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Aeroporto, dopo il Tar la risposta che ancora manca
di Tomaso Montanari
La Repubblica, ed. Firenze, 17 agosto 2016


Enrico Rossi e Dario Nardella non discutono nel merito le decisioni del Tar che ha bocciato l'aeroporto nella piana, si sono limitati a dire: il potere lo abbiamo noi. Prima o poi pagheranno un prezzo.


UN effetto Torino: quello per cui Piero Fassino ha perso le elezioni pur essendo convinto (in parte non a torto) di aver governato bene. quello che rischia Enrico Rossi: almeno a giudicare dalle sue reazioni alla sentenza del Tar toscano sullampliamento dellaeroporto di Firenze.

Prover a dar conto del sentimento che queste reazioni suscitano in un cittadino che non abbia una posizione definita sulla materia del contendere. Un cittadino, dunque, diverso da me: sono sempre stato contrario a quellampliamento, convinto che lunica scelta sensata sarebbe stata fare del Galilei di Pisa laeroporto (anche) di Firenze, con una navetta su monorotaia che lo collegasse in trenta minuti a Santa Maria Novella.

Ma non di questo che ora si parla. La sentenza del Tar non riguarda, ovviamente, la decisione politica, ma il modo in cui essa si attua. In particolare, essa investe la correttezza delle procedure che dovrebbero accertare la compatibilit di quel progetto con la tutela dellambiente, e cio con la salute di chi vive nella Piana.


Su questo nodo si fronteggiano da tempo due schieramenti: da una parte i governi della Regione e del Comune di Firenze, e ora la Societ Toscana Aeroporti presieduta da Marco Carrai, dallaltra un foltissimo gruppo di comitati, singoli cittadini, tecnici, altre amministrazioni e istituzioni (tra le quali anche luniversit di Firenze).

Un effetto Torino: quello per cui Piero Fassino ha perso le elezioni pur essendo convinto (in parte non a torto) di aver governato bene. quello che rischia Enrico Rossi: almeno a giudicare dalle sue reazioni alla sentenza del Tar toscano sullampliamento dellaeroporto di Firenze.
Prover a dar conto del sentimento che queste reazioni suscitano in un cittadino che non abbia una posizione definita sulla materia del contendere. Un cittadino, dunque, diverso da me: sono sempre stato contrario a quellampliamento, convinto che lunica scelta sensata sarebbe stata fare del Galilei di Pisa laeroporto (anche) di Firenze, con una navetta su monorotaia che lo collegasse in trenta minuti a Santa Maria Novella.

Ma non di questo che ora si parla. La sentenza del Tar non riguarda, ovviamente, la decisione politica, ma il modo in cui essa si attua. In particolare, essa investe la correttezza delle procedure che dovrebbero accertare la compatibilit di quel progetto con la tutela dellambiente, e cio con la salute di chi vive nella Piana.

Su questo nodo si fronteggiano da tempo due schieramenti: da una parte i governi della Regione e del Comune di Firenze, e ora la Societ Toscana Aeroporti presieduta da Marco Carrai, dallaltra un foltissimo gruppo di comitati, singoli cittadini, tecnici, altre amministrazioni e istituzioni (tra le quali anche luniversit di Firenze).

Il discorso mediatico mainstream racconta questa contrapposizione in termini stereotipati: da una parte le ragioni dello sviluppo, dallaltra le ubbe ambientaliste di una minoranza di fanatici.

Per un osservatore terzo lunico modo per capire chi ha ragione potersi fidare delle procedure seguite dal potere pubblico per attuare le sue decisioni. Questa correttezza si basa sullautonomia intangibile degli organi tecnici: perch la nostra legislazione riconosce che - quando si parla di tutela dellambiente e della salute umana non tutto nella disponibilit della maggioranza politica del momento.
Ebbene, la fiducia di quellipotetico (ma concretissimo) osservatore era gi stata messa a dura prova: si deve infatti rammentare che la Valutazione strategica della variante al Piano di Indirizzo Territoriale era stata approvata nonostante il parere negativo dellorgano tecnico della Regione (il nucleo di valutazione). E che la conseguente Valutazione di impatto ambientale si conclusa positivamente nonostante che lapposito nucleo di valutazione abbia dichiarato di non potersi esprimere perch non aveva ricevuto tutti i documenti necessari. Infatti la societ privata che propone lampliamento non ha presentato un progetto definitivo, ma solo un masterplan: e cio un progetto preliminare di massima. Tre irregolarit piuttosto pesanti.

Ma niente in confronto a ci che ora stabilisce la sentenza del Tar: che dice a chiare lettere che le procedure seguite non garantiscono affatto la tutela dellambiente (e dunque della salute dei cittadini).

A questo punto, quel famoso osservatore terzo cosa si aspetterebbe dalle pubbliche autorit? Una dettagliata confutazione delle conclusioni del Tar. Che, invece, non c stata. Sia Enrico Rossi che il sindaco di Firenze Dario Nardella hanno preferito parlare di tattica processuale. Non hanno detto che questa sentenza ingiusta, o incompetente: hanno invece detto che sapranno renderla ininfluente.
E qua i destini si separano. Perch se nemmeno il pi neutrale degli osservatori pu aspettarsi da Nardella la bench minima autonomia da una societ presieduta dallintimo amico di Matteo Renzi, ben diversa la posizione di Rossi: che si candida a disputare a Renzi la segreteria del Pd da posizioni che egli stesso definisce socialiste.

Quel cittadino legge la sentenza del Tar (o almeno lampio sunto presente sui giornali). E pensa che se anche solo un decimo delle cose che essa afferma fossero vere, sarebbe evidente che siamo in mano ad una classe dirigente che realizza grandi opere senza curarsi del loro impatto. E poco importa che lo faccia a servizio di alcune lobbies, o perch incapace di affrancarsi dallidea che lo sviluppo debba prevalere sulla tutela di ambiente e salute.
Quel cittadino si aspetta da Rossi una chiara argomentazione sul merito di ognuno dei punti che la sentenza solleva. Pi in generale, lopinione pubblica si aspetta che la classe politica renda conto delle proprie scelte con umilt, competenza e trasparenza. Se questo non succede, prima o poi il rapporto di fiducia si rompe, come successo a Torino: Fassino ha pagato nel modo pi pesante larroganza di una oligarchia che non credeva di dover perdere tempo a rendere conto delle proprie decisioni.
Le possibilit di conoscenza offerte dalla rete, e la felice saldatura tra saperi tecnici e opinione pubblica che essa consente, mettono la classe politica di fronte ad una responsabilit nuova: spiegare in modo convincente le proprie decisioni in fatto di ambiente. cos che un tema fino a poco tempo fa secondario sta invece ora diventando decisivo: chi non lo capisce rischia di essere travolto. E le reazioni alla sentenza del Tar dimostrano che la Toscana non affatto immune dalleffetto Torino.

http://www.eddyburg.it/2016/08/enrico-rossi-e-dario-nardella-non.html


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