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Veneto. Emigranti, storie e documenti per salvare la memoria
Mauro Pigozzo
Corriere del Veneto 26/7/2016

Un capannone dismesso, come propone il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia. O una villa veneta, come suggerisce il sociologo Ulderico Bernardi. Si accende il dibattito attorno allidea di Gian Antonio Stella, che in un editoriale pubblicato sul Corriere del Veneto ha proposto la nascita di un museo dedicato allepopea degli emigranti, uno spazio che racconti le storie del passato ma che guardi anche al futuro dellemigrazione. Loccasione per lanciare lappello alle istituzioni legato alla Giornata regionale dei veneti nel mondo che si celebrata a Belluno. Bisogna recordarse de i nostri bisnoni / che grasie a lori poi noi semo qua! , ha scritto Stella, citando una canzone dedicata allemigrazione. Un dibattito, quello legato alla necessit di un museo dedicato agli emigrati, che peraltro si innesta su proposte gi esistenti, come quella di ospitarlo nel Pellagrosario di Mogliano, nel Trevigiano, metafora della povert dalla quale si scappava con la valigia di cartone per catar fortuna. Sul punto, Zaia ha gi detto il proprio s: Vorrei un museo multimediale che metta in rete i talenti che gi oggi ci sono a livello internazionale. Lo spazio potrebbe essere un capannone dismesso, visto che tanto si parla del consumo del suolo e i soldi arriveranno da un fund raising come quelli ebraici per operazioni identitarie-culturali.

Daltro canto, modelli ai quali ispirarsi a livello mondiale non ne mancano. Ad esempio, Ellis Island un isolotto nella baia di New York. Antico arsenale militare, dal 1892 al 1954 stato il principale punto dingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti. Attualmente ledificio ospita lImmigration Museum , forse il museo mondiale pi noto sul tema. Il sociologo Bernardi si ispira invece agli spazi dedicati alla memoria allaperto, un modello inglese. Ho gi inviato alla Regione la mia proposta - spiega -. Si dovrebbe individuare una villa veneta pubblica, dove racchiudere storie di successo, un auditorium, una cineteca, una videoteca e una biblioteca. Una parte va dedicata anche ai migranti di oggi. Ma importante anche larea esterna. Lho chiamata lorto del mondo : dovremmo coltivarci tutte le piante che gli emigrati hanno portato in Veneto. Qualche esempio? Gli albicocchi dallArmenia o le pesche dalla Persia.

Gianpaolo Romanato, professore di Storia contemporanea allUniversit di Padova, sposta invece il focus della propria riflessione sul far nascere, accanto al museo, un centro di documentazione. Serve raccogliere tutte le informazioni, le pubblicazioni e le ricerche fatte in questi anni da studiosi, universit e centri di ricerca - dice -. Non sempre semplice trovare il materiale. E sarebbe molto utile sia ai ricercatori che agli operatori del business. Serve infatti pensare anche alla collaborazione con le varie camere di commercio. A coordinare potrebbe essere la consulta dei veneti nel mondo, ente del quale Romanato ha fatto parte.

Neppure la risposta del mondo universitario si fatta attendere. Il rettore, Rosario Rizzuto: Il mondo accademico non rimane certo insensibile allaffascinante idea lanciata da Gian Antonio Stella, dice. Sono daccordo con lui: un debito che il Veneto deve pagare al proprio passato. Un capitale umano e di storia che deve essere raccolto, tramandato e raccontato, anche in un luogo che fisicamente ne dia testimonianza, come pu essere un museo. Stiamo parlando della nostra storia, di un passato che ha contribuito in maniera determinante a costruire il Veneto attuale. E lAteneo patavino radicato al suo territorio, ormai da quasi otto secoli. Come Universit di Padova siamo ben felici di dare il nostro contributo allidea di un museo che valorizzi il ruolo dei nostri emigranti, grazie anche allampio patrimonio di studi e conoscenze in ambito storico che abbiamo, e auspichiamo che il progetto nato dallo spunto di Stella possa trovare realizzazione.

Infine, la disponibilit di Rizzuto accolta dallavvocato veneto e cileno Aldo Rozzi Marin, presidente regionale dellassociazione dei migranti. Potremmo dunque trovare uno spazio per il museo nella provincia di Padova: il bacino territoriale perfetto per una iniziativa come questa, grazie alla vicinanza con lUniversit e alla sua posizione centrale nel Veneto, dice. Nel museo vanno valorizzati talenti degli oriundi allestero, le loro storie di successo devono ispirare i nostri giovani che ancora oggi emigrano. E poi vorrei dedicare una sala agli esploratori: la loro forza e il loro coraggio sono modelli da imitare.



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