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Quadri di Castelvecchio, Tosi agli ucraini: «Prima le opere, poi la grande cerimonia»
Lillo Aldegheri
Corriere del Veneto - Verona 21/7/2016

Kiev latita, il sindaco cambia tattica e si irrigidisce. «Restauri necessari, le tele rientrino subito»

VERONA. Flavio Tosi cambia tattica. I quadri rubati a Castelvecchio non tornano a casa, e probabilmente è stato un errore dire, come è stato fatto nei giorni scorsi, che occorre trovare una data libera sia per Matteo Renzi che per il presidente ucraino Petro Poroshenko (in foto, con Tosi) per fissare la cerimonia ufficiale del rientro.

E allora ecco il cambiamento di rotta. Il sindaco di Verona ha scritto una lettera all’ambasciatore ucraino in Italia, Yevhen Perelygin, spiegando che i quadri hanno bisogno di piccoli restauri e sistemazioni dei danni subiti (soprattutto alle cornici) dopo la rapina. Ecco perché, spiega il sindaco, è necessario che essi tornino a Verona il più rapidamente possibile, entro la fine di luglio o al massimo nei primissimi giorni di agosto. Solo dopo, con calma e senza troppa ansia, si potrà stabilire una data per la cerimonia ufficiale di «restituzione alla città», a cui saranno invitati sia il presidente del Consiglio italiano che il presidente della Repubblica ucraina. Ora si attende la risposta dell’ambasciatore, sperando che sia positiva. Intanto ovviamente si moltiplicano le polemiche politiche, che coinvolgono sia Tosi che Renzi.

Il senatore veronese di Forza Italia, Stefano Bertacco, torna a criticare la delibera con cui la giunta e il consiglio comunale hanno concesso al presidente Poroshenho la cittadinanza onoraria di Verona. «Adesso – tuona Bertacco su Facebook – per riavere le nostre opere dovremo aspettare forse l’autunno per permettere di fare sfilare il bullo di Firenze nella nostra città».

Il senatore conclude con un secco: «Vergognoso». E all’esponente del Pd Giancarlo Montagnoli che lo rimprovera («Anche tu, che sei una persona seria…») di usare un linguaggio da bar contro il premier («Peccato»), Bertacco risponde ribadendo che «la realtà dei fatti non cambia: i veronesi e i tantissimi turisti che visitano in questo periodo Verona dovranno attendere, per rivedere le opere che ci sono state sottratte, un buco nell’agenda del presidente del Consiglio». Proprio Renzi, peraltro, ha avuto un ruolo molto attivo in questa vicenda, anche attraverso un colloquio diretto con Poroshenko, a margine del vertice Nato di Varsavia, chiedendo che si accelerasse la procedura di rientro. A seguire, il sindaco Tosi era volato a Roma, a Palazzo Chigi, da dove, assieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, e ad esponenti del nostro mondo diplomatico, era tornato a parlare con esponenti del governo ucraino per cercare di fissare una data precisa per il rientro delle 17 preziosissime opere d’arte. Ma proprio quel giorno era saltata fuori la nuova complicazione, quella sulla data libera da trovare sulle agende sia di Renzi che di Poroshenko per farli arrivare in riva all’Adige assieme ai quadri.

A questo punto, la vicenda cominciava a somigliare sempre di più alla storia di Bertoldo, cui il re aveva concesso di scegliere l’albero cui essere impiccato, senza che il furbo contadino ne trovasse uno che fosse di suo gradimento. E allora ecco il nuovo tentativo: lasciamo perdere l’agenda dei due leader, dice adesso Palazzo Barbieri, dateci intanto i quadri e poi discuteremo senza fretta di tutto il resto.

Giova, intanto, ricordare che la clamorosa rapina a Castelvecchio risale al 19 novembre scorso, otto mesi fa. Senza dimenticare che una vicenda analoga, più volte citata da Tosi (per invitare tutti ad evitare gesti maldestri), era accaduta quando alcune tele preziose erano state rubata in Olanda e ritrovate in Ucraina, ma prima che avvenisse la restituzione erano trascorsi ben sei anni.



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