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MIRANDOLA - «Beni storici bloccati? Colpa dei burocrati»
13 agosto 2016 IL MATTINO DI PADOVA



«Lo dico ormai da tempo - spiega il sindaco Maino Pedrazzi - che ci sono lentezze nelle pratiche relative alle opere pubbliche. Il motivo secondo me va ricercato nel fatto che dopo la riforma del ministero per i Beni culturali la Soprintendenza è diventata un collo di bottiglia dove le pratiche si arenano».

A supporto di quanto dice il primo cittadino del Comune colpito dal sisma ci sono alcuni numeri. È ormai risaputo che la ricostruzione nei centri del cratere funziona come mai è avvenuto in casi precedenti: il 74% degli edifici privati, circa 7mila, ha avuto il via libera per la ristrutturazione e inoltre 19mila persone sono rientrate in casa e quelle assistite sono solo 3105. Bene anche le imprese, secondo un recente report della Regione. Il problema, come spiega Benatti e altri sindaci del Modenese, sono le opere pubbliche e soprattutto i beni vincolati per i quali serve appunto un via libera da parte della Soprintendenza. Finora, sempre secondo il report del Commissario per il terremoto Bonaccini, dell'83% degli edifici lesionati sono stati presentati in Soprintedenza i progetti di restauro e, questo il dato maggiormente sconfortante, solo il 48% di essi sarebbero stati vagliati dagli uffici di tutela dello Stato. Sarebbero almeno 470 i progetti che stentano a partire, quasi tutti collocati nei centri storici che infatti oggi si presentato sì di nuovo frequentati, ma sempre caratterizzati da innumerevoli cantieri e tralicci.

Un capitolo a parte, anche questo non particolarmente confortante, riguarda le chiese su cui negli ultimi giorni sono arrivati nuovi fondi, ma si è anche innescata una polemica arrivata fino in Parlamento: per gli edifici sacri ci sono a disposizione 231 milioni di euro, ma fino a ora i progetti riguardano in tutto 185 milioni e i via libera si hanno per 76. In generale i progetti dei Beni culturali prevedono una spesa per lavori di ristrutturazione pari a 387,5 milioni di euro, ma finora i progetti presentati riguardano in tutto 287,4 milioni e quelli approvati scendono a un totale di 165,8 milioni. Insomma il comparto avrebbe bisogno di maggiore velocità ed è ciò che chiedono i Comuni interessati. E proprio i sindaci dell'Area Nord hanno scritto al Ministero per i beni culturali lamentando ritardi per i progetti bloccati. Il problema - forse - non è tanto in lentezze burocratiche, ma nel basso numero di funzionari che Roma ha lasciato negli uffici periferici del Ministero. Prima della riforma erano 16 i funzionari che si occupavano anche delle 4 province colpite dal sisma mentre oggi sono appena in 6. Dieci funzionari in meno. E ciò ha fatto dire al sindaco di Concordia Luca Prandini: «È paradossale, per l'emergenza avremmo immaginato un aumento degli organici». Stefano Luppi



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