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Firenze. «Ma con i no agli archistar la città resta ferma»
Mauro Bonciani
Corriere fiorentino 23/7/2016

Maffei, braccio destro in Italia di Isozaki: «Prendete esempio da Milano. Dispiaciuto per Foster»

«Mi stupisce molto che si sia deciso di non fare più la stazione di Foster e spero che alla fine comunque sia realizzata: sarebbe il simbolo del nuovo rinascimento di Firenze». Andrea Maffei, architetto laureatosi a Firenze, associato dell’archistar Arata Isozaki e responsabile dei progetti italiani, ha letto dei cambiamenti in arrivo sul nodo dell’alta velocità fiorentino e spiega perché in Italia le grandi opere ed i grandi progetti non hanno vita facile.

«Dipende tutto dalla determinazione e dalla volontà del committente, specie se si tratta di pubbliche amministrazioni: se queste ci sono, anche da noi è possibile fare opere velocemente — spiega dal suo studio di Milano — Ad esempio a Maranello in soli due anni, grazie all’impegno dell’amministrazione comunale, il progetto di Arata Isozaki Associati che ha vinto il concorso indetto nel 2007 è diventato realtà». Secondo Maffei questi progetti sono importanti per più motivi. «Basta guardare cosa è accaduto a Milano negli ultimi 15-10 anni, osservare come la città sia cambiata in meglio grazie ai progetti architettonici, ai nuovi grattacieli, alla Fondazione Prada. Si capisce come queste trasformazioni influenzino positivamente il territorio e l’economia, ma non solo — sottolinea — A Milano abbiamo ormai tanti turisti e visitatori che vengono per vedere queste opere architettoniche, che generano anche lavoro ed attrazione di giovani e nuove energie; tutti benefici importanti e decisivi per rivitalizzare una città». Isozaki e Maffei hanno vinto progetti in tutto il mondo, non solo in Italia e a Firenze si sono aggiudicati ormai più di dieci anni fa il concorso per l’uscita degli Uffizi in piazza del Grano, che ancora non ha visto i cantieri aprire, nè c’è una data di partenza. «Noi attendiamo fiduciosi. Il progetto è stato consegnato da tempo, ci è stato interamente retribuito dallo Stato attraverso il Ministero e quando il cantiere aprirà il maestro verrà per osservarlo e ne ha la supervisione artistica, come da accordi».

Nessuno ha cancellato la Loggia dell’archistar giapponese (costo 6 milioni), come accaduto per l’hotel di Jean Nouvel in viale Belfiore, o la stazione di Foster e gli edifici di Zaha Hadid a Novoli, ma il vostro progetto si farà, come per il Palagiustizia, anni dopo la sua realizzazione: ha ancora senso? «Per noi non cambia nulla. La giuria che lo ha scelto era fatta di grandi personalità, il progetto non seguiva “mode” ma era pensato alla luce del Rinascimento, non è certo invecchiato, e piazza del Grano resta una zona da sistemare». «Secondo me è vitale per Firenze che si faccia la stazione di Norman Foster, innescando trasformazioni positive», conclude.



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