LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

L’incredibile pasticcio del Museo degli emigranti
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 28/7/2016

«Scusi, il Museo Nazionale dell’Emigrazione?». «Nun ce stà ppiù. Se n’è annato a Genova», risponde il custode del Vittoriano. A Genova, dove? «Boh…». Cerchiamo sul web. Info: zero. Peggio: spiega il sito ufficiale che «milioni di lavoratori hanno preferito lasciare volontariamente un Paese che non offriva porno gratis…». «Porno gratis»? Clic. E appare un sito hard in spagnolo. E così per altri quattro o cinque link. Per carità: colpa degli hacker.

Ma che figura ci facciamo, coi nostri italiani all’estero in visita su www.museonazionaleemigrazione.it ?

La deriva pecoreccia del portale, in realtà, è la degna conclusione di una storia fin dal principio sgangherata. Per decenni infatti gli studiosi, gli appassionati, i cultori della straordinaria epopea dell’emigrazione italiana avevano insistito perché nascesse un museo che ricordasse l’esodo di circa 27 milioni di persone, pari agli abitanti che vivevano negli attuali confini nazionali nel 1861. Le avventure di intellettuali come Filippo Mazzei che contribuì alla Dichiarazione d’Indipendenza americana o Léon Gambetta, il figlio di un droghiere ligure che, più francese dei francesi, firmò la nascita della République dopo la disfatta di Sedan. E poi pittori come Paul Cezanne (Paolo Cesana) o scrittori come Emile Zola, figlio di trevisani. O ancora imprenditori come Amedeo Obici che diventò milionario inventandosi le noccioline sbucciate di «Mr. Peanut» o Amadeo Giannini, fondatore della «Bank of Italy» poi diventata «Bank of America». Ma più ancora un museo che ricordasse i dolori, le umiliazioni, le sofferenze, i lutti, i naufragi di tutti quei nostri nonni e padri che vissero con dignità e coraggio in luoghi lontani e spesso ostili.

Niente da fare. Disinteresse. Pigrizie. Rinvii. Promesse. Chiacchiere. Finché, alla vigilia dei 150 anni dell’Unità, il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che batteva e ribatteva sul tema, riuscì a spuntarla. «E facciamo ‘sto museo!», disse il governo. Location: Altare della Patria. Curatore: Alessandro Nicosia, l’«organizzatore di mostre ed eventi» (wikipedia) che non aveva mai scritto una riga sulla emigrazione (vedi l’indice generale delle biblioteche italiane) prima di firmare il catalogo museale con lo storico Lorenzo Prencipe. Ma che aveva contribuito a «riaprire» il Vittoriano.

Oddio, non che il museo fosse indimenticabile... Niente a che vedere, ad esempio, col magnifico e commovente MeM, il percorso Memorie e Migrazioni all’interno del Galata Museo del Mare (Muma)di Genova. Anzi. Ma l’apertura fu in pompa magna: «Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed il Presidente della Camera Gianfranco Fini, accompagnati dal Ministro per i beni culturali, Sandro Bondi, e dal Sottosegretario agli esteri, Alfredo Mantica», diceva un comunicato della Farnesina del 23 ottobre 2009, «hanno inaugurato il Museo Nazionale dell’Emigrazione italiana al Complesso Monumentale del Vittoriano a Roma».

Negli spazi espositivi, spiegava la nota, «non ci sono soltanto le classiche valigie di cartone, cimeli di famiglia, vecchie cartoline ingiallite e fotografie, ma anche simboli e documenti di una emigrazione di artigiani, manodopera qualificata e commercianti, fino all’attuale realtà degli italiani nel mondo, tra l’imprenditoria e la cosiddetta “fuga di cervelli”».

Che fosse solo provvisorio, un (costoso) tappabuchi espositivo destinato a restare lì solo temporaneamente non era chiaro per niente. Ne fa cenno solo un’Ansa della fine del 2011: «Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha appreso con soddisfazione della proroga dell’allestimento presso il Complesso Monumentale del Vittoriano del Museo nazionale dell’Emigrazione Italiana (Mei) fino al 31 marzo 2012». Finché, di proroga in proroga, finì per andarci anche Sergio Mattarella nell’aprile 2015: «Sono stati milioni gli italiani che hanno lasciato il nostro Paese nei secoli scorsi a causa della miseria e della disperazione. Sono storie cariche di fatica e sofferenza...»

Finché a un certo punto, dato che nuove prorogatio erano evidentemente diventate improponibili, Dario Franceschini ci ha dato (giustamente) un taglio. E, convocati a Roma il governatore della Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Doria e i vertici del Museo del Mare, la presidente Maria Paola Profumo e il direttore Pierangelo Campodonico, ha proposto di chiudere l’esposizione mai decollata al Vittoriano e assegnare al MuMa genovese il ruolo di sede di quello che, con quattromila metri e vari finanziamenti in più, sarà il definitivo Museo Emigrazione Italiana.

Certo, è un peccato che la Capitale d’Italia non abbia un museo che ricordi l’epopea del Grande Esodo. Così come è un peccato che non siano mai nati musei regionali o sovra-regionali nel Veneto (la regione più colpita dalla emigrazione) o all’Immacolatella di Napoli, porto di partenza delle povere plebi meridionali. Ma il ragionamento di buon senso del ministro dei Beni Culturali non fa una piega. Genova, dalle cui banchine partirono milioni e milioni di nostri nonni, ha già quel museo bellissimo, scientificamente corretto e insieme emozionante. Con una recente integrazione: storia e storie della immigrazione. Inutile creare doppioni.

La chiusura del museo al Vittoriano, però, se non altro per riguardo verso i visitatori che vengono ancora indirizzati lì da tanti siti turistici, meritava un po’ di cura in più. Cercate su google le parole «chiuso il museo dell’emigrazione». Non esce nulla. Quasi nulla. Quanto al sito ufficiale, lo dicevamo, fa schifo. Abbandonato come una zattera alla deriva, è stato infettato da qualche hacker (un discendente di emigrati italiani furibondo?) e nessuno se n’è accorto. Oppure, Dio non voglia, se n’è accorto ma non si è curato di correggerlo. Fatto sta che, come dicevamo, si legge che i nostri nonni se ne andarono perché l’Italia «non offriva porno gratis», che si lasciarono «una terra avara alle porno spalle» o che il museo offre «la possibilità di approfondirne la tematica» dell’emigrazione «sia sotto il profilo storico, sia sotto l’aspetto porno sociologico»...

Mettetevi al posto di un figlio di italiani che si colleghi da Brisbane, Parigi o Mar del Plata: che sciatteria...



news

01-04-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 1° aprile 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news