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Mantova: crolla una parte di tetto dell’ex chiesa di San Cristoforo
di Andrea Moglia
08 agosto 2016 LA GAZZETTA DI MANTOVA

Monumenti in degrado: cede il travetto di una navata. Via al piano di restauro, però i tempi potrebbero essere molto lunghi


MANTOVA. Forse è colpa dei tarli che hanno roso il legno di un travetto, forse di una piccola infiltrazione d’acqua. Di certo all’origine ci sono anni di incuria e abbandono. Fatto sta che il tetto di una delle due navate laterali della chiesa quattrocentesca di San Cristoforo ha ceduto. Dall’esterno, sul fronte che affaccia nel cortile di un’abitazione di proprietà del Ministero della Difesa, si vede chiaramente un avvallamento sulla copertura e un buco tra le tegole. Ed è allarme per il tempio sconsacrato all’angolo tra via Acerbi e via Giulio Romano, utilizzato l’ultima volta lo scorso maggio come sala convegni per un seminario organizzato dall’Ordine degli architetti. Un allarme a cui l’Agenzia del Demanio sembra aver risposto con celerità. Un paio di settimane fa, subito dopo aver ricevuto la segnalazione del crollo, l’ente che gestisce il patrimonio immobiliare dello Stato ha inviato due tecnici e un architetto mantovano per una verifica del danno.

«Ha ceduto un travetto, il danno non è importante ma andrà ricostruita tutta la falda», dice una portavoce dell’Agenzia del Demanio. Tradotto, significa che occorrerà rifare non solo una parte ma tutta la copertura della navata. «È anche importante sottolineare – conclude la portavoce –, che tra le nostre verifiche c’è stata anche quella relativa alla tenuta strutturale dell’edificio e alla sicurezza dei passanti. Ebbene, non è stato riscontrato alcun problema anche perché la parte di tetto lesionata non si affaccia sul versante della strada, bensì su quello del cortile di un’abitazione attualmente disabitata».

C’è un’incognita, però. Ed è quella dei tempi. Non basterà mandare un paio di muratori ed un camion con il cestello mobile. Servirà invece aprire un cantiere con tanto di ponteggio e quindi la predisposizione di un progetto di intervento. Da qui la necessità di presentarlo alla Sovrintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Brescia – visto che la chiesa è sotto tutela – di ottenere l’ok ai lavori dall’autorità sanitaria e di concertare il da farsi con il Comune. Insomma, una serie di adempimenti amministrativi che potrebbe allungare, e non di poco, i tempi dell’intervento.

«La progettazione dei lavori è comunque già in corso», fanno sapere dall’Agenzia del Demanio.

Il crollo è comunque un’opportunità per San Cristoforo, il barlume – se non proprio la garanzia – di un possibile futuro che non sia l’abbandono o l’utilizzo sporadico per un convegno una volta all’anno. Anche perché il Ministero dei beni culturali, dopo aver tentato inutilmente negli ultimi diciassette anni di venderlo o affittarlo, ha deciso di inserirlo in un elenco di selezionati monumenti italiani di proprietà statale, destinati ad essere offerti in concessione come atelier, a prezzo stracciato, a cooperative ed associazioni di giovani pittori, ballerini o musicisti.

La sua storia. Non è la prima volta che l’ex chiesa di San Cristoforo è oggetto di progetti di riutilizzo. Risale a tre anni fa un bando ministeriale per concederla in affitto a un privato con un progetto di recupero e una nuova destinazione. Ne era uscita l’idea di darla in concessione per cinquant’anni ad una società che ne avrebbe fatto un mercato al coperto destinato alla vendita di eccellenze alimentari; progetto naufragato.

Ma la storia della chiesa di San Cristoforo viene da ben più lontano. Si collega ai Celestini, congregazione monastica che a Mantova fu sostenuta da Paola Malatesta, moglie di Gianfrancesco Gonzaga, tanto da ottenere nel 1413 un piccolo ospedale. Nel 1775 il monastero dai Celestini passò agli Olivetani di Santa Maria del Gradaro per essere infine soppresso e occupato dai militari, con un intervento sul fabbricato che risale al 1797 per mano di una grande firma del tempo, il regio architetto Paolo Pozzo. In tempi più recenti, durante il periodo della Repubblica di Salò, la chiesa all’angolo di via Acerbi e via Giulio Romano diventò parte della caserma della brigata nera Marcello Turchetti e, infine, sistemazione d’emergenza per le famiglie rimaste senza tetto per i bombardamenti anglo-americani. Nel dopoguerra diventò anche una bottega e laboratorio di mobili d’antiquariato, fino al 1999, quando l’attività si trasferì e l’ex chiesa chiuse i battenti.

Gli altri monumenti con bando agevolato. La chiesa sconsacrata di San Cristoforo è tra i dieci immobili finora individuati da Agenzia del Demanio, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Ministero della difesa, che potrebbero essere assegnati a canone agevolato, con un bando pubblico, a cooperative o associazioni di artisti residenti nel territorio italiano. È la stessa Agenzia del Demanio a darne notizia. Un decreto del ministro Franceschini pubblicato il mese scorso sulla Gazzetta Ufficiale prevede di assegnare immobili in disuso a gruppi di artisti con meno di 35 anni, con contratto di affitto decennale e canone annuo che sfiora la cessione gratuita. Nel contempo, il Ministero dovrebbe occuparsi della manutenzione.

Oltre alla chiesa all’angolo tra via Giulio Romano e via Acerbi, compaiono nella lista di monumenti selezionati la Torre di Calafuria di Livorno, l’immobile denominato della Cavallerizza e magazzini della ex Caserma Prandina a Padova, alcuni spazi del complesso di una villa a Siena, in località Vignano, tre unità abitative in piazza Santa Cecilia a Roma, un vecchio complesso alberghiero in stato di abbandono a Baranello (Campobasso), un ex casello idraulico a Vicopisano (Pisa), un ex fabbricato vicino a Gorizia, un ex alloggio a Pordenone, una parte di un ex fortino nei pressi di Campo Calabro (Reggio Calabria).

La concessione di beni statali in disuso ad associazioni di artisti ha attirato critiche da più parti. «Il Ministero per i beni e le attività culturali, dopo tre anni di continui solleciti – spiega una nota dei deputati Cinque Stelle in commissione cultura –, ci dice che per fornire un supporto tecnico alla commissione interministeriale che valuterà i progetti artistici è stata proposta la creazione di un gruppo di lavoro al Ministero. Speriamo che le procedure per realizzare il bando siano celeri e che non ci si impantani in ulteriori processi burocratici». Voci di dissenso anche da ambienti di centrodestra secondo cui il Ministero sarebbe incapace, e non solo «regala gli immobili», ma «si fa anche carico del loro ripristino e della loro manutenzione».



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