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Predappio. Il museo del fascismo? Va ai partigiani
Pierpaolo Velonà
Corriere di Bologna 20/7/2016

L’Istituto Parri curerà l’esposizione di Predappio. Comitato scientifico internazionale

A Predappio, nel paese natale di Benito Mussolini, il Comune vuole organizzare un’esposizione permanente sul fascismo. E ha deciso di affidare il progetto all’Istituto Parri, il cui nome è associato a una lunga storia di difesa pubblica della Resistenza.

«Per capire la Resistenza bisogna capire come il nostro Paese sia stato preda del fascismo», spiega il direttore del Parri Luca Alessandrini. Al progetto lavorerà un Comitato scientifico internazionale.

Dopo alcune mostre temporanee — l’ultima dedicata al «giovane Mussolini» — e le ricorrenti polemiche per i gadget fascisti venduti nei negozi del paese (che il Pd regionale vorrebbe mettere fuori legge) Predappio torna a far parlare di sé. Nel paese natale di Benito Mussolini, in provincia di Forlì-Cesena, il Comune ha deciso di organizzare un’esposizione permanente sul fascismo. È già stato scelto il luogo che la ospiterà: l’edificio dell’ex Casa del Fascio.

Ma a fare rumore, è il nome dell’Istituto a cui il Comune ha deciso di affidare il progetto. Si tratta dell’Istituto Parri di Bologna, diretto dallo storico Luca Alessandrini. Quando nacque, nel 1963, per iniziativa di un gruppo di intellettuali e di protagonisti della Resistenza, il Parri si proponeva di raccogliere testimonianze e documenti su tutto ciò che aveva rappresentato l’opposizione alla dittatura. Il valore scientifico dell’Istituto, che negli anni ha raccolto un archivio e una biblioteca sterminati sugli eventi che vanno dalla fine della prima guerra mondiale all’inizio del secolo successivo, è riconosciuto a livello internazionale. Ma in Emilia-Romagna, il nome del Parri è anche associato a una lunga storia di militanza e di difesa pubblica della Resistenza.

Per questo, la notizia che il Comune di Predappio abbia affidato proprio al Parri l’organizzazione della mostra ha destato curiosità e stupore. Ma il direttore Alessandrini spiega che la scelta è coerente con la storia dell’Istituto: «Siamo nati nel pieno della guerra fredda da un’idea avuta da Ferruccio Parri nel 1949 — spiega Alessandrini — Parri voleva salvare l’esperienza storica dell’antifascismo mentre la guerra fredda sembrava fare passare in secondo piano la straordinaria esperienza unitaria della Resistenza».

E poi: «Per capire la Resistenza bisogna capire come il nostro Paese sia stato preda del fascismo. La biblioteca del Parri è la più importante in circolazione sul fascismo, abbiamo persino un fondo librario sul nazismo austriaco». Insomma, il Parri è pronto ad un’altra sfida: contribuire, con l’esposizione sul fascismo, a ricostruire per il grande pubblico una parte spesso rimossa della storia nazionale. «Non possiamo ignorare il fatto che il fascismo sia stato un tratto caratteristico del Novecento. Gobetti scriveva che il fascismo è stato l’autobiografia della nazione». Un’idea laica di storiografia che Alessandrini estende alla recente polemica sui gadget fascisti. «Tutto in noi si ribella quando vediamo questa ignobile paccottiglia ma è impossibile trovare una norma giuridica che assecondi la nostra rabbia senza ledere le libertà democratiche. Il problema è culturale. Inutile vietare». I primi passi verso l’esposizione prevedono ora la nomina di un Comitato scientifico internazionale e di un gruppo di lavoro con competenze museografiche. La mostra costerà poco meno di 3 milioni di euro: 2 milioni sono stati chiesti alla Regione, il resto arriva dalla Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì.



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