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Brescia. Arte contemporanea al posto del Bigio
Alessandra Troncana
Corriere della Sera - Brescia 28/7/2016

Minini: «Cerchiamo opere sostitutive da mettere in piazza». Caccia al comodato d’uso

Il Bigio per ora non torna in piazza. Il colosso di marmo di Dazzi resta nel suo sarcofago in via Rosa. Ma per riempire il piedistallo c’è una proposta di Massimo Minini, presidente della Fondazione Brescia Musei: «riempire il vuoto con un’opera d’arte contemporanea». Per almeno un anno, magari due opere a rotazione. E per risparmiare si potrebbe chiedere l’opera in comodato d’uso agli artisti. Per ora niente nomi, se ne riparla a settembre.

Il maschio fascista resti inscatolato in via Rose: lo rimpiazzeranno. L’idea sta in piedi: una scultura contemporanea sul piedistallo da cui è stato defenestrato il Bigio. «Piazza Vittoria è stata perdonata, la statua di Dazzi no: la città dovrebbe riabituarcisi, ma ci vorranno anni. Intanto, il piedistallo vuoto non è granché: cerchiamo sostituti» dice Massimo Minini, presidente di Brescia Musei. L’autorizzazione a procedere è arrivata dalla Soprintendenza: un’opera di qualche artista (nomi che girano: zero, nessuno scuce un’iniziale) da mettere al posto che fu dei quintali di muscoli in marmo di Carrara chiusi nel sarcofago di via Rose. Sarebbe un sostituto part time: sei mesi, un anno al massimo. Poi la Loggia ne troverebbe un altro.

L’idea copia e incolla, con qualche ritocco, quella di Trafalgar Square, Londra: sul quarto plinto, decapitato e orfano di statue di generali, re o sir, hanno messo bottiglie giganti con dentro la nave dell’ammiraglio Nelson, galli blu, gente su un cavallo a dondolo e altre sculture contemporanee. «È un modo per far vedere certe opere» dice Minini. La data di scadenza sul contratto del sostituto del Bigio dovrebbe essere di 12 mesi, secondo il presidente di Brescia Musei: «Sei sono troppo pochi: a meno che non sia fatta con l’aria, l’arte è costosa, e cambiarla spesso sarebbe una spesa». I preventivi per commissionare rimpiazzi di un certo livello potrebbero essere anche troppo alti: c’è il piano B. «Potremmo chiederli in prestito per qualche tempo (un esempio: il comodato d’uso, ndr)». Di cifre, artisti e opere, comunque, se ne parlerà a fine estate: «Ci sono alcuni dettagli tecnici di cui dobbiamo discutere, al momento la nostra è solo una bozza: lo faremo a settembre».

Direttori di Musei della Shoah che si vergognavano (leggere l’intervista di Marcello Pezzetti), l’Anpi scandalizzata, il Guardian che pubblicava una foto del maschio fascista accanto alla pagina dello sport e lo definiva berlusconiano: quando ha iniziato a girare l’idea di rimettere la statua di Dazzi (restaurata dalla Laba) in piazza, oltre ai sostenitori (tantissimi: vendevano magliette online e scrivevano petizioni su Facebook) sono arrivati commenti al cianuro a destra e sinistra.

E un no, thanks: David Gormley, due anni fa, ha risposto picche. Avevano chiesto all’artista britannico di pensare a un sostituto (gratis) per la statua di Dazzi. La risposta è arrivata insieme allo schizzo di un’opera, una catena di corpi umani, fatto sul tovagliolo del bar che lo scultore avrebbe messo sempre in piazza, ma altrove, in un altro punto: «Lasciate quel piedistallo vuoto o rimetteteci il Bigio, ma sdraiato. Quel plinto ha una sua storia: non me la sento di perpetuare il messaggio fascista. Smettiamola con l’idea di un nazionalismo eroico: la piazza è bella così, spogliata dagli aspetti ideologici». Finì con un aperitivo e nessuna soluzione: a un certo punto, il sindaco Del Bono aveva anche istituito la commissione Dazzi per cercare una soluzione (i membri in ordine sparso: Massimo Minini, Ruggero Eugeni dell’Università Cattolica, Sergio Onger della Statale, Riccardo Romagnoli dell’accademia Santa Giulia e Roberto Dolzanelli della Laba). Ne uscirono proposte varie: mettere il maschio fascista in Castello (idea bocciata), al teatro romano a pancia in su (bocciata anche questa), nell’ex tribunale (stessa storia).

«Spostarlo è complicato — fa sapere Marco Fasser, della Soprintendenza — Al momento, non ci sono soluzioni plausibili». La Soprintendenza non ha voluto cambiare una virgola all’idea di cercare rimpiazzi per il Bigio: pure il sindaco, l’altra sera, ha detto che si sta lavorando a riempire il piedistallo di piazza Vittoria. «Ne abbiamo parlato, siamo d’accordo» conferma l’architetto. L’ipotesi di un bando, però, potrebbe finire nel cestino: invece di una gara, si potrebbe chiedere un favore a qualche grande artista (Minini avrebbe due nomi in mente: nessuno della sua scuderia), a rotazione.



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