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ROMA-Restauro della Sala delle Fatiche di Ercole del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia
www.primapaginanews.it, 22/07/2016

La Fondazione Silvano Toti finanzia, attraverso una donazione liberale, il restauro dellaSala delle Fatiche di Ercole, all’interno del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia a Roma, con la direzione scientifica del Polo Museale del Lazio, istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Palazzo Venezia è uno dei più importanti edifici romani del Rinascimento. Progettato alla metà del XV secolo da un architetto vicino a Leon Battista Alberti per volere del cardinale Pietro Barbo, successivamente papa Paolo II, l’edificio divenne poi sede della Serenissima Repubblica di Venezia e successivamente della Diplomazia austriaca. Nel 1916 lo Stato Italiano, rivendicatane la proprietà, lo destinò a museo nazionale, oggi ricco di alcune migliaia di opere d’arte, fra cui autentici capolavori. Il palazzo, per quanto sottoposto a diverse modifiche nel corso dei secoli, conserva ancora integra la struttura e molte decorazioni originali del quindicesimo secolo. La Sala delle Fatiche di Ercole ne rappresenta un chiaro esempio. Collocata al piano nobile dell’edificio, all’estremità dell’appartamento di Pietro Barbo, essa era ufficialmente destinata alla custodia dei paramenti sacri del Pontefice e perciò detta anche Sala dei Paramenti. Il nome odierno si deve al fregio a fresco che decora la parte alta delle sue pareti e che appunto illustra, intervallate da quattro fontane con amorini, in otto riquadri, alcune delle dodici mitiche fatiche, vale a dire Ercole e il leone Nemeo, Ercole e Anteo, Ercole e i buoi di Gerione, Ercole e Gerione, Ercole e il drago Ladone, Ercole e la cerva di Cerinea, Ercole e gli uccelli di Stinfalo ed infine Ercole e il centauro Nesso. Il ciclo delle Fatiche di Ercole ha una rimarchevole importanza sotto il profilo storico e artistico, che va oltre la sua pur indiscutibile qualità. Esso fu dipinto da un artista ancora anonimo, probabilmente di origine settentrionale. In passato, più di uno studioso ha voluto collegarlo in via diretta o almeno indiretta ad Andrea Mantegna; altri invece hanno pensato a un miniatore della corte pontificia. L’intervento di restauro e le indagini connesse rappresenteranno certamente l’occasione per tornare anche sul tema dell’autografia degli affreschi. Il lavoro, affidato con bando pubblico a L’OFFICINA, Consorzio di restauro e conservazione opere d’arte e diretto da Paolo Castellani, storico dell’arte del Polo Museale del Lazio, durerà circa 4 mesi, da luglio e ottobre. Esso riguarderà la disinfezione e disinfestazione della parte lignea del soffitto, la pulitura della parte pittorica, il consolidamento dell'intonaco e della pellicola pittorica, la revisione delle integrazioni delle lacune relative a precedenti interventi di restauro e successive eventuali reintegrazioni. È inoltre prevista una campagna di indagini diagnostiche e di rilievo grafico delle tecniche di esecuzione delle decorazioni. A partire da settembre il pubblico avrà la possibilità di accedere al cantiere con visite guidate gratuite.



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