persona riporta anche comportamenti anomali del proprio cane); e infine qualche troll che se la ride sotto i baffi («Cavolate»). Ma ai primi interessa poco dei troll. «Vivo in Olanda, quindi mi ci vogliono almeno due settimane per organizzarmi», scrive una ragazza. «Credo alle presenze e vorrei avere un’esperienza diretta», dice un’altra. «Sembra l’inizio di un film horror», trema un altro.

L’isola di Poveglia non è stata solo il terreno di scontro tra Luigi Brugnaro, che ancora non era sindaco, e un comitato di cittadini, scontro che due anni fa ha fatto il giro dei giornali di tutto il mondo: il primo voleva comprarla dal Demanio per farci un centro per i disturbi alimentari; i secondi volevano riaprirla alla città. Per ora, però, l’isola non è altro che un gruppo di edifici diroccati e – per chi ci crede – un covo di terribili e spaventosi fantasmi. Quelli che, condizionale d’obbligo, avrebbero letteralmente terrorizzato cinque ragazzi americani che sabato erano sbarcati sull’isola per passare una notte da «ghostbuster» e che invece hanno dovuto essere soccorsi dai vigili del fuoco dopo che un barchino di passaggio li aveva sentiti gridare in maniera compulsiva: «Ghost, ghost, ghost».

I ragazzi sono stati poi scaricati al Lido e probabilmente a Poveglia non ci metteranno più piede: anche perché, oltre a essere un po’ alticci, avevano scelto la serata (vento forte, cioè rumori) e la mise (ciabattine e braghe corte in un’isola piena di rovi) sbagliate. Non è un caso che arrivassero proprio da Oltreoceano, visto che a dare una svolta planetaria al mito dell’isola maledetta è stata una trasmissione americana, «Ghost adventures», che nel 2009 girò una puntata proprio qui. «E’ un luogo talmente intriso di morte che nemmeno i veneziani ci vogliono andare», diceva il conduttore Zak, che parlava di centinaia di migliaia di morti sotterrati nell’isola, vittime della ondate di peste che colpirono la città. Non mancò il colpo di scena, visto che a un certo punto Zak fu «posseduto» e iniziò a gridare. «Che posto terrib ile», fu il commento finale.

La trasmissione mise sul campo tutte le leggende su Poveglia: luogo di quarantena ai tempi delle pesti, fossa comune, poi nei primi anni del Novecento casa di riposo che in realtà era un manicomio alla cui guida c’era un dottore, a sua volta impazzito, che torturava e uccideva i pazienti. E che alla fine, lui stesso tormentato dagli spiriti delle sue vittime, diede di matto, salì sul campanile della chiesa e si gettò a terra suicida. «Emerite fandonie», commentò già in passato Alberto Toso Fei, scrittore veneziano specializzato nelle storie di fantasmi a Venezia. «È triste vedere come viene deformata l’isola – aggiunse Toso Fei – che è solo bellissima».

Così la pensano anche quelli del comitato. «Gli unici fantasmi di Poveglia che ogni tanto spuntano fuori siamo noi veneziani che la vogliamo difendere», sorride l’ex presidente Giancarlo Ghigi. In realtà la stessa associazione, forse anche per non passare come gli aspiranti all’isola maledetta, ha fatto delle ricerche storiche. «Dai documenti risultano soli 7 morti sull’isola ed erano dei marinai egiziani messi in quarantena perché Poveglia era una stazione di transito delle merci - continua Ghigi - Le fosse comuni non ci sono mai state e il mito di isola maledetta è nato al massimo vent’anni fa, mentre tutti i veneziani che spesso arrivano a Poveglia e dormono in barca attraccati qui sanno che è solo un paradiso di pace».

Il mito però continua e lo stesso Ghigi racconta un aneddoto divertente: «Durante una delle nostre periodiche feste, c’era anche un gruppo di cacciatori di fantasmi e continuava a dirci di fare più piano perché disturbavamo i loro strumenti». Manuel Vecchina, organizzatore di eventi che ebbe la malaugurata idea di comparire in veste di «storico foresto» nel video di «Ghost adventures» non nega che negli anni ha ricevuto decine e decine di richieste sull’isola. Anche i tassisti lo confermano. «Negli ultimi due mesi abbiamo avuto altre 2-3 richieste analoghe», dicono alla Venezia Motoscafi, la coop che ha portato anche i cinque americani. E pure i vigili del fuoco non era la prima volta che intervenivano. «Per sentire e percepire i fantasmi bisogna andarci di sera tardi - raccontava un ragazzo nel blog sui fantasmi - quando il silenzio è perfetto, poi vi sentirete attirare da strane energie».



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