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NAPOLI-La Pokemon Go mania invade i musei, il direttore del Mann: "Felice che vengano da noi"
PAOLO DE LUCA
Repubblica-Napoli, 22/07/2016

Inevitabilmente i mostriciattoli della Nintendo spaziano anche nei siti culturali della città. Giulierini (Archeologico) entusiasta: "Lo dirò a mio figlio". Viliani (Museo Madre): "Sì al pubblico del futuro, ma si rispetti anche chi cerca quiete nei nostri spazi"



“Questo negozio è ‘Pokemon free’: entrate liberamente”. L’insegna, apparsa su una vetrina di Pomigliano d’Arco strappa più di un sorriso ai passanti che la leggono. Come a dire, “Voi, investiti dalla mania del momento, dimenticate per un attimo il vostro smartphone e prendete un caffè senza guardare continuamente il touch screen”.

L’ondata globale generata dai mostriciattoli di casa Nintendo, non tende infatti a fermarsi. Anzi, aumentano di giorno in giorno i giocatori di “Pokemon Go”, l’app Niantic per cellulari e tablet sia Android che iOS, con oltre 30 milioni di download alle spalle. L’obiettivo è cercare i simpatici animaletti in giro per la propria città e catturarli con le speciali sfere “Poke Ball”.
Napoli, tutti a caccia di Pokemon. Ecco i segreti
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Una mania che, inevitabilmente, tocca anche i principali luoghi d’arte nazionali, “contaminando” virtualmente tele e sculture con buffe e colorate creature. La Galleria degli Uffizi, ad esempio, ha pubblicato una serie di foto in cui appaiono Pokemon disseminati tra una sala e l’altra, accanto ai capolavori di Botticelli e Tiziano. Un’astuta mossa di comunicazione, accolta sia da elogi (“Così si avvicinano i giovani ai musei), che critiche (“Non si può accostare l’arte a contenuti così poco educativi”).

La risposta di Napoli non si è fatta tanto attendere. Qui, le statue romane di dei e semidei, custodite nelle splendide gallerie d’arte e archeologia partenopee, ammiccano alla squadra di Pikachu e compagni. Alcuni players, infatti, hanno pubblicato sui social network diverse immagini di Pokemon nei musei. Solitamente ne captano uno nell’area esterna, per poi “trascinarlo” all’interno delle sale.

Ed ecco, quindi, al Museo Archeologico, l’Ercole Farnese affiancarsi ad un minuscolo Horsea. Vale anche per il bellissimo Apollo in porfido rosso, attorno a cui svolazza uno Zubat. “Trovo ottima l’idea degli Uffizi - dice Paolo Giulierini, direttore del Mann - E sono molto contento se anche all’interno del nostro museo si annidi qualche Pokemon: lo dirò subito a mio figlio di nove anni, che è un vero e proprio esperto del campo”.

Giulierini non ha dubbi: “Questo videogame si rivolge ad un pubblico che rappresenta i nostri visitatori di domani. È un piacere per noi se vengono a farci visita, contaminando l’arte immortale del Mann con le nuove tecnologie ed mezzi d’intrattenimento, su cui, tra l’altro, è nostra intenzione investire in tempi molto brevi”. Il direttore rilancia: “Il museo è un contenitore di arte, bellezza, ed è nostro compito rilevare anche tendenze che attirano le comunità che ci circondano. È anche per questo che ho accettato con entusiasmo di proporre all’interno delle nostre collezioni classiche, anche mostre d’arte contemporanea: una sui supereroi di Adrian Tranquilli, o la ‘Pontifex Maximus’ di Alexey Morosov, attualmente visitabile”.

E se dall’America arriva già l’annuncio del primo player che ha catturato tutte le 150 specie di Pokemon, al Bosco di Capodimonte è caccia aperta a Pikachu, avvistato tra i cespugli e gli alberi secolari. La giocatrice “sirenapartenope” posta più scatti di alcuni esemplari catturati proprio all’ingresso del Real bosco, accanto all’ingresso della reggia che custodisce la splendida pinacoteca diretta da Sylvain Bellenger.

Qualcuno ha anche fotoritoccato un’immagine, inserendo un “Bulbasaur” nella collezione Gemito di Palazzo Zevallos. Altri, infine, vanno a caccia a Villa Pignatelli, nella loggia delle statue. “Ancora non mi sono fatta un’idea precisa del fenomeno - spiega la direttrice Denise Pagano - Ma, certamente, assistiamo ad un evento nuovo, di cui potremmo far tesoro. Mi piacerebbe, in futuro, se a Villa Pignatelli e nel suo giardino si creassero giochi specifici per ragazzi, alla scoperta del museo e dei suoi tesori. Magari attingendo proprio al fascino e al feeling che i giovani hanno per i Pokemon”.

Dalla “Crypta Neapolitana", gioiello dell’ingegneria romana a pochi passi dalla tomba di Virgilio, alla Stazione zoologica Anton Dohrn: i monumenti si trasformano in “Pokestop”, punti bonus per giocatoti e “cacciatori”. Pare anche che l’equipe McDonald’s sia inoltre in trattativa con la Niantic per trasformare ogni suo store in “Pokestop”.

Insomma, a Napoli arte e videogame sembrano, almeno in questo caso, scambiarsi occhiate più che favorevoli. Come testimonia anche Andrea Viliani, direttore del Madre, museo di arte contemporanea in via Settembrini: “Pokémon Go nei musei? - afferma - Sembra inevitabile che anche i nostri edifici d’arte e cultura siano coinvolti da questo fenomeno. Un fenomeno che, del resto, come molti altri che lo hanno preceduto o che lo seguiranno, fa parte delle dinamiche collettive, quindi dei pubblici. Non solo quelli effettivi ma anche quelli potenziali, anche dei musei”.

Il direttore e storico dell’arte prosegue: “Attraverso la realtà virtuale si genera un incontro inaspettato con porzioni della realtà vera, permettendo magari di scoprire o riscoprire alcuni dei nostri musei e condividerli con altri. Inoltre si tratta di utenti spesso adolescenti: Un pubblico fondamentale per i musei, nell'esercizio della nostra missione”.

Viliani mantiene uno sguardo razionale sul “Fenomeno Pokemon”, individuandone punti forti e criticità: “Stiamo parlando - conclude - di un trend che presenta molti margini di incertezza e con cui relazionarsi attentamente:
occorre garantire per esempio, oltre alla tutela delle opere, il rispetto di tutti i visitatori. Parlo del mantenimento di un'esperienza di visita plurale, diversificata e, perché no, la pace di chi, anche solo per un paio d'ore, decide di lasciare la realtà, reale o virtuale che sia, per immergersi nel confronto con le opere d'arte. Che rimangono, forse, il più bel "gioco" a cui dedicarsi e da far conoscere ai propri figli”.



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