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Napoli. Palazzo a rischio, chiude l’Archivio storico
Corriere del Mezzogiorno 26/7/2016

Problemi di statica alla sede di Salita Pontenuovo. Rossana Rummo: «Si agisca subito»

L’archivio storico del Comune di Napoli ha chiuso. E non per ferie. Da ieri portone sbarrato e un avviso per i visitatori: l’accesso al pubblico è sospeso. La finestra dell’ex Ritiro di Santa Maria della Purificazione e dei Santi Gioacchino ed Anna a Pontenuovo - il nome è lungo come la storia - sembra una bocca che grida vendetta. Rossana Rummo, dirigente del ministero dei Beni culturali: «Si agisca subito, il patrimonio storico non deve correre rischi».

L’archivio storico del Comune di Napoli ha chiuso. E non per ferie. Da ieri, portone sbarrato e un avviso per i visitatori: l’accesso al pubblico è sospeso. La finestra dell’ex Ritiro di Santa Maria della Purificazione e dei Santi Gioacchino ed Anna a Pontenuovo - il nome è lungo come questa storia - sembra una bocca con una smorfia di dolore. Gravi problemi di statica all’edificio hanno imposto al Comune la decisione che priva la città di un pezzo importante della sua memoria. A spiegare cosa sia successo realmente è l’assessore comunale alla cultura Nino Daniele che ha anche la competenza degli Archivi: «Si tratta solo di una chiusura temporanea per la quale abbiamo scelto proprio i mesi estivi, al fine di limitare disagi ai fruitori». Temporaneo quanto? È un aggettivo che a Napoli mette i brividi. «Stiamo individuando le sedi idonee per collocare i vari fondi. Il primo potrebbe essere l’Albergo dei Poveri che ha ampi spazi, ma solo alcuni sono consoni all’uso. Il secondo è la biblioteca Gelsomina Verde di Secondigliano che, invece, ha sale già ben strutturate e adeguate alla conservazione delle carte».

La sensazione è che così si smembri ulteriormente una memoria di per sé già saccheggiata e dispersa per varie vicende storiche. «La divisione non va letta come smembramento, ma come assegnazione di sezione specifiche in vari luoghi. Perché l’obiettivo finale è riunificare tutte le sezioni con quella di San Lorenzo Maggiore. Ma deve partire ed essere portato a termine il progetto Unesco».

A che punto sia questo, lo racconta Carmine Piscopo, assessore comunale alle Politiche urbane: «Esiste un piano preciso per il recupero dell’Archivio storico già finanziato dall’Ue. La programmazione dei fondi della commissione europea è stata ratificata da due delibere, una comunale e una regionale. Per far partire i lavori, però, aspettiamo il decreto di Palazzo Santa Lucia che dia il via libera alla spesa. La gara è in aggiudicazione provvisoria e si sta compiendo l’iter per l’aggiudicazione quella definitiva che individuerà una sola impresa responsabile dei lavori». I tempi? «Diciamo un paio di anni, imprevisti compresi. Lavorare a San Lorenzo significa aprire uno scrigno e non si sa cosa può venir fuori. Non sarebbe la prima volta che affreschi e ritrovamenti facciamo capolino da una ristrutturazione importante».

Intanto c’è preoccupazione anche per il «capitale» umano e professione oltre che per le preziose carte. I dipendenti sono stati spostati nella sede collocata all’interno dell’Ospedale dell’Annunziata dove si sentono «parcheggiati».

Rossana Rummo, ex direttore generale degli Archivi e oggi vertice ministeriale per le Biblioteche e gli Istituti culturali commenta: «Bisogna agire il prima possibile. Se ci sono dei rischi per il patrimonio e le persone è ovvio che il Comune abbia fatto bene a chiudere. Ora però è necessario trovare collocazioni per la messa in sicurezza delle carte. L’ideale sarebbe che i documenti restassero insieme. A Pisa abbiamo avuto un problema simile, la cittadinanza temeva che il provvisorio diventasse definitivo ma è un rischio che va corso. L’importante è che sia assicurata la fruibilità».

Nessuna sorpresa per lo storico Giuseppe Galasso: «Non bisogna meravigliarsi purtroppo del punto al quale siamo giunti con l’Archivio. Questa è una sciagura annunciata ormai da tempo e da tempo si sarebbe dovuto provvedere. Se ora di urgenza, e sperando che non capitino i soliti gravi pasticci degli spostamenti, si vuol pensare a un trasferimento del materiale, converrà comunque farlo in un’unica sede provvisoria. La destinazione finale a San Lorenzo è più che auspicabile e quasi predestinata dal fatto che qui vi trovò posto l’archivio dello Stato civile del Comune. Senza considerare che proprio la torre era una delle sedi dell’antica amministrazione napoletana. Sarebbe opportuno, però, che le modalità della nuova collocazione delle carte venissero studiate in anticipo e non improvvisate d’urgenza».

E le sedi indicate come temporanee dal Comune: «Mi astengo dal commento. È responsabilità dell’ente garantire una struttura idonea, sicura e, ripeto, complessiva. L’archivio ha una sorte disgraziata: è stato distrutto da incendi e ha subito varie dispersioni nei primi anni del dopoguerra. La memoria storica della città, cioè una dei sui beni più preziosi, è già molto menomata. Quel poco che ci rimane deve essere considerato, anche per ciò, ancora più importante e non solo per gli studiosi».



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