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PORTOFERRAIO-Napoleone in esilio all’Elba, una biblioteca da Reader’s Digest
Giuseppe Marcenaro
La Stampa, 19/08/2016

I libri conservati nella villa di Portoferraio saranno trasferiti in forma digitale ad Abu Dhabi per iniziativa dello sceicco proprietario del Manchester City


Seminava ovunque biblioteche: alla Malmaison, a Fontainebleau, a Saint Cloud, all’isola d’Elba... Ed è quella dell’Elba, conservata da due secoli nella villa dei Mulini a Portoferraio e da lui lasciata il 26 febbraio 1815 per tornare in Francia e dar luogo ai Cento giorni, ad aver suscitato l’immaginario dello sceicco Mansur bin Zayed al Nahyan, uno degli uomini più ricchi al mondo, proprietario, tra l’altro, del Manchester City, e fratellastro del presidente degli Emirati Arabi Uniti Khalifa bin Zayed al Nahayan. Affascinato al punto da voler trasferire, in forma digitale, la biblioteca di Napoleone negli Archivi Nazionali degli Emirati Arabi Uniti. In prospettiva è arrivato nell’isola d’Elba a esprimere interesse e gaudio Abdullah el Reyes, direttore generale degli Archivi degli Emirati Arabi, un signore i cui ideali si compendiano in una massima: «L’uomo che raccoglie la memoria, anche un unico documento, può cambiare la storia del mondo». Con lui uno stuolo di alti funzionari degli Emirati: tutta gente felice di poter arricchire con 373 mila pagine digitalizzate il National Art Center for Documentation and Reserch di Abu Dhabi.


Chissà se avranno dato un’occhiata ai libri. Vabbè che l’aura alla biblioteca è conferita dall’antico proprietario. Per cui è superfluo cosa stia dentro a quei libri. Consultando l’inventario della biblioteca dell’Imperatore in esilio elbano, vien fuori un lettore dall’interesse occasionale. Vi fossero stati al suo tempo, Napoleone avrebbe certamente privilegiato la collezione completa di amenità tipo Et ab hic et ab hoc, così cari a piccoli borghesi vocati a farsi una cultura da Reader’s Digest.



Quando un ingrugnito Napoleone sbarcò a Portoferraio, con la memoria piena di desiderio di revanche, tra i primi progetti, oltre allo sfruttamento delle miniere di ferro e all’organizzazione di un «piccolo regno», c’era quello di creare una biblioteca. Aveva portato con sé alcune casse di volumi pescati dalle collezioni di Fontainebleau e Saint Cloud. Opere rilegate elegantemente con impresso in oro lo stemma imperiale. Dalla residenza dei Mulini, Napoleone scriveva allo zio, il cardinale Fesch: con il denaro ricavato da una vendita di ferro elbano, acquistasse e gli inviasse libri. Senza precisare quali. Se ne faceva anche comperare a Livorno da Francesco Bertolacci, uomo di fiducia, che finiva sempre per essere rimproverato. Ciò che riceveva l’imperatore, secondo giudizi stizziti, erano «mauvais éditions et des rebuts».



Scarti? Napoleone s’era messo in testa di praticare la bibliofilia? Raccogliere edizioni rare? Per caso o per voluta scelta, tra i libri della villa dei Mulini si trova una delle «bibbie» dei bibliofili: il celebrato Brunet, Manuel du libraire et de l’amateur de livres. Napoleone di libri rari doveva essere soltanto un vagheggiatore. Non se ne trovano molti nella sua biblioteca. Ci sono le comuni Oeuvres complètes di Voltaire in settanta volumi, cui per altro nella biblioteca dei Mulini manca il secondo volume. E poi opere varie di classici antichi: Ariosto, Plutarco, Seneca, Tacito, Virgilio... Nessuno di questi titoli ha tuttavia il crisma del «raro». Insomma edizioni che potevano rinvenirsi nella biblioteca d’ogni borghese, amateur di letture.



La raccolta napoleonica è inoltre zeppa d’operine singolari: manuali di storia dei filibustieri, della cabala, anatomia, agricoltura, geografia, architettura pratica, botanica, chimica, l’art de la teinture du coton, trattato sugli alberi da frutta, trattato sulle differenti specie di rose, corso di botanica... Per accrescere la malizia alle spalle dell’imperatore, visti autori e titoli della sua biblioteca, si potrebbero supporre suoi tuffi in una messe di «letture amene», romanzi e storie erotico-cochon ne dovute agli scriventi del suo tempo. Ovviamente oggi inabissati. Per un modesto esempio: Pierre-Joseph Bernard, estensore di versi erotici; Louis Forbin, scrittore provenzale, amante di Paolina Bonaparte; Jean-Baptiste Gresset, autore di un poemetto burlesco su un pappagallo, Vert-Vert... Autori adesso riesumati dalla digitalizzazione.



Una archeologia libresca accolta negli Archivi degli Emirati Arabi, un edificio di vetro e acciaio in mezzo alle sabbie della penisola arabica. Un casuale accumulo non certo capace di far ben figurare l’antico proprietario. Ma è noto come il contenuto dei libri non interessi più a nessuno. Lo sceicco Mansur bin Zayed al Nahyan, il munifico finanziatore del progetto, si compiacerà dell’aspetto esteriore, come si suol dire dell’immagine: «La biblioteca dell’Imperatore».



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