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Taranto, alla scoperta del MarTa: "Il museo delle Olimpiadi dell'antichità"
di MONICA RUBINO
29 luglio 2016 LA REPUBBLICA

Renzi e Franceschini inaugurano l'ampliamento del museo archeologico che custodisce, tra gli altri tesori, l'unica tomba al mondo di un atleta dei giochi olimpici nel V secolo avanti cristo

Alzi la mano chi sa che Taranto è stata l'unica colonia della Magna Grecia fondata da Sparta, la città dei guerrieri e degli atleti, eterna rivale della più sofisticata Atene. E sapete pure che il locale Museo archeologico nazionale, il MarTa, è l'unico al mondo a possedere tra i suoi tesori la tomba di un atleta che partecipò alle Olimpiadi nel V secolo avanti Cristo? Proprio l'atletismo è protagonista del secondo piano del Museo archeologico di Taranto, che si inaugura non a caso, a sette giorni dall'inizio dei Giochi Olimpici di Rio, alla presenza del premier Matteo Renzi e del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. Ci sono voluti quasi 18 anni di lavori per ristrutturare l'edificio del XVIII secolo e riportare alla luce tesori sepolti e quasi dimenticati nei depositi.

Il nuovo percorso espositivo narra la storia e l'archeologia di Taranto e di parte del territorio pugliese dalla preistoria al quarto secolo a. C., mentre il primo piano già aperto conserva reperti dall'età ellenistica al medioevo. "Verrà riesposta la famosa tomba dell'atleta di Taranto con il suo corredo, scoperta in via Genova nel 1959", spiega la giovane direttrice del MarTa Eva Degli Innocenti, "un unicum al mondo, perché è stato rinvenuto anche lo scheletro di questo atleta famoso nell'antichità con le sue quattro anfore panatenaiche, i trofei che aveva vinto durante le Olimpiadi".

Tra gli altri pezzi forti del museo ci sono le oreficerie, "i famosi ori di Taranto di epoca ellenistica e romana - continua Degli Innocenti - che hanno ispirato nel loro modernissimo design persino Bulgari e Cartier". Per non parlare della più ricca collezione in Italia di ceramiche laconiche (di importazione) e di sculture di pregio, come il celebre Zeus di Ugento, un bronzetto di 74 cm ritrovato a Ugento, in provincia di Lecce, uno dei capolavori della bronzistica classica. Mentre nella collezione preistorica spiccano le Veneri di Parabita, statuine che rappresentano dee madri scolpite in osso di bue e risalenti a 20mila anni avanti Cristo.

Nel settore medievale, invece, vanno segnalate le stele multilingue in ebraico, greco-bizantino e arabo, tre comunità che convivevano pacificamente in quella che nel Medioevo era una città multiculturale
e aperta agli scambi con tutto il Mediterraneo. "L'appello che mi sento di fare - conclude la direttrice del MarTa - è di visitare anche il territorio circostante, ricco di bellezze paesaggistiche. Taranto è stata funestata da ferite profonde e il suo museo archeologico vuole essere una testa di ponte per la rinascita della città e del suo modello di sviluppo, basato non più sull'industria ma sulla cultura come elemento identitario"



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