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Il nuovo Palazzo Butera così l'edificio diventa un epicentro dell'arte
PAOLA NICITA
20 LUGLIO 2016 LA REPUBBLICA




Massimo e Francesca Valsecchi, coppia d'oro del collezionismo d'arte internazionale, si sono innamorati di Palermo: il risultato è stato l'acquisto di Palazzo Butera, con un progetto passionale ma ben definito nella mente dei due mecenati: uno spazio per le mostre e uno per la collezione. Perché sia chiaro, qui di soldi pubblici non ce ne sono e non se ne cercano, semmai si vuole essere artefici di una trasformazione nel segno della cultura.

La collezione Valsecchi è molto raffinata ed è dedicata non solo al contemporaneo: è stimata in diverse centinaia di milioni, suddivisi tra i maggiori nomi: Andy Warhol, Anne e Patrick Poirier, Gerard Richter, David Tremlett, Tetsumi Kudo, Gilbert & George alla cui scoperta hanno fortemente contribuito- fino ad Annibale Carracci, giusto per fare qualche nome di artista di secoli passati; e ancora maioliche, vetri antichi e degli anni Venti, Pop art e reperti archeologici. La Galleria di Massimo Valsecchi, a Milano, sua città natale, è stata per mezzo secolo punto di riferimento imprescindibile per gli artisti e le correnti più innovative, che hanno trovato appoggio nella realizzazione di progetti, mostre, opere.

La storia è presto detta: Palazzo Butera, architettura- icona fattrice del Gattopardo, è in vendita, l'accordo e l'acquisto arrivano presto; la vulgata racconta di un quadro della collezione- un dipinto di Gerard Richter- posto in vendita per trasformare il capitale (la cifra per l'acquisto del Palazzo è 12 milioni di euro) nell'immobile palermitano carico di storia, ma anche di crepe e soffitti mancanti, che necessita di un restyling già in atto.

Ma soprattutto di essere ripensato in una nuova prospettiva.

Il progetto è articolato, e si muoverà per

tranches in una traiettoria di lungo corso, che vedrà il restauro conservativo del palazzo, la sua destinazione ad accogliere la collezione permanente Valsecchi che sarà allestita al secondo piano, una serie di mostre temporanee, e i numerosi spazi del pianterreno destinati a residenze per artisti, laboratori, spazi culturali, ospitalità per studiosi. Con la barra puntata su Manifesta 12, nel 2018. D'altronde anche la collezione Valsecchi è nel segno dell'accoglienza e della contaminazione, i temi di Manifesta 12: archeologia e contemporaneo, per un unica idea di cultura e bellezza. Il progetto è stato affidato a Marco Giammona, dopo che i coniugi Valsecchi hanno visto il lavoro realizzato per i Palazzi Sambuca e Moncada, biglietto da visita che è valso la progettazione e direzione dei lavori. Racconta Giammona: «L'intervento di restauro sarà molto conservativo, mirato a custodire le bellezze del posto. Senza tirare nulla a lucido, semmai con interventi mirati alla staticità; le "rughe" del palazzo, al contrario, saranno evidenziate, perché la loro speciale bellezza è importante per i collezionisti. Ad esempio rimarranno le ringhiere arrugginite, ma la pelle del palazzo avrà recuperato la sua rifunzionalizzazione. Nel frattempo abbiamo ritrovato degli affreschi nei soffitti: anche questi saranno recuperati e offerti alla pubblica fruizione, nell'idea di un bene che deve essere restituito alla città. I Valsecchi hanno visto in Palermo un luogo dalle potenzialità incredibili, su cui scommettere».

A Palazzo Butera dunque i lavori sono già in corso e marciano a ritmo sostenuto con l'appoggio del Comune, Soprintendenza e assessorato al Centro storico. L'architetto Giovanni Cappelletti racconta quali sono i punti essenziali della nuova destinazione del palazzo: «Per comprendere come intervenire, abbiamo fatto moltissime passeggiate all'interno del palazzo, insieme al professore Valsecchi, prima dei lavori: una maniera di ascoltare i suggerimenti dei luoghi, degli spazi, la sua stori: le sale più grandi nella parte prospiciente al mare, ed ecco le sale espositive; quelle interne più frammentate, adatte per ospitalità, workshop, studi per artisti. Il percorso, specie quello pubblico, sarà segnato da alcuni elementi indicativi. Ci sarà ad esempio una scala elicoidale che salirà intorno ad una colonna, per osservare la collezione dall'alto».

La meta che segnerà l'inaugurazione dello spazio recuperato - oltre che chiaramente la parte del piano nobile del palazzo che Massimo e Francesca Valsecchi terranno per sé - è quella di Manifesta 12, nel 2018. La biennale "nomade" di arte contemporanea che ogni due anni sceglie una città diversa del mondo e che per ogni sua "apparizione" muove milioni di persone, ha scelto Palermo per la sua nuova avventura. E Massimo Valsecchi fa parte del board per Manifesta a Palermo. Gli artisti con cui i Valsecchi hanno costruito la loro collezione saranno chiamati a Palermo, nelle sale di Palazzo Butera, per pensare ad un progetto site- specific: sarà un'opera che nascerà qui, per questo luogo pensata e realizzata. A fianco dei grandi nomi della collezione che collaboreranno con opere made in Palermo, non mancherà il coinvolgimento degli artisti locali, e già un gruppo formato da Stefania Galegati Shines, Olimpia Garavani e Ignazio Mortellaro sta sviluppando un progetto legato al grande ficus che si trova dentro l'antico edificio.

«Penso che la ristrutturazione e la riqualificazione di Palazzo Butera –dice Hedwig Fijen, direttrice di Manifesta - è di grande valore per la creazione di nuovi impulsi artistici della città di Palermo, soprattutto a causa dell'inclusione non solo come piattaforma espositiva, ma anche come luogo per i produttori, in cui gli artisti possano essere invitati a creare un nuovo lavoro o per fare ricerca. Credo che la città di Palermo con il suoi concetti di sincretismo e diversità multiculturale abbia una forte attrazione per gli artisti emergenti, e in questo senso la città non deve solo diventare un polo artistico, ma ricercare lo sviluppo attraverso luoghi artistici e le realizzazioni architettoniche».





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