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ROMA-Palazzo Venezia, al via il restauro della Sala delle Fatiche di Ercole
Emma Moriconi e Marco Buonasorte
www.ilgiornaleditalia.org, 29/07/2016

Il soffitto ligneo e il fregio dipinto tornano a nuova vita sotto la direzione scientifica del Polo Museale del Lazio

Grazie al finanziamento della Fondazione Silvano Toti, attraverso una donazione liberale, tornano a nuova vita il soffitto ligneo e il fregio dipinto della Sala delle Fatiche di Ercole, a Palazzo Venezia. L'iniziativa si svolge sotto la direzione del Polo Museale del Lazio, istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

La Sala delle Fatiche di Ercole è ubicata al piano nobile dello storico palazzo rinascimentale, precisamente tra la Sala del Mappamondo - da cui affaccia il noto balcone di Mussolini - e la Sala del Pappagallo. Si tratta di una stanza che conserva integra la struttura e molte delle decorazioni originali, risalenti al XV secolo: ufficialmente era destinata alla custodia del paramenti sacri del Pontefice, infatti è chiamata anche "Sala dei Paramenti". Il nome odierno si deve proprio al fregio a fresco che decora la parte alta delle sue pareti, ora oggetto di restauro insieme al soffitto ligneo: ed è in questo cantiere appena aperto che la stampa è stata ammessa, eccezionalmente, nella mattinata di ieri: ed è per questo che siamo in grado di fornire ai nostri lettori una testimonianza anche in video di questo avvio dei lavori. I lettori troveranno il materiale in video nella sezione "la nostra storia" e "video" del nostro portale on line. Il fregio illustra, intervallate da quattro fontane con amorini, in otto riquadri, alcune delle dodici mitiche fatiche. Si possono dunque ammirare Ercole e il leone Nemeo, Ercole e Anteo, Ercole e i buoi di Gerione, Ercole e Gerione, Ercole e il drago Ladone, Ercole e la cerva di Cerinea, Ercole e gli uccelli di Stinfalo ed infine Ercole e il centauro Nesso.

Il ciclo delle "Fatiche di Ercole" venne dipinto da un artista ancora anonimo, probabilmente di origine settentrionale, che qualche studioso ha voluto collegare in qualche modo ad Andrea Mantegna, mentre per altri si tratterebbe di un miniatore della corte pontificia. Il lavoro è stato affidato, con bando pubblico, a L'Officina, Consorzio di restauro e conservazione opere d’arte e diretto da Paolo Castellani, storico dell’arte del Polo Museale del Lazio, che abbiamo intervistato. Quattro mesi di lavoro, per la disinfezione e disinfestazione della parte lignea del soffitto, la pulitura della parte pittorica, il consolidamento dell'intonaco e della pellicola pittorica, la revisione delle integrazioni delle lacune relative a precedenti interventi di restauro e successive eventuali reintegrazioni. È inoltre prevista una campagna di indagini diagnostiche e di rilievo grafico delle tecniche di esecuzione delle decorazioni. A partire da settembre anche il pubblico avrà la possibilità di accedere al cantiere con visite guidate gratuite.

Tutto questo si deve all'impegno della Fondazione Silvano Toti, che da anni compie uno sforzo importante per sostenere la cultura e promuovere e salvaguardare il patrimonio culturale, artistico ed ambientale di tutte le civiltà e per il progresso nel campo sociale e la tutela dei diritti dell’uomo, con particolare riferimento alle categorie più svantaggiate. Sicuramente da ricordare, tra le tante iniziative della Fondazione, la realizzazione del Silvano Toti Globe Theatre, il teatro elisabettiano di Villa Borghese donato alla città di Roma, e l’impegno a sostegno delle Società Genextra che opera nel campo della ricerca sulle malattie legate all’invecchiamento e sulla rigenerazione cellulare.

Un impegno, quello culturale e di salvaguardia del nostro preziosissimo patrimonio artistico, che vede tra i protagonisti il Polo Museale del Lazio, istituito nel 2014 e attivo dal marzo del 2015 con la direzione di Edith Gabrielli, che ha il compito di gestire gli oltre quaranta luoghi della cultura statali di Roma e del Lazio che gli sono stati assegnati. Tra questi c'è proprio il complesso di Palazzo Venezia. “L’intesa con la Fondazione Toti – ha dichiarato il Direttore Edith Gabrielli – sottolinea l’ormai raggiunta maturità del Polo Museale del Lazio e la sua connessa, effettiva capacità di ‘fare sistema’ con la società civile, ai fini di costituire un vero e proprio sistema museale integrato. D’altro canto, essa rappresenta un ulteriore passo in avanti in quel rilancio del Palazzo, per il quale fin dal 2015 è stato elaborato un piano museologico complessivo, d’intesa con l’architetto Sonia Martone, Direttore del Museo”.



L'intervista al Direttore Tecnico Maria Rita Ciardi e al Direttore Paolo Castellani

L'Officina, una squadra al lavoro

"Ci sarà sempre qualcuno che riporterà alla luce ciò che in passato ha avuto valore", Johann Wolfgang von Goethe

In cantiere ci accoglie la dottoressa Maria Rita Ciardi, legale rappresentante e direttore tecnico, insieme alla collega Isabella Righetti, de L'Officina, il gruppo che lavora al restauro della Sala. "Il cantiere è iniziato a poco - ci dice -, quindi siamo alle fasi preliminari che sono quelle che riguardano lo studio, la documentazione dell'opera - infatti sotto ci sono delle persone che stanno raccogliendo dei dati e curando la documentazione grafica - poi qui stiamo facendo una attività di fissaggio e consolidamento delle parti pericolanti, prima di procedere con la pulitura bisogna mettere tutto in sicurezza sia sul soffitto ligneo che sul fregio. Quindi lavoriamo contemporaneamente su due materiali differenti. Sono stati già consolidati alcuni affreschi, abbiamo fatti piccoli saggi di pulitura, che sono visibili in queste zone. Si prevede di concludere per la fine di ottobre, siamo ancora alle fasi iniziali, presto sarà aperto al pubblico e in ogni caso a settembre ci saranno delle giornate in cui il cantiere sarà aperto al pubblico, in una fase più avanzata, in gran parte sarà già pulito: così verrà data la possibilità agli studiosi, ma anche a tutti quelli che ne faranno richiesta, di visitare la sala. Per novembre sarà tutto libero. Già nel 2011 la Soprintendenza aveva approvato e finanziato tutta la campagna di indagine, nel 2011: venne fatto uno studio accurato dei materiali, analisi e prelievi per individuare già che tipo di materiali erano presenti, che tipi di danni c'erano, in modo poi da poter fare un progetto mirato al recupero e alla conservazione. Poi c'è stato questo contributo della Fondazione Toti per il restauro. Il lavoro prevede un recupero delle lacune laddove possibile, naturalmente la ricostruzione viene eseguita con una integrazione pittorica a tratteggio, cioè con una tecnica riconoscibile, cioè non è una falsificazione. Dove sono troppo estese e interessano anche parti figurative, esse non possono essere ripristinate. Quindi cambierà anche un po' l'aspetto, con una ricostruzione maggiore meno interrotta. Il soffitto è molto rovinato, anche perché il legno è di per sé molto deperibile, quindi necessita di un restauro maggiore. Al momento si lavora in sei-sette persone, almeno fino ai primi di ottobre, poi si rimarrà in meno persone".

Una frase di Goethe campeggia sulle maglie che indossano i restauratori al lavoro: "Ci sarà sempre qualcuno che riporterà alla luce ciò che in passato ha avuto valore". Ci dice la dottoressa Ciardi: "Abbiamo scelto questa frase e l'abbiamo letteralmente adottata".

"Sul soffitto ligneo abbiamo fatto la prima spolveratura e stiamo facendo i consolidamenti dove necessario, consolidamenti che stiamo per iniziare anche sull'intonaco dipinto che è sollevato in più punti. Stiamo intervenendo sulla parete più interessata da questo fenomeno di degrado, che è quella che dà sulla piazza. Intanto abbiamo iniziato dei campioni, dei saggi di pulitura per cercare di calibrare il livello di pulitura degli affreschi, in modo da individuare bene lo strato originario di pittura e le pitture successive, e quindi calibrare i materiali da utilizzare e il tipo di intervento da operare sugli affreschi".

Questa scelta di aprire alla stampa, e poi a settembre anche al pubblico, è un modo per coinvolgere i cittadini, le persone, per sensibilizzarle?

"Certamente, anche perché questo cantiere si svolge grazie a una donazione liberale della Fondazione Toti, quindi volgiamo anche presentarlo come ottimo esempio di collaborazione t5ra pubblico e privato, aprendo al pubblico il più possibile, oltre che il Palazzo - che è visitabile in più parti - anche il cantiere ove sono in corso i lavori proprio grazie a un privato che ci ha messo a disposizione la cifra per realizzare il recupero di una parte del Palazzo che abbiamo individuato insieme in questa sala, che mantiene tra le più importanti e numerose e le meglio conservate decorazioni contemporanee all'epoca di costruzione del Palazzo. Una grossa decorazione parietale quattrocentesca è presente anche nella Sala del Mappamondo, ma la percentuale di decorazione originaria conservata qui è nettamente prevalente, inoltre era una Sala che necessitava di un intervento conservativo, sia appunto per la conservazione dell'opera che in alcuni casi aveva subito sollevamenti e rischi di caduta, sia perché aveva bisogno di una decisa revisione degli interventi di conservazione precedenti che hanno lasciato aperti alcuni problemi come per esempio queste grandi lacune trattate così, con questo cemento, che è stato lasciato e che spezza molto la lettura del fregio decorato".



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