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Mirella Barracco dimissioni choc: addio alla Reggia di Carditello
Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno 21/7/2016

La presidente della Fondazione lascia l’incarico. Nominato il nuovo direttore: è Angela Tecce

Mirella Barracco si è dimessa dalla presidenza della fondazione della Reggia borbonica. E quello che colpisce della sua breve nota di commiato è un aggettivo: «Questi 5 mesi di intenso e proficuo lavoro all’interno del Cda della neonata Fondazione del Real Sito, mi hanno confermato in quelle che erano state le mie perplessità ad accettare: la difficile coesistenza con il lavoro della Fondazione Napoli Novantanove, le cui fragili spalle non permettono le si venga sottratto tempo in un momento di crescita straordinaria del progetto di adozione dei monumenti». L’aggettivo in questione è «fragile» e colpisce perché l’attività, il progetto e l’imponenza dei numeri della Fondazione Napolinovantanove tutto sono tranne che fragili.


Carditello addio. Mirella Barracco si è dimessa dalla carica di presidente della fondazione della Reggia borbonica. E quello che colpisce della sua breve nota di commiato è un aggettivo: «Questi 5 mesi di intenso e proficuo lavoro all’interno del Cda della neonata Fondazione del Real Sito, mi hanno confermato in quelle che erano state, sin dall’inizio, le mie perplessità ad accettare: la difficile coesistenza con il lavoro della Fondazione Napoli Novantanove, le cui fragili spalle non permettono le si venga sottratto tempo e attenzione in un momento particolare di crescita straordinaria del progetto di adozione dei monumenti». L’aggettivo in questione è «fragile» e fa effetto perché l’attività, il progetto e l’imponenza dei numeri portati a casa dalla Fondazione Napolinovantanove tutto sono tranne che fragili. «Ma le spalle diventano fragili se il carico è troppo - dice -. Far coincidere i due progetti era veramente diventato impossibile. I risultati ottenuti a Carditello sono stati straordinari. Quando ho accettato la nomina, dopo un primo diniego per la verità, bisognava dar forma a tutto. Oggi la Fondazione esiste e abbiamo anche un nuovo direttore».

Il cda che ieri ha ratificato le dimissioni - presentate in realtà da Barracco già l’11 luglio scorso - ha infatti anche nominato alla direzione di Carditello Angela Tecce, attualmente al vertice del Polo Museale della Calabria che dovrà rendere nota la sua volontà entro il prossimo 29 luglio. Se non dovesse accogliere la nomina, il cda ha nell’ordine altri due candidati, selezionati in base ai curricula e a un colloquio. Sono: Alessandro Manna ed Eugenio Frollo. Neanche il tempo di nominare il direttore, dunque, che già la fondazione si è trovata acefala, monca della parte più importante, quella presidenza che le ha consentito di esistere. Ora il ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, d’intesa con il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, designerà, come da statuto, il nuovo vertice. Fino a quel momento, il consigliere anziano Luigi Cimmino ha assunto le funzioni vicarie. «I faldoni di tutto il lavoro svolto passerà ora al direttore. In questo periodo - continua Barracco - la mia priorità è stata Carditello. Ho messo da parte i tanti impegni già assunti col progetto dell’adozione dei monumenti. Ci sono ben 350 Comuni italiani con i quali ho preso degli impegni e non posso più permettermi di rispondere: scusate, ma ho da fare con il Real Sito».

Da quello che dice, si percepisce però una sensazione di solitudine nel lavoro svolto per la tenuta di San Tammaro: «Il ministero, che ringrazio per l’esperienza umana che mi ha consentito di vivere, mi ha anche dato delega totale. Il che è un segno di grande fiducia. Così, insieme ai membri del cda con i quali si è subito stabilita una collaborazione proficua, ho potuto portare a segno una serie di risultati impensabili fino a poco tempo fa. Pensi che quando accettai mi tremavano i polsi per la sfida da affrontare. Siamo arrivati che non c’era una sede e ora abbiamo predisposto la sua collocazione, sia pure provvisoria, nel Palazzo Reale di Napoli. Siamo arrivati che non c’era personale e ora abbiamo un direttore. Nessuna cosa aveva forma e noi l’abbiamo plasmata. Ci sono un logo e un sito web in divenire. Carditello esiste. Ora, però, si entra in un’altra fase, passiamo il testimone. Non posso negare, però, che provo anche un certo dolore nel lasciare questo luogo speciale che ho avuto la possibilità di conoscere. Posso aggiungere che forse è stato sottovalutato l’impegno realmente necessario per un’impresa del genere. Servono persone e fondi...». A commentare questo addio è lo storico dell’arte Tomaso Montanari. È stato fatto abbastanza per Carditello? «Conoscendo Mirella Barracco, se si fosse fatto abbastanza, sarebbe rimasta alla presidenza. Evidentemente il ministero non si è particolarmente impegnato per il Real Sito. Le sue vere intenzioni si vedranno con la nuova nomina. Potrebbe essere un altro emiliano come già alcuni membri del cda e portare così a una ‘emilianizzazione’ del monumento. La verità è che non c’è una politica per il patrimonio culturale del Sud. L’unica esistente è quella della valorizzazione ovvero della trasformazione dei beni culturali in lunapark. A che serve far vivere Carditello per trasformarlo in un set di Dolce&Gabbana, tanto per stare all’attualità? A noi interessa che produca ricerca e cittadinanza. Invece si passa dall’antica trascuratezza alla messa a reddito e alla spettacolarizzazione. Facciamo un salto dalla barbiere alla decadenza senza passare per la civiltà».

E Angela Tecce? «Farebbe bene ad accettare anche se si trova di fronte a una delle tante contradizioni della riforma: dover scegliere se governare bene una cosa o non governarne quaranta».



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