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SICILIA - Appello per salvare dal crollo la "Mannara" di Montalbano
GIORGIO RUTA
14 agosto 2016 LA REPUBBLICA





SCICLI. Somiglia a un animale morente adagiato sulla spiaggia di Sampieri, smagrito e sfiancato da salsedine e scirocco, che chiede aiuto. La Fornace Penna, monumento dell'archeologia industriale siciliana e icona del territorio ragusano, ogni giorno perde parte della sua imponente mole con cui domina la costa di Scicli.

Questa cattedrale laica rischia di crollare: «il pericolo è concreto » assicura la Soprintendenza di Ragusa. Per i turisti è la Mannara di Montalbano, luogo di intrighi e misteri. «Se l'avessero in mano gli americani ci farebbero un posto pazzesco. Vale per i Templi greci figurarsi per un reperto di archeologia industriale del genere», osserva Luca Zingaretti, che impersona il commissario di Camilleri nella fiction.

L'INTRIGO BUROCRATICO

Perché non si riesce a salvare? «La questione è molto complessa », dice il soprintendente di Ragusa, Calogero Rizzuto. La Fornace è nelle mani di circa 30 eredi del barone Guglielmo Penna. Nel 2004, in una Finanziaria regionale, era stato concesso un contributo di 500 mila euro ai proprietari per metterlo in sicurezza. Ma quei soldi non furono mai spesi e la somma negli anni scomparve. A maggio l'immobile è stato sequestrato e sono stati iscritti negli registro degli indagati 21 eredi: a loro vengono contestati i reati di «danneggiamento al patrimonio archeologico» e di «omissione di lavori in edifici che minacciano rovina».

«Il Comune la dovrebbe acquisire al patrimonio pubblico, così potremmo intercettare i fondi europei e salvarla. Il pericolo è reale: c'è il vento a giocare contro e il rischio sismico è alto nel Ragusano », dice Rizzuto, che ha chiesto alla Regione un milione e mezzo per un progetto di messa in sicurezza.

Ma Scicli è commissariata, dopo lo scioglimento per mafia, e non sembra che questa via si possa percorrere in tempi brevi.

L'INDUSTRIA IN FIAMME

«E intanto va giù», dice l'architetto Salvatore Di Maria dell'associazione Salviamo la Fornace Penna. Della parte alta della facciata rimane ben poco, il comignolo è ridotto a un grissino. «Se dovesse crollare, questa costa perderebbe la sua identità. Non riesco a immaginare Sampieri senza lo stabilimento bruciato».

E così che qui viene chiamata questa ex fabbrica di laterizi, andata a fuoco, nel tardo pomeriggio del 31 gennaio del 1924. «Un incendio molto probabilmente doloso. Questa industria era diventata un colosso e i suoi prodotti avevano invaso il mercato, anche quello del Nord Africa», racconta il professore Pasquale Bellia che sulla Fornace ha scritto due libri.

Lui, originario di Siracusa, vide l'ex stabilimento per la prima volta negli anni ‘70. «Sono rimasto stupito. È un'opera architettonica di un certo livello, realizzata dall'ingegnere Ignazio Emmolo. E noi abbiamo l'opportunità di vederlo allo stato dei lavori. E come se per un attimo gli operai si fossero assentati per andare a mangiare». Per Bellia, docente di progettazione urbanistica dell'università di Firenze «bisogna realizzare un intervento minimo. Perché qualsiasi lavoro maldestro la può far andare giù. Lasciamola così e andiamo a trovarla, come si va da un parente a cui si tiene».

Ci lavoravano più di cento operai, attorno a un forno Hoffman capace di contenere 10 mila pezzi per ognuna delle sue 16 camere. «Una scommessa per la famiglia Penna, un passaggio dall'aristocrazia agricola a quella industriale », dice lo storico dell'arte Paolo Nifosì. «La fornace è il punto finale di una delle spiagge più belle della zona. Assomiglia a una chiesa, al posto del campanile c'è la ciminiera. Servirebbe una grande operazione culturale per salvarla».

CHE FUTURO PER LA FORNACE?

Davanti alla Fornace, passeggia Giovanni, costruttore bergamasco in vacanza. «Io ci realizzerei un hotel», sentenzia, sbirciando dentro. «Siamo venuti qui perché amiamo Montalbano e la Mannara è uno dei luoghi più importanti dello sceneggiato. Però che tristezza vederla crollare». Sul muro esterno alcuni cartelli della polizia municipale vietano l'accesso, il nastro rosso e bianco dei carabinieri ricorda che è sotto sequestro. Ma in pochi minuti entrano tre turisti. E c'è anche chi viene a rubarsi la pietra bianca della Fornace.

L'ipotesi hotel è stata per un periodo concreta, ma poi è sfumata. «Io la trasformerei in un parco della cultura, ma adesso la questione è un'altra: come la tuteliamo? », dice l'ex parlamentare Concetto Scivoletto, impegnato nel coordinamento Salviamo la Fornace. E così le associazioni stanno lavorando a una raccolta fondi da destinare al Comune per l'acquisizione . «Invitiamo gli artisti, gli scrittori, gli uomini dello spettacolo a darci una mano».



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