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Da Caravaggio a Guttuso quei gioielli esclusi dal grand tour
CLAUDIO REALE
18 agosto 2016 LA REPUBBLICA






Ci sono dei Caravaggio che il mondo ci invidia, i più celebri dipinti di Antonello da Messina, la più ricca collezione di Renato Guttuso, persino una statua greca tornata in Italia dopo estenuanti trattative internazionali.

Eppure, nell'estate del boom dei beni culturali siciliani, il controcanto è narrato dalle sale semivuote o addirittura chiuse ai visitatori di alcuni dei musei dell'Isola. La causa? A volte un cantiere rimasto aperto più del previsto, altrove l'assenza di collegamenti efficaci, ma in qualche caso semplicemente la scarsa pubblicità.

A Cefalù, ad esempio, i visitatori ci sono eccome. Eppure nella cittadina normanna, una delle mete che più stanno trascinando il turismo nell'Isola (da gennaio a giugno l'aumento è del 14,1 per cento), resta semivuoto il museo Mandralisca, che nella sua collezione annovera uno dei quadri più celebri di Antonello da Messina, il "Ritratto d'ignoto marinaio": dal 7 al 17 agosto l'hanno visto 676 persone, in media 61 al giorno. Ma il nuovo presidente della fondazione che gestisce il museo, l'ex assessore ai Beni culturali Antonio Purpura, si vanta del risultato: «L'incremento — dice — è dell'11 per cento».

Di certo si può fare di peggio. A Bagheria, ad esempio, è chiuso dall'anno scorso il museo che porta il nome di Renato Guttuso e che ospita la più grande collezione di opere dell'artista siciliano (tra cui il quadro "Nella stanza le donne vanno e vengono"). I lavori di ristrutturazione di Villa Cattolica, la residenza settecentesca che custodisce i capolavori del pittore neorealista, si sarebbero dovuti concludere in primavera, ma nel frattempo si è otturato il rubinetto dei finanziamenti: «I fondi che sarebbero dovuti arrivare dalla Regione — chiarisce l'assessore comunale ai Beni culturali, Romina Aiello — sono stati erogati a singhiozzo. Alla fine, per sbloccare il cantiere, il Comune ha dovuto anticipare i soldi». Non riuscendo a salvare l'estate 2016, ma almeno arrivandoci vicino: il museo sarà riaperto il 26 dicembre, nell'anniversario della nascita dell'artista bagherese. Nel frattempo, però, si è consumato un incidente: il dominio su Internet museoguttuso. it infatti non è stato rinnovato, e adesso sul sito che è stato del museo c'è la pubblicità di una lavapavimenti a vapore.

«L'azienda che se ne occupava all'epoca — si giustificano al Comune — ha dimenticato il rinnovo. Abbiamo tentato di ricomprare quell'indirizzo, ma chi l'ha rilevato vuole farsi pagare troppo. Abbiamo acquistato un altro dominio, museoguttuso. com, e lo lanceremo alla riapertura».

Potranno consolarsi, i bagheresi, pensando che altre istituzioni culturali un sito non ce l'hanno proprio. È il caso, ad esempio, del museo di Messina, che ha solo una paginetta sul sito della Regione. Eppure di opere da mostrare ce ne sarebbero: le scene sacre dipinte da Caravaggio nel suo periodo siciliano, come la "Resurrezione di Lazzaro" o l'"Adorazione dei pastori", oppure i capolavori di Antonello come il polittico di San Gregorio. Nel giorno di Ferragosto, le 13 sale della galleria hanno accolto 18 persone: meno di tre turisti ogni due stanze. Comodi.

Spazi larghi anche al museo Pepoli di Trapani. Opere come "San Francesco riceve le stimmate" di Tiziano sono state viste da 17 persone nel giorno di Ferragosto, mentre poco di più ha fatto nelle stesse ore il museo di Aidone: sono stati infatti 105 i turisti che hanno ammirato la Dea di Morgantina, tornata in Sicilia dopo 23 anni di trattative con gli Stati Uniti. Le biglietterie vuote, in quest'ultimo caso, sono probabilmente da addebitare ai collegamenti. A 16 chilometri da Aidone, a Piazza Armerina, c'è la Villa del Casale, uno dei siti culturali più gettonati a Ferragosto.

Non lontano da lì, a Caltagirone, c'è il museo della Ceramica. Per l'ex convento di Sant'Agostino che lo ospita, fra poco, arriveranno 8,6 milioni del Cipe, che serviranno a completare l'allestimento di un'esposizione permanente che annovera ceramiche di epoca preistorica, romana e medievale. Per vederle, a Ferragosto, si sono messi in coda in 61. C'è però anche chi ha fatto peggio: a Solunto, in provincia di Palermo, meraviglie come il Ginnasio romano sono state ammirate da 40 persone. «Un record», assicurano dall'area archeologica. Nell'anno del boom, non certo il più brillante.





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